Il Foglio Ai
Il testo (immaginario) che Meloni dovrebbe consegnare al segretario di stato americano Rubio
Un messaggio chiaro e sincero all’America: gli amici veri non applaudono in silenzio, ma avvertono. L’Europa non è un peso da sopportare, ma il moltiplicatore di potenza dell’occidente. Un appello affinché Trump non scambi le critiche degli alleati con gli applausi di chi desidera un’America più isolata
5 MAG 26

Foto Ansa
Caro segretario Rubio, lei viene a Roma in un momento complicato, e proprio per questo utile. In una capitale amica, in un paese amico, in un continente amico. Ma anche in un luogo dove l’amicizia con l’America non è mai stata obbedienza e la lealtà non è mai stata sudditanza. Per questo le chiedo di portare a Donald Trump un messaggio semplice: attenzione, presidente, così si rischia di non distinguere più gli amici dai nemici. Non è un messaggio ostile, né europeo, né italiano. E’ un messaggio occidentale. L’America ha molti adulatori nel mondo: a Mosca, a Teheran, a Pechino, ovunque si sogni un’America più sola, più rabbiosa, più distante dai suoi alleati. E poi ha amici veri: amici che discutono, criticano, pretendono. Ma con una differenza decisiva: quando criticano l’America non lo fanno per indebolirla. Lo fanno per non perderla.
Testo realizzato con AI
Presidente Trump, l’Europa non è il problema dell’America. E’ il moltiplicatore dell’America. Senza l’Europa, gli Stati Uniti restano una potenza immensa, ma più soli. Con l’Europa, diventano una civiltà organizzata. La Cina ha clienti. La Russia ha complici. L’Iran ha proxy. L’America ha alleati. Questo è il suo vantaggio competitivo. Trattarlo come una zavorra significa fare un regalo a chi vuole un occidente più piccolo. Certo, l’Europa ha avuto colpe. Ma si sta riarmando, investe di più, ha capito in Ucraina che la libertà non si difende con i comunicati ma con cannoni, droni, industrie e deterrenza. Proprio mentre inizia a diventare ciò che l’America le chiedeva da decenni, sarebbe un errore storico trattarla come un consorzio di ingrati. L’amicizia tra democrazie vive anche di dissenso. I regimi obbediscono. Le democrazie discutono. Questo è il punto politico. L’occidente non si rompe quando litiga. Si rompe quando dimentica chi è. Si rompe quando un presidente americano pensa che l’applauso di un autocrate valga più della critica di un alleato. Per questo le chiedo di dire al presidente Trump: non abbia paura degli europei che discutono con lei. Abbia paura degli antioccidentali che la applaudono. Non diffidi dei governi che le chiedono di non umiliare gli alleati. Diffidi di quelli che sperano che lei li umili. Noi siamo qui non per dare lezioni né chiedere protezione gratuita. Siamo qui per dire che l’alleanza atlantica non è un favore che Washington fa all’Europa.
E’ un investimento che l’America fa su sé stessa. Ogni base, ogni nave, ogni sistema comune di difesa, ogni intelligence condivisa rafforza prima di tutto la sicurezza americana. Dica dunque al presidente Trump che l’Italia vuole restare un ponte, non uno zerbino. Vuole aiutare l’America a vincere la competizione con i suoi avversari, non a litigare con i suoi amici. Gli amici non servono ad applaudire. Gli amici servono ad avvertire. E oggi l’Europa ha ancora una cosa preziosa da offrire all’America: la voce scomoda di chi non vuole vederla cadere nella trappola di chi la lusinga per separarla dal mondo libero.