Travaglio contabile. Registra tutte le ferite dell’Ucraina e cancella ciò che ha salvato

Il direttore del Fatto elenca le perdite ucraine attribuendole agli aiuti occidentali, ma ignora il confronto decisivo: un’Ucraina sostenuta ha impedito a Putin di prendere Kyiv, rovesciare il governo e completare la conquista
28 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 16:07
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Foto LaPresse

Marco Travaglio scrive che l’Ucraina, “anche grazie ai nostri aiuti”, ha perso il 21 per cento del territorio, le regioni più ricche, gran parte dello sbocco al mare, centinaia di migliaia di soldati e milioni di persone. La tragedia che descrive è vera. La causalità che suggerisce è falsa. Il confronto corretto non è tra un’Ucraina armata e un’Ucraina rimasta in pace, ma tra un’Ucraina sostenuta dall’occidente e un’Ucraina lasciata sola davanti a un’invasione che puntava a prendere Kyiv, rovesciare il governo e riportare il paese sotto controllo russo. Travaglio conta ciò che l’Ucraina ha perduto, non ciò che ha impedito a Putin di conquistare. Il territorio oggi controllato dalla Russia è circa il 20 per cento e comprende Crimea e parti del Donbas occupate già dal 2014. Dal febbraio 2022 Mosca ha conquistato circa il 12 per cento del territorio ucraino, dopo essere arrivata nelle prime settimane molto più vicino ai suoi obiettivi iniziali. Entro l’autunno 2022 Kyiv aveva riconquistato circa 75 mila chilometri quadrati. Non racconta che la capitale non è caduta, che il governo non è stato rovesciato, che l’esercito russo è stato respinto dal nord, che Kherson è stata liberata e che città strategiche come Kharkiv, Mykolaiv e Odessa sono rimaste ucraine. Anche la formula sui “tre quarti dello sbocco al mare” cancella un elemento essenziale. L’Ucraina non ha perso il Mar Nero: conserva Odessa e altri porti, ha costretto la flotta russa ad arretrare da Sebastopoli e ha aperto un corridoio marittimo per le esportazioni.
Travaglio parla poi di “centinaia di migliaia di soldati persi” senza distinguere tra morti, feriti e dispersi, e usa la cifra degli otto-dieci milioni di espatriati sommando categorie diverse. I rifugiati all’estero e gli sfollati interni sono entrambe tragedie, ma non sono la stessa cosa. Due giorni fa Elly Schlein ha detto al Foglio che il Pd ha votato “convintamente” per sostenere l’Ucraina con tutti i mezzi necessari perché Putin ha compiuto un’invasione criminale e perché non si possono riscrivere i confini europei con la forza. Giorgia Meloni, da destra, continua a sostenere gli aiuti militari italiani. Su questo punto non c’è trasformismo, ma riconoscimento della realtà: l’aggressore è Mosca, l’aggredito è Kyiv. Le armi occidentali non hanno evitato all’Ucraina una tragedia. Hanno evitato che diventasse una cancellazione. Hanno impedito a Putin di ottenere tutto ciò che voleva, hanno difeso uno stato europeo e reso l’invasione più costosa e meno vantaggiosa. Travaglio guarda i colpi ricevuti dall’aggredito e li attribuisce al giubbotto antiproiettile. Schlein e Meloni, con storie e linguaggi diversi, ricordano una verità più semplice: togliere il giubbotto non ferma chi spara.