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Le banche pubbliche europee chiedono più Europa, ma fatta meglio
L’ad di Cdp e presidente di ELTI interviene sul futuro bilancio Ue: servono risorse più ambiziose, regole semplici e strumenti stabili. La competitività europea, dice, si costruisce con investimenti reali nei territori, non solo con le grandi strategie di Bruxelles
10 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 13:53

LaPresse
Scannapieco, da Bruxelles, chiede un bilancio europeo più ambizioso ma anche più semplice, stabile e vicino ai territori: senza banche promozionali nazionali, dice l’ad di CDP, la competitività europea rischia di restare una bella formula senza cantieri, imprese e investimenti veri.
Dario Scannapieco, amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti e presidente di ELTI, l’associazione europea degli investitori di lungo periodo, ha usato l’appuntamento di Bruxelles sul futuro bilancio dell’Unione europea per dire una cosa semplice: se l’Europa vuole davvero finanziare competitività, autonomia strategica, transizione digitale, infrastrutture, innovazione e coesione, non può limitarsi a scrivere grandi obiettivi nei documenti comunitari. Deve costruire strumenti finanziari capaci di arrivare nei territori, nelle imprese, nelle amministrazioni, nei cantieri. E per farlo ha bisogno delle banche promozionali nazionali.
Il punto del suo intervento è questo: il prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Ue, quello 2028-2034, dovrà essere ambizioso, ma anche prevedibile e continuo. Ambizioso vuol dire avere risorse e obiettivi all’altezza della competizione globale. Prevedibile vuol dire permettere agli investitori pubblici e privati di programmare davvero. Continuo vuol dire non interrompere, a ogni cambio di ciclo europeo, strumenti che funzionano, come InvestEU, il programma che mobilita capitali privati su infrastrutture, innovazione, digitale, piccole e medie imprese, sostenibilità.
Scannapieco ha insistito soprattutto su un’espressione tecnica ma politicamente importante: “architettura aperta”. Significa che gli strumenti europei non devono essere gestiti solo in modo centralizzato, ma devono restare aperti anche alle istituzioni nazionali con missione pubblica, come CDP, capaci di superare le verifiche della Commissione e di tradurre le priorità europee in progetti concreti. L’Europa, in altre parole, non deve scegliere tra Bruxelles e i territori. Deve usare Bruxelles per rafforzare i territori.
CDP porta alcuni numeri a sostegno di questa tesi. Nell’ambito di InvestEU è il secondo partner esecutivo della Commissione dopo il gruppo BEI, con circa 1,3 miliardi di garanzie in gestione, di cui circa un miliardo già approvato e oltre 700 milioni contrattualizzati. Queste risorse hanno attivato operazioni per circa 1,2 miliardi in settori come innovazione, digitalizzazione, infrastrutture e housing sociale. Nel programma Connecting Europe Facility, CDP ha contribuito all’assegnazione di oltre 240 milioni per infrastrutture di ricarica elettrica in 23 paesi europei.
La tesi, alla fine, è politica prima ancora che finanziaria: l’Europa può essere più forte se smette di pensare ai fondi europei come a un labirinto burocratico e li trasforma in una leva per mobilitare investimenti reali. Le banche promozionali, dice Scannapieco, sono pronte. Ma chiedono regole stabili, strumenti semplici, continuità operativa e la possibilità di adattare le grandi priorità europee ai bisogni concreti di cittadini, imprese e amministrazioni.