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Oleodotto italiano, il governo non smentisce: si indaga su uno stop sospetto
Il ministero dell’Energia conferma al Foglio l’anomalia lungo una delle principali arterie europee del greggio: tre giorni di blocco verso la Germania, tra ipotesi tecniche e timori di sabotaggio
11 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:45 AM

foto Wikipedia
Il ministero dell’Energia conferma al Foglio che qualcosa, lungo una delle arterie più sensibili d’Europa, non ha funzionato come avrebbe dovuto. E che, soprattutto, non è ancora chiaro perché. Si indaga. Si raccolgono elementi. Si prova a capire se dietro l’interruzione della linea del sistema Transalpine Pipeline ci sia stato un incidente tecnico o qualcosa di più, qualcosa che assomiglia a un segnale.
I fatti, per ora, sono questi. Alla fine di marzo, una stazione di pompaggio nei pressi di Terzo di Tolmezzo ha smesso di funzionare correttamente. Il flusso di greggio diretto verso alcune delle principali raffinerie della Germania meridionale si è interrotto per circa tre giorni. A valle, impianti strategici come MiRO refinery e Bayernoil hanno dovuto ricorrere alle scorte per continuare a operare. Nessuna crisi immediata, nessuna emergenza visibile. Ma un segnale sì: basta poco per mettere sotto pressione un sistema che si regge su equilibri delicatissimi.
Le versioni, come spesso accade in questi casi, divergono. Da un lato, la linea ufficiale parla di rallentamento tecnico, di problema operativo, di un incidente che rientra nelle fisiologie di una rete lunga oltre 700 chilometri. Dall’altro, fonti tedesche evocano la parola sabotaggio, collegando l’interruzione a un attacco alla rete elettrica della stazione. Un’ipotesi che, se confermata, cambierebbe completamente il quadro: da guasto a vulnerabilità strategica.
Nel mezzo ci sono le indagini, coordinate anche con le autorità tedesche, con il Bundeskriminalamt in contatto con le strutture italiane. E c’è un dato politico che non può essere ignorato: in un momento in cui l’energia è tornata a essere terreno di scontro geopolitico, ogni incidente su infrastrutture critiche assume un significato che va oltre il fatto in sé.
Il punto non è solo capire cosa è successo. Il punto è capire quanto sia fragile ciò che consideriamo stabile. Il sistema TAL collega il porto di Trieste al cuore industriale dell’Europa centrale. È una linea invisibile ma essenziale, che ogni giorno garantisce continuità produttiva, sicurezza energetica, normalità economica. Interromperla, anche solo per poche ore, significa testare la resilienza del sistema.
E forse è proprio questo che rende la vicenda più interessante della sua stessa soluzione. Perché anche se si trattasse, alla fine, di un semplice guasto tecnico, resterebbe una domanda: siamo pronti a gestire un mondo in cui la differenza tra incidente e sabotaggio è sempre più difficile da distinguere?