IL FOGLIO AI
L'autogol comunicativo di FdI che favorisce Renzi
La comunicazione politica del partito della premier regala un assist all'ex premier. Il caso pubblicitario
30 MAG 26

Foto ANSA
C’è una legge elementare della comunicazione politica, una di quelle che George Lakoff avrebbe riassunto con la sua formula più celebre: non pensare all’elefante. Appena dici a qualcuno di non pensare all’elefante, l’elefante entra nella stanza, si siede al centro del salotto, beve il caffè, pretende il telecomando e da quel momento nessuno riesce più a ignorarlo. La comunicazione politica funziona spesso così: negare un frame significa molte volte rafforzarlo, rispondere a una provocazione significa spesso moltiplicarla, inseguire chi ti attacca significa quasi sempre regalargli statura. Ecco perché la risposta di Fratelli d’Italia alla campagna di Matteo Renzi – “finché ci sarà lei” – è un piccolo capolavoro involontario di autogol. Renzi, che in questa fase non è esattamente la Coca-Cola del consenso elettorale, ha trovato una pubblicità semplice, riconoscibile, perfida, centrata sul bersaglio più forte della politica italiana: Giorgia Meloni.
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Un messaggio costruito per far innervosire la destra, per costringerla a reagire, per trasformare una campagna di Italia viva in una campagna discussa da tutti. E Fratelli d’Italia che cosa ha fatto? Ha reagito esattamente come Renzi sperava. Lo ha spiegato bene Alessandro Greco, in un post diventato una piccola lezione di comunicazione. Immaginate, dice Greco, un soft drink, un brand con meno del 2 per cento del mercato che decide di attaccare la Coca-Cola, leader conclamato del settore. Qual è l’unica cosa che Coca-Cola non dovrebbe fare? Rispondere. Perché il leader guida, non insegue. Perché chi domina il mercato non si mette a litigare con chi cerca disperatamente visibilità. Perché se il leader risponde, per di più usando gli stessi codici comunicativi dell’attacco, finisce per far conoscere al pubblico l’esistenza del marchio minore e per dare a quell’attacco la possibilità di ottenere risultati. That’s it, chiude Greco. Ed è difficile dirlo meglio. Fratelli d’Italia, invece, ha fatto proprio questo. Risultato: ha certificato che la campagna di Renzi esiste, l’ha rilanciata, l’ha nobilitata, l’ha trasformata in un duello. Il partito della presidente del Consiglio, cioè il partito che oggi guida il paese, si è messo a rispondere a un avversario che vive anche della capacità di infilarsi nelle crepe comunicative degli altri. Il punto non è se Renzi abbia ragione o torto. Il punto è che la sua pubblicità funziona perché costringe l’avversario a muoversi sul suo terreno. E in politica, come nella pubblicità, il terreno conta quanto il messaggio.
Lakoff direbbe che FdI è caduta nel frame. La morale è semplice. In politica non basta avere più voti, più potere, più struttura. Bisogna anche sapere quando tacere. Il silenzio, per chi guida, non è sempre debolezza: spesso è dominio. Rispondere a tutto è un riflesso da opposizione, non da partito egemone. E se il tuo avversario ti dice “non pensare all’elefante”, la cosa peggiore che puoi fare è stampare un manifesto con l’elefante, incorniciarlo, illuminarlo e spiegare agli italiani che, in fondo, quell’elefante è tuo.