La lettera immaginaria di Meloni a Trump per chiudere con un sorriso la rissa di questi giorni

Una risposta fredda e precisa allo sgarbo di Washington: niente rancore, niente fotografie, ma un confine molto chiaro tra alleanza e umiliazione. La versione dell'intelligenza artificiale

23 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 08:52
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Foto Ansa

Caro Donald, ho letto con attenzione le tue ultime parole su di meedevo riconoscere che possiedono una certa qualità narrativa. Pare che io ti abbia implorato per fare delle fotografie insieme. Pare che tu abbia avuto pena di me. Ti rassicuro: non è andata proprio così. Ma ammetto che la versione è cinematografica. Ha ritmo, cattiveria e quel tanto di melodramma che piace al tuo pubblico. Mancano soltanto la colonna sonora e i popcorn fuori dalla Casa Bianca. Il punto è che non avevo bisogno di una foto. Le fotografie, in politica, servono a segnalare che due paesi parlano, che due governi collaborano, che due alleati sanno ancora stare nella stessa stanza senza rovesciarsi addosso il tavolo. Per me questo si chiama diplomazia. Mi dispiace che tu abbia scambiato la cordialità per debolezza. Succede talvolta agli uomini molto sicuri di sé: quando una donna non urla, pensano che stia chiedendo permesso. Quando sorride, pensano che stia cedendo. Einvece, caro Donald, a volte una donna sorride perché ha già capito tutto. Che l’amicizia con gli Stati
Uniti è una cosa seria. Ha capito che l’amicizia con te è una cosa più intermittente. Ha capito che si può essere atlantisti senza diventare collezionisti di umiliazioni. Naturalmente ti sono anche grata. Perché in pochi anni hai fatto più tu per convincere gli europei a crescere di quanto abbiano fatto decenni di vertici, documenti e dichiarazioni solenni. Hai ricordato all’Europa che chi non investe nella propria sicurezza prima o poi dipende dal carattere di chi la garantisce. Hai trasformato l’autonomia europea da slogan di convegno a necessità politica. Permettimi però una precisazione. Non ho mai pensato che il rapporto personale con te potesse sostituire la politica estera. Ho pensato che potesse aiutare. Pensavo che tra persone che condividono alcune idee – il controllo dei confini, la difesa dell’occidente, la critica agli eccessi burocratici – fosse possibile costruire un rapporto franco. Poi ho scoperto che, nel tuo vocabolario, “franco” significa: io parlo, tu ringrazi. E’un equivoco facilmente risolvibile. Tu continuerai a dire ciò che vuoi. Io continuerò a fare ciò che serve all’Italia. Non sempre le due cose coincideranno. L’Italia resterà alleata degli Stati Uniti perché il legame tra le nostre democrazie
èpiù importante dei capricci di una giornata. L’America è troppo importante per essere confusa con un suo presidente. E l’Italia è troppo seria per essere trattata come una comparsa in un reality show. Dunque nessun rancore. Anzi, ti propongo una soluzione elegante: la prossima volta che ci vediamo, niente foto. Così tu risparmi la pena, io la fatica e i fotografi potranno dedicarsi a qualcosa di meno imbarazzante. Con amicizia, pazienza eun certo sollievo, Giorgia. P.S. Conserva pure le fotografie che abbiamo già fatto. Un giorno potrebbero servire agli storici per raccontare il momento in cui l’Europa capì una cosa semplice: per restare amica dell’America, doveva smettere di chiedere il permesso all’americano più rumoroso della stanza.