Il certificatore occidentale di Putin

Per la propaganda russa, Travaglio è la prova che “anche in Italia” qualcuno ha capito tutto. Mosca seleziona gli argomenti affrontati dal giornalista e ne compone una narrazione perfetta
8 SET 26
Ultimo aggiornamento: 13:31
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(Foto Ansa)

Cercare Marco Travaglio in russo significa imbattersi in un personaggio assai diverso da quello noto in Italia. Quasi nulla del cronista giudiziario, del polemista antiberlusconiano, del direttore che ogni mattina processa i potenti. Per i media russi Travaglio è soprattutto un certificatore occidentale: il giornalista utile a dimostrare che la versione di Mosca non è soltanto la versione di Mosca, ma una verità che si fa largo perfino in Europa. Gazeta.ru non scrive semplicemente “Travaglio sostiene”, ma “In Italia hanno dichiarato che la Russia continua a vincere”, “In Italia Zelensky è stato definito un Frankenstein”, “In Europa Zelensky è stato paragonato a Biancaneve”. Un’opinione individuale diventa un referto nazionale: Travaglio parla, l’Italia confessa.
La sua stagione ucraina sui media russi comincia nel giugno 2022, quando viene rilanciata la frase secondo cui la sconfitta di Mosca esiste sui giornali, non sul campo, dove la Russia prende ciò che le interessa. Nel 2025 i leader europei sono i sette nani che accompagnano Biancaneve-Zelensky alla Casa Bianca; vengono la corruzione di Kyiv, il “gabinetto d’oro” e il messaggio ai soldati ucraini.
Il meccanismo è costante. Dei mille argomenti affrontati da Travaglio, Mosca seleziona quelli che compongono una narrazione perfetta: la Russia reagisce, non aggredisce; viene minacciata, non minaccia; l’Ucraina non resiste, viene usata; l’Europa non difende, provoca. Meglio definirlo “direttore di un quotidiano italiano” o “noto giornalista italiano”: il valore propagandistico nasce dalla patente occidentale. Non serve arruolarlo.
Lo si è visto ancora sul drone esplosivo trovato all’aeroporto di Lipsia. Il 2 settembre la Tass ha titolato che Travaglio considerava “assurde” le accuse rivolte alla Russia; Ura.ru ha inserito le sue parole in un articolo che accreditava la pista della provocazione ucraina. Il 3 settembre, però, Travaglio ha fatto un passo ulteriore. Ha scritto che c’è quasi da sperare che Putin abbia davvero mandato i due presunti sabotatori. Perché, se fosse colpevole, avrebbe dimostrato di appartenere ai “criminali responsabili” che cercano di scongiurare la terza guerra mondiale nucleare, non ai criminali irresponsabili che la preparano. E se la Russia avesse reagito alla “nostra guerra non dichiarata” soltanto con un drone senza morti e danni, sarebbe una buona notizia: avrebbe potuto perfino farci saltare due gasdotti.
Qui il garantismo geopolitico raggiunge la sua forma perfetta. Se non ci sono prove pubbliche definitive, Putin è innocente e l’occidente mente. Se le accuse sono vere, Putin resta colpevole ma diventa moderato, perché avrebbe potuto fare peggio. La tesi non può perdere: l’innocenza assolve Mosca, la colpevolezza la nobilita. Attorno restano sempre una falsa bandiera della Nato, una provocazione di Kyiv, qualunque ipotesi purché la responsabilità del Cremlino sia l’ultima da prendere sul serio.
Ecco dunque che cosa dicono di Travaglio in Russia: non ne celebrano la storia professionale, ne utilizzano la funzione. E’ la voce europea che trasforma la propaganda in una citazione, la linea del Cremlino in una “notizia dall’Italia”, il rovesciamento delle responsabilità in dissenso occidentale. Travaglio manda bacini a Mosca; Mosca li timbra, li traduce e li rimette in circolo. L’ultimo è forse, il più affettuoso: Putin, il criminale che merita quasi un grazie perché, potendo incendiare l’Europa, si accontenterebbe di darle un buffetto.