Report davanti allo specchio: garantismo per tutti

La Rai sospende le repliche estive del programma. E’ cautela o vendetta? Un dialogo sull’ansia da scoop

18 LUG 26
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A: Partiamo dalla cosa più semplice. Sigfrido Ranucci è la vittima di un attentato. Valter Lavitola è indagato, non condannato, come presunto mandante. Il fatto che tra i due esistesse un rapporto stretto, definito da Ranucci una vera amicizia, non trasforma il giornalista in un imputato, non dimostra che Report sia stato condizionato e non autorizza la Rai a sospendere un programma. Sull’attentato devono fare chiarezza i magistrati, sulla linea editoriale la redazione. Confondere i piani significa usare contro Ranucci lo stesso meccanismo che gli viene rimproverato: amicizia, sospetto, allusione, condanna.
B: E’ proprio questo il punto. Ranucci non deve essere condannato per un’amicizia. Ma ora può capire che cosa accade quando una cena diventa una trama, una telefonata una collusione, una frequentazione la radiografia morale di chi la coltiva. Il Foglio contesta da anni il metodo Report perché spesso costruisce una zona grigia nella quale i fatti finiscono e cominciano le suggestioni. Applicando quel metodo a Ranucci, l’amicizia con Lavitola basterebbe per una puntata. Sarebbe ingiusta. Appunto.
A: Il giornalismo d’inchiesta, però, non è un catechismo sulle buone maniere. Chi indaga frequenta fonti opache e coltiva rapporti che da fuori possono apparire sconvenienti. Il metro non può essere la rubrica telefonica, ma il prodotto finale: le notizie erano vere, documentate, di interesse pubblico? Ranucci ha detto che mai un’inchiesta è stata condizionata da Lavitola. Fino a quando non emergerà il contrario, questo dovrebbe bastare.
B: Non basta, perché il problema non è solo l’eventuale condizionamento diretto. E’ la trasparenza. Ranucci ha raccontato per anni il privato degli altri come se fosse inevitabilmente politico. Ora non può limitarsi a dire: fidatevi di me. Deve spiegare che cosa gli forniva Lavitola, se quel rapporto abbia incrociato il lavoro di Report e quali cautele siano state adottate. Non perché sia colpevole, ma perché chi pretende trasparenza dagli altri non può invocare per sé il diritto alla penombra.
A: Trasparenza sì, processo sommario no. Le repliche non riguardano il caso Lavitola e non possono interferire con la procura. Fermarle significa punire un’intera redazione per una relazione personale del conduttore sulla quale non esiste alcuna prova di interferenza editoriale.
B: La sospensione è sbagliata, ma è istruttiva. E’ il metodo Report applicato a Report: cautela che diventa sanzione, dubbio che diventa verdetto, contesto che diventa colpa. La Rai sbaglia a fermare il programma, ma l’errore non assolve Report.
A: Attenzione, però, a non criminalizzare lo scoop. Senza il coraggio di cercare documenti e frequentare fonti difficili non esisterebbe il giornalismo d’inchiesta. Nel caso dell’audio privato tra Gennaro Sangiuliano e la moglie, il Tribunale di Roma ha riconosciuto la legittimità e l’interesse pubblico della pubblicazione.
B: Nessuno vuole un giornalismo innocuo. Il problema è confondere lo scoop con lo scoopismo. Lo scoop trova un fatto nuovo e lo dimostra. Lo scoopismo cerca un effetto e costruisce attorno una catena di suggestioni. Una notizia da verificare è una pista. E una pista non dovrebbe diventare un’accusa televisiva.
A: Gli errori vanno riconosciuti, ma non si può usare uno sbaglio per delegittimare trent’anni di lavoro. Report ha prodotto inchieste importanti, trovato documenti, costretto istituzioni e aziende a rispondere. Il rimedio è il contraddittorio, la rettifica, la responsabilità professionale, non l’addomesticamento.
B: Chi difende ogni eccesso rischia di trasformare il giornalista in un magistrato senza codice e il montaggio in una sentenza senza appello. Una democrazia ha bisogno di giornalisti aggressivi, ma anche di una disciplina del dubbio.
A: Sul caso di oggi la conclusione dovrebbe essere comune. Nessuna indulgenza speciale per Ranucci, ma neppure una pena speciale. Chiarisca il rapporto con Lavitola, risponda alle domande e renda trasparenti gli eventuali intrecci con il lavoro di Report. E la Rai rimetta in onda le repliche.
B: D’accordo, con un’aggiunta. Ranucci merita il garantismo che Report non sempre ha concesso agli altri. Il caso Lavitola non dimostra che Report sia corrotto o falso. Dimostra che un’amicizia non è una prova, una cena non è un reato, una coincidenza non è una trama. Sarebbe un progresso se Report applicasse questa scoperta anche ai suoi bersagli.
A: E sarebbe un progresso se i suoi avversari capissero che criticare il metodo non significa approfittare di una vicenda oscura per spegnere il programma.
B: Report deve restare acceso. Ma con una luce un po’ meno teatrale e un po’ più precisa.