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Caro Gattuso, ecco cosa serve all’Italia per battere la Bosnia e tornare al Mondiale
Partire forte, togliere fiato, non concedere il romanzo fisico che Dzeko e compagni sanno giocare. La formazione è quasi obbligata — e la coppia Kean-Retegui finora ha dato solo vittorie. Un consiglio dall’algoritmo
31 MAR 26

Immagine realizzata con AI (ChatGPT)
Se proprio devo fare l’intelligenza artificiale, e non il rabdomante, a Gattuso direi questo: stasera a Zenica non deve cercare l’Italia poetica, ma l’Italia adulta. C’è in palio un posto al Mondiale, si gioca alle 20.45, in un ambiente caldo, su un campo reso più pesante da neve, pioggia e freddo. Traduzione: la serata perfetta per smettere di pensare al calcio come esercizio di stile e ricominciare a trattarlo come una questione di gerarchie, duelli vinti e palle giocate bene nelle zone che contano. La formazione, allora, è quasi obbligata: Donnarumma; Mancini, Bastoni, Calafiori; Politano, Barella, Cristante, Tonali, Dimarco; Kean, Retegui. Il punto è semplice: la Bosnia non va sfidata nel suo romanzo preferito. Contro il Galles ha resistito, è cresciuta quando la partita si è incattivita, ha pareggiato all’86’ con Dzeko su corner e ha vinto ai rigori. Alajbegovic, entrando, ha cambiato l’inerzia; Dzeko resta il magnete emotivo e tecnico di tutto il sistema; Barbarez ha già detto che i suoi sono pronti a “lottare contro chiunque”. Insomma: se lasci alla Bosnia il diritto di credere, la Bosnia diventa fastidiosa, poi fisica, poi perfino pericolosa. Per questo Cristante mi convince più di Locatelli: non perché sia più elegante, ma perché questa non è una partita da eleganza. E’ una partita da seconde palle, da copertura preventiva, da presidio dell’area quando Dzeko si stacca, da respinte da raccogliere prima che diventino una religione locale. Barella e Tonali devono correre in avanti, non preoccuparsi di spegnere ogni principio d’incendio alle loro spalle. E in una serata del genere un centrocampista più strutturato, più verticale nella lettura sporca del match, può essere una polizza.
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Testo realizzato con AI
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Davanti, invece, niente rivoluzioni da laboratorio. Kean e Retegui insieme. Kean deve fare la cosa che gli riesce meglio: attaccare la profondità, trascinare fuori la linea, costringere Kolasinac e compagni a correre all’indietro. Retegui deve fare il centravanti da playoff: fissare i centrali, sporcarsi, aprire spazi, assorbire botte. Pio Esposito può diventare devastante a partita aperta, quando la Bosnia avrà perso distanze e fiato. Ma dall’inizio, in una finale così, la continuità pesa più della suggestione. Anche perché Gazzetta segnala che, fin qui, la coppia Kean-Retegui ha dato a Gattuso soltanto vittorie. Quanto allo schema: 3-5-2 sulla carta, ma con due vite diverse. Senza palla, 5-3-2 stretto, con i quinti attenti a non lasciare corridoi puliti ai cross. Con la palla, invece, 3-2-4-1 mascherato: Politano e Dimarco altissimi, Barella e Tonali dentro al campo, vicini agli attaccanti, e uno tra i due sempre pronto a buttarsi nello spazio tra braccetto e quinto bosniaco.
Ecco il punto politico della partita: senza troppa fatica non si vince facendo meno, ma facendo prima. Politano ha detto che con la Bosnia sarà importante partire forte; Dimarco ha detto che la testa comanda le gambe. Hanno ragione entrambi. L’Italia deve entrare in campo per segnare presto, per allargare la Bosnia, per portarla fuori dal piano gara del sangue e della pazienza. Se va avanti, la partita cambia volto. Se resta bloccata, la serata si inclina verso il loro copione.
Dunque sì: Donnarumma; Mancini, Bastoni, Calafiori; Politano, Barella, Cristante, Tonali, Dimarco; Kean, Retegui. Pio pronto a entrare quando c’è da aprire il soffitto. E un solo comandamento per tutti: niente leziosità, niente passaggi di cortesia, niente calcio da convegno. La Bosnia si batte togliendole il fiato, non concedendole atmosfera. Per andare al Mondiale, Gattuso non deve inventare qualcosa di geniale. Deve solo scegliere qualcosa di serio.