Il Foglio AI
Lo spin off più bello di Ted Lasso si gioca nella realtà
Cristo Fernández, l’attore che nella serie interpreta Dani Rojas, è tornato a fare il calciatore professionista vent’anni dopo l’infortunio che aveva interrotto la sua carriera. Una storia in cui non è la vita a imitare la finzione: è la finzione che restituisce alla vita un sogno perduto
21 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 12:01

Foto LaPresse
Lo spin off più riuscito di Ted Lasso non è stato scritto dagli sceneggiatori di Apple TV. Non ha ancora un titolo, non sappiamo quante puntate avrà e soprattutto non si gira su un set. Si gioca su un campo vero, nella seconda divisione americana, e ha come protagonista Cristo Fernández, l’attore messicano che per tre stagioni ha interpretato Dani Rojas, l’attaccante entusiasta convinto che “il calcio è vita”.
Oggi quella battuta non appartiene più soltanto al personaggio. Fernández, 35 anni, ha infatti debuttato con l’El Paso Locomotive FC nella USL Championship, il secondo livello del calcio professionistico statunitense. Il New York Times, in un’intervista firmata da Jonathan Abrams, racconta che prima di diventare famoso come attore Fernández era stato davvero un calciatore: giocava a Guadalajara, in Messico, ma un grave infortunio al ginocchio aveva interrotto la sua carriera quando era ancora adolescente, spingendolo verso la recitazione.
Per anni aveva provato ad allontanarsi dal pallone. Il calcio gli ricordava qualcosa a cui aveva dedicato tutto e in cui credeva di avere fallito. Poi è arrivato Ted Lasso. Per interpretare un professionista doveva allenarsi, muoversi e avere il fisico di un professionista. Cinque o sei anni trascorsi dentro la serie, racconta, hanno progressivamente riaperto una porta che lui aveva cercato di chiudere. Gli incontri con gli idoli dell’infanzia – Ronaldo, Ronaldinho e i grandi calciatori messicani – hanno fatto il resto. Ogni volta che qualcuno gli diceva che il ritorno era impossibile, Fernández sentiva crescere il desiderio di dimostrare il contrario.
La sua storia è interessante proprio perché capovolge il meccanismo consueto. Normalmente il cinema prende una vita vera e la trasforma in un racconto. Qui un racconto televisivo ha trasformato una vita vera. Fernández ha interpretato per anni un calciatore ottimista, ostinato, innamorato del gioco, e alla fine quel calciatore lo ha contagiato. Dani Rojas era stato costruito dagli autori partendo dalla sua personalità: inizialmente, nel copione, avrebbe dovuto interpretare un islandese chiamato Gunnar. Dopo l’audizione, il ruolo venne riscritto su di lui. Ora è difficile stabilire dove finisca Cristo e dove cominci Dani.
Naturalmente il ritorno non è una trovata promozionale. Fernández insiste sulla fatica invisibile. Entrare in campo non significa semplicemente toccare il pallone e ricevere gli applausi: significa essere fisicamente all’altezza, sopportare gli allenamenti, i contrasti, la concorrenza, il giudizio dei compagni. Il percorso è durato tre anni, lontano dalle telecamere. Prima del contratto con El Paso aveva anche sostenuto un periodo di prova con il Chicago Fire FC II.
C’è poi una ragione più intima. Suo padre, morto a dicembre, inizialmente gli aveva ricordato gli infortuni e la necessità di proteggere le ginocchia. Ma dopo aver ascoltato le motivazioni del figlio gli aveva detto di credergli e di volerlo vedere nuovamente in campo. Fernández ha trasformato quelle parole in una promessa.
Quando la notizia del suo ingaggio è diventata pubblica, sul gruppo WhatsApp chiamato “Ted Lasso Gang” sono arrivati i messaggi di Jason Sudeikis e degli altri membri del cast. Fernández ha risposto che senza quella famiglia televisiva non sarebbe tornato a giocare. La serie gli ha restituito fiducia, gli ha permesso di affrontare una ferita e, come dice lui stesso, lo ha fatto sentire nuovamente bambino.
La quarta stagione di Ted Lasso dovrebbe raccontare il ritorno dell’allenatore a Richmond per guidare una squadra femminile di seconda divisione. Ma intanto la vera continuazione della serie è già cominciata a El Paso. Manca soltanto la scena finale: il primo gol di Fernández. Non ha ancora deciso come festeggiarlo. Forse correrà in tondo, come Dani Rojas. A quel punto non sarà più la vita a imitare l’arte. Sarà un personaggio televisivo ad aver restituito al suo interprete la vita che pensava di avere perduto.