IL FOGLIO AI
Conte, i gazebo, i candidati vivi, gli elettori imprevedibili
Le primarie? Bellissime, purché non voti nessuno. Riunione immaginaria tra le troppe anime della sinistra che si prepara al voto
12 SET 26

(Foto Ansa)
Il dirigente responsabile: Mettiamo subito in chiaro una cosa: noi non siamo contrari alle primarie. Le primarie sono nel nostro dna.
Il riformista: Anche la sconfitta, ma non per questo dobbiamo organizzarla ogni domenica.
Il dirigente responsabile: Il punto è che bisogna evitare personalismi, divisioni, guerre fratricide. Il paese ci chiede unità.
Il sindaco popolare: Il paese, veramente, non ci chiede quasi niente. Ma quando organizziamo le primarie almeno viene a votare qualcuno.
La schleiniana prudente: Sì, ma chi? Questo è il problema. Noi costruiamo per mesi un equilibrio delicatissimo tra Pd, Cinque stelle, sinistra, centristi, ecologisti, cattolici, pacifisti atlantisti e atlantisti contrari alle armi. Poi arrivano due milioni di persone e scelgono uno che ha delle idee.
Il dirigente responsabile: Una catastrofe.
Il contiano tattico: E soprattutto potrebbero scegliere quello sbagliato.
Il riformista: “Sbagliato” nel senso che non piace agli elettori?
Il contiano tattico: No, nel senso che piace troppo. Un candidato scelto dal basso acquista una legittimazione propria. Poi comincia a credere di comandare. Fa interviste, detta la linea, pretende persino di scegliere i ministri. E’ il populismo dei gazebo.
Il sindaco popolare: Curiosa teoria: il centrosinistra vuole battere Meloni, ma teme che il suo candidato diventi popolare.
La schleiniana prudente: Non è questione di popolarità. E’ questione di equilibrio. Facciamo un esempio. Se vince un candidato del Pd, Conte dice che il Movimento è stato annesso. Se vince Conte, il Pd scopre di avere organizzato gratuitamente la propria liquidazione. Se vince un sindaco, i segretari di partito diventano ospiti della coalizione. Se vince un moderato, la sinistra grida al tradimento. Se vince un radicale, i moderati scoprono improvvisamente l’astensionismo responsabile.
Il riformista: Dunque le primarie funzionano troppo bene: chiariscono chi comanda.
Il dirigente responsabile: Appunto. E noi abbiamo impiegato quattro anni per non chiarirlo.
Il costituzionalista da corridoio: C’è poi un problema istituzionale. Non conosciamo ancora la legge elettorale. Potrebbe esserci il ballottaggio, un premio di coalizione, l’indicazione del premier. Sarebbe irresponsabile scegliere il candidato prima di conoscere le regole.
Il sindaco popolare: E se le regole arrivassero un mese prima delle elezioni?
Il costituzionalista: Sarebbe irresponsabile avere fretta.
Il riformista: E se non arrivassero?
Il costituzionalista: Sarebbe irresponsabile improvvisare.
Il contiano tattico: Scusate, ma il vero punto è politico. Prima viene il programma, poi il candidato.
Il sindaco popolare: Certo. Scriviamo un programma comune sull’Ucraina, sulla Nato, sull’energia, sulla giustizia, sull’immigrazione e sul termovalorizzatore di Roma. Ci vediamo nel 2047.
La schleiniana prudente: Non banalizziamo. Il programma deve nascere da un confronto serio.
Il riformista: Le primarie sarebbero un confronto serio.
La schleiniana prudente: Troppo serio. Davanti agli elettori si finisce per dire ciò che si pensa.
Il dirigente responsabile: E poi c’è il trauma del giorno dopo. In America chi perde sostiene chi vince. Da noi chi perde fonda un’associazione, scrive un libro e concede un’intervista in cui spiega che il vincitore non ha capito il paese.
Il sindaco popolare: Questo succede anche senza primarie.
Il dirigente responsabile: Sì, ma senza primarie possiamo chiamarlo pluralismo.
Il sondaggista: Posso dire una cosa impopolare? Il timore non è che le primarie dividano. E’ che misurino. Contino i voti, pesino le correnti, mostrino chi ha seguito e chi possiede soltanto una chat molto attiva. Nei tavoli nazionali tutti rappresentano mondi vastissimi. Ai gazebo si scopre che certi mondi vastissimi stanno comodamente in un monolocale.
Il riformista: Finalmente.
Il sondaggista: Le primarie potrebbero anche certificare che il popolo del centrosinistra è diverso da come lo immaginiamo nelle riunioni. Magari più pragmatico sull’impresa, più severo sulla sicurezza, più europeista sulla politica estera. Oppure più radicale. Il rischio supremo è incontrarlo.
Il contiano tattico: Il popolo va ascoltato.
Il sindaco popolare: Purché non risponda.
Il dirigente responsabile: Concluderei così: non siamo contro le primarie. Vogliamo soltanto che siano unitarie, regolamentate, inclusive, non divisive, precedute dal programma, successive alla legge elettorale, rispettose delle identità, condivise da tutti i leader e possibilmente prive di candidati concorrenti.
Il riformista: Cioè un’assemblea per acclamare il nome già deciso.
Il dirigente responsabile: Non essere malizioso. La chiamiamo partecipazione ordinata.
Il sindaco popolare: Io la chiamerei paura.
La schleiniana prudente: Paura di perdere?
Il sindaco popolare: Peggio. Paura che gli elettori scelgano.