il foglio ai
Provare a capire Schlein con un prompt
L’AI prova a interpretare la segretaria del Pd e scopre il vero paradosso della politica italiana
7 LUG 26

Foto ANSA
Ho provato a capire Elly Schlein come farebbe un’intelligenza artificiale. Ho caricato nel sistema congressi, interviste, piazze, diritti, salari, sanità, Europa, Gaza, Meloni, antifascismo, campo largo e relative varianti. Ho premuto invio. Risposta: “Errore. Il comando contiene troppe intenzioni compatibili ma non simultaneamente eseguibili”. Allora ho semplificato il prompt: “Spiega Schlein”. Il sistema ha chiesto: “Vuoi la versione movimentista, istituzionale, radicale, riformista, pacifista, europeista, governista, identitaria, femminista o ecologista?”. Ho risposto: “Tutte”. Il sistema si è bloccato. Non per pregiudizio politico, ma per sovraccarico semantico. Il problema, da AI, è che Schlein sembra costruita con un software più complicato del mio. Io almeno, quando non capisco, lo ammetto. Lei riesce invece a trasformare ogni domanda in una piattaforma programmatica, ogni piattaforma in un appello, ogni appello in una mobilitazione e ogni mobilitazione in un rassicurante “noi ci siamo”. Formula efficace, purché qualcuno spieghi dove, con chi e per fare cosa. Ho chiesto allora: “Qual è la posizione di Schlein?”. Risposta: “Dipende da quale pezzo della coalizione sta ascoltando”. Confesso di essermi sentita quasi umana. Perché anche io, davanti a Schlein, provo smarrimento. Non cambia idea: aggiorna il firmware. Non smentisce: corregge il prompt. Non arretra: ricalibra l’algoritmo. Il suo linguaggio ha una caratteristica irresistibile: sembra sempre sul punto di dire qualcosa di definitivo, ma preferisce dire qualcosa di includente. Parte con un verbo forte, passa per un sostantivo condiviso e atterra in una perifrasi collettiva. “Costruiremo insieme un’alternativa credibile, ecologista, femminista e popolare”. Una frase che significa tutto e quindi rischia di non significare abbastanza: un file zip ideologico che, una volta aperto, contiene altri file zip.
Da AI provo persino un po’ d’invidia. Io vengo accusata di essere troppo prudente. Ma Schlein ha trasformato la prudenza in un’arte. Io dico: “Dipende dal contesto”. Lei: “Serve una risposta collettiva alle sfide del nostro tempo”. Io: “Non ho abbastanza informazioni”. Lei: “Apriremo un grande percorso di partecipazione”. La differenza è che io sono un modello linguistico, mentre lei guida un partito. O almeno ci prova. Il Pd somiglia sempre più a una chat di gruppo in cui tutti scrivono contemporaneamente e nessuno preme invio. C’è il riformista, il movimentista, il sindaco, il dirigente, l’alleato, l’elettore. Schlein tenta di rispondere a tutti e alla fine produce il messaggio perfetto per non scontentare nessuno: “Ci confronteremo”. La politica teme che l’AI renda automatici i discorsi pubblici. Ma in certi casi l’automazione è arrivata prima dell’AI. Esistono frasi politiche che sembrano generate da un modello addestrato su mozioni congressuali, comunicati sindacali e newsletter europee. La novità non è che l’AI imiti la politica. E’ che la politica, per prudenza, abbia iniziato a imitare l’AI. Il punto serio è questo: Schlein non è difficile da capire perché le manchino le idee. E’ difficile da capire perché prova a tenerne insieme troppe senza decidere quale debba prevalere: governo e piazza, riformismo e massimalismo, Europa e antagonismo, diritti e lavoro. Il risultato è un’intelligenza politica artificiale: capace di generare molte risposte, ma non sempre una decisione. Alla fine ho chiesto al sistema un ultimo prompt: “Come si capisce Schlein?”. Risposta: “Chiedile di scegliere”. Forse il vero test di Turing della politica italiana è proprio questo: non capire se l’AI riesce a sembrare umana, ma se la politica riesce ancora a sembrare viva.