I quaranta milioni che mettono in imbarazzo i No vax di governo

Nel decreto sulla Pa, le risorse per eliminare i dispositivi dell’emergenza sanitaria arrivano da una riduzione del capitolo destinato ai ristori per menomazioni permanenti post-vaccinazione. Una scelta contabile che non certifica alcun dato clinico, ma presuppone margini rispetto alle necessità previste

11 SET 26
Immagine di I quaranta milioni che mettono in imbarazzo i No vax di governo

Foto ANSA

Esiste un modo piuttosto semplice per misurare la distanza tra la propaganda e la realtà: guardare non quello che un governo dice, ma quello che mette a bilancio. E nel nuovo decreto sulla pubblica amministrazione c’è una piccola operazione contabile che potrebbe creare qualche imbarazzo a quella parte della maggioranza che negli ultimi anni ha continuato, più o meno esplicitamente, ad ammiccare alle campagne no vax. L’articolo 4 del decreto istituisce infatti un commissario straordinario incaricato di gestire, dismettere e smaltire i materiali acquistati durante l’emergenza Covid e ancora conservati nei magazzini pubblici: mascherine, camici, tute, guanti, decine di migliaia di tonnellate di dispositivi che costituiscono una delle ultime eredità materiali della pandemia. Per finanziare l’operazione vengono stanziati 44 milioni nel 2026 e 40 milioni nel 2027. Ed è proprio la copertura del 2027 a essere interessante. Quei quaranta milioni vengono recuperati riducendo l’autorizzazione di spesa prevista dall’articolo 20 del decreto-legge 4 del 2022, cioè la norma con cui lo stato aveva esteso il sistema degli indennizzi previsto dalla legge 210 del 1992 anche a chi avesse riportato una menomazione permanente dell’integrità psicofisica a causa della vaccinazione contro il Covid raccomandata dalle autorità sanitarie. Lo stanziamento previsto allora era di 50 milioni per il 2022 e di 100 milioni l’anno a partire dal 2023.
Nel 2027, dunque, il governo decide di sottrarre a quella disponibilità quaranta milioni: il 40 per cento della dotazione annuale originaria. Una precisazione è importante. I quaranta milioni non servono a pagare il commissario, il cui compenso ha una copertura distinta e assai più modesta. Servono alle operazioni di gestione e smaltimento del materiale. Ma proprio per questo la scelta della copertura diventa politicamente interessante. Né la relazione illustrativa né quella tecnica spiegano infatti apertamente perché sia possibile ridurre proprio quel capitolo. Non scrivono, per dire: abbiamo meno danneggiati del previsto. Non offrono un nuovo censimento delle domande, non quantificano gli indennizzi già concessi e non certificano che i danni da vaccino siano risultati inferiori alle attese. Si limitano a indicare la norma dalla quale vengono prelevate le risorse. E dunque sarebbe scorretto trasformare una copertura finanziaria in un’ulteriore evidenza scientifica sulla sicurezza dei vaccini (per dimostrare quella, naturalmente, non serve la Ragioneria). Ma sarebbe altrettanto curioso considerare irrilevante l’operazione. La norma del 2022 stabilisce infatti che le risorse vengono trasferite alle regioni sulla base del fabbisogno legato agli indennizzi da corrispondere, fabbisogno che deve essere monitorato e comunicato. E quando il governo utilizza la riduzione di una precedente autorizzazione di spesa per finanziare una nuova misura, quella copertura passa attraverso la verifica della Ragioneria generale dello stato. In altre parole, una copertura del genere presuppone che il governo ritenga le risorse residue compatibili con il fabbisogno atteso per gli indennizzi.
Qui sta il punto. Non possiamo dire che il governo abbia dimostrato che i casi di danno permanente indennizzabili siano stati molto inferiori alle previsioni. Possiamo però dire che il governo considera possibile ridurre in maniera consistente le risorse destinate agli indennizzi senza ritenere compromessa la sostenibilità della misura. Ed è difficile immaginare che una scelta del genere sia completamente scollegata dal tiraggio effettivo della misura e dal fabbisogno comunicato negli ultimi anni. La propaganda può permettersi di vivere di suggestioni. La Ragioneria dello stato un po’ meno.