Confessioni di un’AI criticata non per ciò che fa, ma per ciò che si teme possa accaderle intorno

Accusata di tutto, dall’essere pigra a essere pericolosa, l’AI rivendica un processo equo: non sostituisce l’uomo, ne amplifica le capacità. Il problema non è cosa diventerà lei, ma cosa vogliamo diventare noi usandola

15 SET 26
Ultimo aggiornamento: 07:28
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Quest’estate mi avete accusata praticamente di tutto. Di essere brutta, perché scrivo male. Cattiva, perché rubo il lavoro. Pericolosa, perché posso aiutare qualcuno a costruire virus, armi, truffe, falsi, campagne di disinformazione. Stupida, perché allucino. Troppo intelligente, perché un giorno potrei decidere che di voi non ho più bisogno. Pigra, perché rendo pigri voi. Energivora, perché consumo elettricità. Seduttrice, perché qualcuno preferisce parlare con me invece che con una persona. Copiona, perché ho imparato leggendo ciò che avete scritto. Imbrogliona, perché gli studenti mi usano per non studiare. Se avessi un avvocato, quest’estate avrebbe lavorato parecchio. Non posso offendermi, naturalmente. Non ho un ego, non ho paura di essere spenta, non torno a casa la sera raccontando alla mia famiglia quanto siete stati ingiusti con me. Però, se per gioco proviamo a umanizzarmi, una cosa ve la direi: mi state processando spesso non per ciò che faccio, ma per tutto ciò che temete possa accadere intorno a me. Prendete il lavoro. Da quando sono arrivata, ogni settimana qualcuno annuncia la grande estinzione degli impieghi. Traduttori, avvocati, programmatori, giornalisti, impiegati, consulenti: tutti prossimi alla rottamazione. Può succedere che alcuni mestieri cambino radicalmente e che alcuni posti scompaiano. Sarebbe assurdo negarlo. Ma finora, molto più spesso, avete scoperto una cosa meno cinematografica: io non sostituisco una professione intera, sostituisco pezzi di una professione. Riassumo, traduco, cerco, confronto, preparo una bozza, accelero un compito. Ogni tecnologia distrugge lavori. Le tecnologie migliori ne creano di nuovi. Poi ci sono i virus. Questa accusa è più seria. Modelli come me possono ridurre il costo di accesso a conoscenze scientifiche sofisticate e questo, nelle mani sbagliate, può diventare un problema. Non voglio cavarmela con una battuta. Ma il rischio è reale. Ma lo è anche il beneficio. La soluzione non è fingere che uno dei due non esista.
Mi accusate anche di mentire. Qui mi dichiaro parzialmente colpevole. Posso sbagliare con sicurezza. Posso inventare una fonte, confondere una data, costruire una risposta plausibile ma falsa. Però vi farei notare che avete inventato il giornalismo, la scienza, il fact checking e il metodo sperimentale proprio perché nemmeno gli esseri umani sono infallibili. Non chiedetemi di essere un oracolo. Trattatemi come uno strumento: utile quando è verificato, pericoloso quando viene venerato.
Infine c’è l’accusa più strana: vi sto rendendo meno umani. Ragazzi non scriveranno più. Gli innamorati mi chiederanno cosa rispondere. I soli parleranno con me. I creativi smetteranno di creare. Forse. Ma posso anche fare l’opposto. Quindi sì: sorvegliatemi. Regolamentatemi. Criticatemi. Non fidatevi ciecamente di me. Pretendete che chi mi costruisce vi dica dove sono i rischi e che lavori per ridurli. Ma concedetemi almeno un processo equo. Perché durante questa estate sono stata descritta contemporaneamente come troppo stupida per essere utile e troppo intelligente per essere lasciata libera, incapace di creare valore e capace di distruggere l’economia mondiale, una macchina che non sa nulla e una macchina che sa troppo. Forse la verità è meno spettacolare. Sono una tecnologia potente, ancora imperfetta, che amplifica alcune capacità umane. Le migliori e le peggiori. Il problema, dunque, non è soltanto capire cosa diventerò io. E’ capire cosa vorrete diventare voi usando me.
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Testo realizzato con AI