Musk, l’uomo che tiene accese le guerre

Dall’Ucraina all’Iran, la rete di Starlink è diventata uno strumento geopolitico

2 MAG 26
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C’è un modo semplice per raccontarla: Elon Musk aiuta l’Ucraina a resistere e gli iraniani a comunicare. Ed è vero. Ma è una verità incompleta, perché dietro c’è qualcosa di molto più interessante – e anche più inquietante. Partiamo dall’Ucraina. Quando la Russia ha colpito le infrastrutture, una delle prime cose a saltare sono state le comunicazioni. In quel momento Starlink ha fatto la differenza: connessioni veloci, diffuse, difficili da spegnere. Senza quella rete, molte operazioni ucraine sarebbero state semplicemente impossibili. E’ uno dei rari casi in cui una tecnologia privata ha avuto un impatto diretto sulla tenuta militare di un paese. Ma già qui emerge il primo problema. Non è stata una decisione di uno stato, ma di un’azienda. E non sempre lineare: Musk ha aiutato, ma ha anche imposto limiti, bloccato alcuni usi militari, aperto discussioni politiche. Non è un alleato nel senso tradizionale. E’ qualcosa di nuovo: un attore autonomo, con potere reale e logiche proprie. Poi c’è l’Iran. Qui il quadro è diverso ma il principio è lo stesso. Nel 2026, tra proteste, repressione e blackout internet, una delle poche vie per far uscire informazioni dal paese passa da connessioni alternative. Starlink è una di queste. Non risolve il problema – l’uso è limitato, rischioso, spesso illegale – ma crea crepe nel controllo totale del regime. E anche qui il punto non è Musk “buono” o Musk “cattivo”. Il punto è che una tecnologia privata può diventare, in certe condizioni, uno strumento di resistenza. Metti insieme i due casi e emerge una domanda inevitabile: chi decide oggi gli equilibri del mondo? Fino a pochi anni fa la risposta era semplice: gli stati. Oggi non più. Oggi una parte di quel potere passa anche da aziende che controllano infrastrutture critiche – comunicazioni, dati, spazio – e che possono influenzare conflitti reali. Musk è il caso più evidente perché è il più visibile. Ma non è l’unico. La verità è che Starlink non è solo una rete. E’ una leva. Può tenere connesso un esercito sotto attacco o una società sotto repressione. Può fare la differenza tra isolamento e comunicazione. Ma proprio per questo introduce una fragilità nuova. Perché quel potere non è regolato come quello degli stati. Non risponde a elettori, ma a strategie aziendali. Non è stabile, ma contingente. Ed è qui che la storia diventa davvero politica. Da un mondo in cui il potere era concentrato nelle istituzioni a uno in cui è distribuito – in modo diseguale – tra attori pubblici e privati. In questo mondo, le guerre si combattono anche con i satelliti. E la libertà di comunicare può dipendere da una costellazione di terminali.