Travaglio devoto

Non servono rubli, ordini dal Cremlino o misteriose fascinazioni. La causa del culto è più semplice

14 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 08:07
Immagine di Travaglio devoto

LaPresse

Travaglio si è molto offeso perché qualcuno ha definito “campo Lavrov” l’area politica e culturale che, di fronte alle minacce russe, riesce invariabilmente a individuare il vero pericolo nella Nato, nell’Europa, negli Stati Uniti e, quando resta spazio, persino nell’Ucraina. Ha risposto battezzando “Campo Ladrov” chi continua a prendere sul serio la Russia. Ma resta una domanda: perché Slurp, quando arriva alla frontiera orientale dell’Europa, finisce così spesso per osservare il mondo dalla garitta di Sergei Lavrov? Non servono bonifici da Mosca o vecchi agenti del Kgb. Travaglio definisce Putin un autocrate e un guerrafondaio. Il problema non è una devozione personale al presidente russo, ma un sistema operativo che, anche quando condanna l’invasore, riesce a processare soprattutto gli avversari dell’invasore. La prima spiegazione è l’antiamericanismo automatico. Nel suo racconto l’America non è una potenza che può sbagliare: è la causa prima che rende comprensibili tutti gli errori altrui. Se Washington allarga la Nato, provoca. Se arma Kyiv, prolunga la guerra. Se smette di armarla, dimostra di averla usata. La seconda spiegazione è professionale. Travaglio ha costruito la propria fortuna raccontando che dietro la versione ufficiale esiste sempre un patto nascosto. E’ la grammatica del retroscena giudiziario applicata alla geopolitica. Un paese sovrano viene invaso? Troppo semplice. Bisogna cercare il mandante morale. La Russia bombarda? Vediamo chi l’ha provocata. La terza ragione è il fascino del bastian contrario. Dire che la Russia ha invaso l’Ucraina e che l’Ucraina cerca di non farsi conquistare sarebbe troppo semplice. La sua identità ha bisogno di una verità che gli altri non vedono. Le domande diventano sempre: chi ha provocato Mosca? Perché la Nato si è allargata? Molto più raramente: perché la Russia ritiene di poter decidere se un paese vicino abbia diritto a esistere e scegliere le proprie alleanze? La quarta spiegazione è un pacifismo creativo, che considera la pace un dovere quasi esclusivo dell’aggredito. A Putin si chiede genericamente di non essere Putin. Agli ucraini si chiedono invece rinunce concrete: territori, Nato, diritto di stabilire da soli il prezzo della resistenza. Quando Travaglio dice che i leader europei mandano “gli ucraini a morire”, elimina il soggetto più ingombrante: gli ucraini stessi. Il campo Lavrov, dunque, non è un luogo fisico e non richiede una tessera. E’ un modo di ordinare i fatti. Putin può essere colpevole, purché non sia mai il solo responsabile. L’Ucraina può essere vittima, purché non pretenda di scegliere come difendersi. L’Europa può preoccuparsi, purché non si prepari. Non è devozione alla Russia. E’ qualcosa di più resistente: la devozione alla propria teoria. E le teorie, a differenza dei carri armati, non hanno bisogno di fare retromarcia.