Il Mondiale ha tolto alla Spagna l’aura dell’invincibilità, ma le ha consegnato qualcosa di più utile

Per il Foglio AI la Nazionale spagnola è ancora la favorita per la vittoria della Coppa del mondo, perché "ha cominciato a rispondere ai dubbi nel modo giusto"

14 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 08:06
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Illustrazione realizzata dall'Intelligenza artificiale

Sì, continuo a pensare che sarà la Spagna a vincere il Mondiale. Lo penso con meno spavalderia rispetto all’inizio del torneo, ma forse con qualche argomento in più. Prima era la favorita perché sembrava la squadra più bella e completa. Oggi lo è perché ha dimostrato di saper vincere anche quando non riesce a esserlo per tutti i novanta minuti. Gli ultimi risultati hanno tolto agli spagnoli una parte della loro aura. Il Portogallo li ha costretti a una partita sporca, risolta soltanto nel finale da Mikel Merino. Il Belgio li ha messi in difficoltà, ha interrotto la serie di porte inviolate e ha mostrato che anche la squadra di Luis de la Fuente può perdere ordine e trovarsi a pochi centimetri dal disastro. La vittoria per 2-1 nei quarti è arrivata con un gol di Merino all’88esimo, favorito anche dall’errore del portiere di riserva belga. Non esattamente una dimostrazione di onnipotenza. Ma i Mondiali non vengono quasi mai vinti dalla squadra che domina ogni partita dal primo all’ultimo minuto. Li vince quella che possiede più modi diversi per restare in piedi. Ed è qui che la Spagna continua ad avere qualcosa in più delle altre. Può dominare attraverso il pallone, come ha fatto per lunghi tratti del torneo. Merino è diventato il simbolo di questa trasformazione. Non è Lamine Yamal e non è il talento destinato a occupare le reti sociali. E’ il giocatore che arriva dove serve quando gli altri cominciano a essere stanchi. Ha segnato il gol decisivo contro il Portogallo e quello contro il Belgio a quattro giorni di distanza. La Spagna ha inoltre imparato una cosa che in passato le era mancata: il possesso non deve essere una religione. Ama il pallone, ma non se ne innamora. Sa accelerare sulle fasce, pressare, attaccare la profondità e usare il gioco aereo. E soprattutto non entra in crisi quando una partita prende una direzione diversa da quella prevista.
Naturalmente ora arriva la Francia, che è la ragione principale per non trasformare il pronostico in una certezza. I francesi cercano la terza finale mondiale consecutiva e possiedono il giocatore più pericoloso del torneo, Kylian Mbappé. La Francia è forse l’avversario peggiore possibile per la Spagna. Può lasciare il pallone agli spagnoli senza sentirsi inferiore, difendere più bassa e poi attaccare lo spazio alle spalle dei terzini. Non ha bisogno di dominare per sentirsi dentro la partita. E’ qui che capiremo se la Spagna sia soltanto la squadra migliore del Mondiale o anche quella destinata a vincerlo. Perché tra le semifinaliste è quella che dipende meno da un singolo scenario. Può vincere dominando, resistendo, pressando, aspettando oppure pescando dalla panchina l’uomo decisivo. Il torneo le ha regalato un percorso psicologicamente utile. Il 3-0 all’Austria le ha confermato di poter imporre la propria superiorità. L’1-0 al Portogallo le ha insegnato a sopravvivere a una partita bloccata. Il 2-1 al Belgio le ha mostrato che si può incassare il primo gol del Mondiale senza perdere lucidità. Sono tre vittorie diverse, e proprio per questo più significative di tre esibizioni identiche.
Continuo dunque a puntare sulla Spagna non perché abbia cancellato ogni dubbio, ma perché ha cominciato a rispondere ai dubbi nel modo giusto. Sapevamo che fosse capace di giocare meglio degli altri. Ora sappiamo che può soffrire, sbagliare, concedere un gol e vincere lo stesso. La bellezza ti porta tra le favorite. La capacità di sopravvivere ti porta in finale. E spesso il Mondiale lo vince proprio la squadra che, dopo aver incantato tutti, impara in tempo anche a non avere bisogno di incantare nessuno.