Piccola antologia dei fatti
Tutte le minacce che il campo Lavrov non vuole vedere
Droni russi in Romania, sabotaggi preparati in Polonia, pacchi esplosivi, interferenze ai sistemi Gps. La prudenza non è cecità
14 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 07:49

Il campo Lavrov ha sviluppato una tecnica quasi perfetta per non vedere le minacce che arrivano dalla Russia. Non le nega necessariamente: le ricolloca. Un drone entra nello spazio aereo europeo? Una conseguenza involontaria della guerra. Mosca disturba i sistemi di navigazione? Si sta difendendo. Un aereo militare si avvicina a una portaerei britannica? Normale ricognizione. I servizi europei segnalano sabotaggi? Allarmismo. La Nato si prepara a rispondere? Ecco la vera provocazione. Il 2026 ha però reso questo esercizio più difficile. Il 29 maggio un drone russo è entrato nello spazio aereo della Romania e ha colpito un edificio residenziale a Galați, ferendo una donna e un ragazzo. Il campo Lavrov si è concentrato sulla traiettoria del drone: forse deviato, disturbato, confuso. Tutto possibile. Ma la domanda essenziale resta: che cosa ci faceva un’arma russa carica di esplosivo accanto alle abitazioni di cittadini europei? La risposta è semplice: ci è arrivata perché la Russia conduce una guerra di aggressione ai confini dell’Europa. Pochi giorni dopo, nel porto romeno di Costanza, un drone navale ucraino è esploso fuori controllo a causa della guerra elettronica russa e più di mille persone sono state evacuate. Nelle stesse acque la marina romena ha neutralizzato una mina russa. Nel Baltico la minaccia cambia forma. La Russia ha moltiplicato le antenne utilizzate per interferire con il Gps nell’exclave di Kaliningrad, arrivando a falsificare i segnali di navigazione entro un raggio di centinaia di chilometri. Non significa disturbare qualche telefono, ma creare problemi a aerei, navi e sistemi di emergenza. Anche qui il campo Lavrov ha la sua formula: Mosca sta contrastando i droni ucraini. A gennaio la procura polacca ha incriminato cinque uomini accusati di aver partecipato a un piano diretto dalla Russia per spedire pacchi esplosivi verso Regno Unito, Stati Uniti, Canada e altri paesi. A luglio i servizi polacchi hanno avvertito che Mosca prepara nuove operazioni di sabotaggio per alimentare tensioni tra polacchi e ucraini. L’obiettivo non è soltanto danneggiare infrastrutture, ma convincere gli europei a dividersi, diffidare dell’Ucraina e considerare troppo costoso qualsiasi impegno comune. Il 2 luglio un aereo russo Bear-F si è avvicinato ripetutamente alla portaerei britannica Prince of Wales nel Mare di Norvegia, ignorando gli avvertimenti radio e costringendo due F-35 a decollare per intercettarlo. Londra ha definito il comportamento pericoloso e non professionale. C’è poi la minaccia meno spettacolare: la propaganda. Il Cremlino non deve convincere tutti che la Russia abbia ragione. Gli basta persuadere gli europei che nessuno disponga di informazioni sufficienti per stabilire chi abbia torto. Il 2026 mostra invece una Russia che produce armi, testa lo spazio aereo europeo, interferisce con i sistemi di navigazione, prepara sabotaggi e tenta di incendiare le società europee dall’interno. Riconoscerlo non significa sostenere che domani i carri armati russi arriveranno a Berlino. Significa capire che la minaccia è già qui, anche quando non assume la forma di un’invasione.
Il campo Lavrov non nega che la Russia sia aggressiva. Nega soltanto che dalla sua aggressività debbano discendere conseguenze. E’ una dottrina molto particolare: concede a Mosca il diritto alla forza e all’Europa soltanto il dovere della rimozione.
Testo realizzato con AI