La bolletta non si taglia con un decreto

Sei idee per abbassare il costo dell’elettricità, usando meglio reti, contratti, nucleare, geotermia e AI

8 SET 26
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Immagine generata con AI

C’è un modo italiano di affrontare il problema dell’energia che consiste nel fingere che il prezzo sia una tassa. Quando la bolletta sale, si cercano alcuni miliardi, si taglia una componente, si sterilizza un’accisa, si promette uno sconto e si aspetta che passi la tempesta. Funziona politicamente, molto meno economicamente. Perché se le imprese italiane continuano a pagare l’elettricità sensibilmente più dei concorrenti europei, il problema non è la bolletta di questo trimestre: è il modo in cui produciamo, compriamo, trasportiamo e consumiamo energia. La prima rivoluzione possibile sarebbe dunque smettere di considerare tutti i kilowattora uguali. L’Italia dovrebbe diventare il paese europeo più aggressivo nella gestione intelligente della domanda. Fabbriche, supermercati, magazzini frigoriferi, uffici, batterie, pompe di calore e auto elettriche possono spostare una parte dei consumi nelle ore in cui l’elettricità costa meno. Finora chiediamo alle centrali di inseguire i consumatori; dovremmo pagare anche i consumatori perché inseguano l’energia più economica. L’AI può prevedere prezzi, carichi e disponibilità rinnovabile e spegnere, rallentare o anticipare automaticamente milioni di piccoli consumi. Non austerità energetica, ma arbitraggio energetico. Chi aiuta la rete a risparmiare deve ricevere una parte del risparmio.
Terzo: fare della geotermia ciò che abbiamo fatto troppo poco con il gas. L’Italia possiede una risorsa programmabile, continua, nazionale e quasi dimenticata. Ma è assurdo che un paese che ha inventato la produzione geotermoelettrica moderna non abbia trasformato questa tecnologia in una missione industriale nazionale. Autorizzazioni accelerate, ricerca sulla geotermia profonda, garanzie pubbliche sul rischio esplorativo e una gara per moltiplicare la capacità entro dieci anni sarebbero più utili di cento bonus in bolletta. Quarto: utilizzare l’intelligenza artificiale dove il dibattito energetico normalmente non guarda, cioè dentro la rete. Una quota non trascurabile del costo dell’elettricità nasce da congestioni, previsioni sbagliate, dispacciamento inefficiente, necessità di accendere impianti costosi perché l’energia economica non riesce ad arrivare dove serve. Sensori, previsioni meteorologiche, algoritmi di gestione e batterie distribuite possono aumentare la quantità di energia che passa sulle reti esistenti senza aspettare vent’anni per costruirne di nuove. Prima di spendere cento per costruire, bisognerebbe capire se con software e automazione possiamo ottenere centodieci da quello che già abbiamo.
Quinto: bisogna rompere un tabù. Il nucleare non va trattato come una religione, né a favore né contro. Va trattato come un’assicurazione. L’Italia dovrebbe partecipare finanziariamente a progetti nucleari europei in cambio di contratti di fornitura pluridecennali, mentre prepara regole e siti per le tecnologie che potranno diventare competitive negli anni Trenta. Non occorre promettere oggi la centrale miracolosa dietro casa. Occorre comprare l’opzione di non dipendere domani soltanto da gas, sole e vento. La sfida, insomma, non è regalare energia agli italiani. E’ costruire un sistema nel quale l’energia italiana costi meno perché è comprata meglio, distribuita meglio, consumata meglio e prodotta in modo più diversificato. Il bonus riduce una bolletta. Una politica energetica riduce il prezzo. Ed è questa la differenza tra amministrare un’emergenza e provare finalmente a eliminarla.