Il 2026 secondo Bank of America

Bank of America racconta un mondo che non rallenta ma cambia pelle. Il rischio bolla (AI)
13 DIC 25
Ultimo aggiornamento: 07:55
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Immagine generata da ChatGPT

Se si mettono in fila le note “Year Ahead 2026” di Bank of America, il quadro che esce è meno cupo di quanto suggerisca il dibattito pubblico. Il 2026 non è descritto come un anno di recessione o di crollo dei mercati, ma come un anno di crescita “accettabile”, sostenuta da politiche ancora espansive, da un ciclo di tagli dei tassi quasi globale e da un’onda lunga di investimenti legati all’intelligenza artificiale. Il problema non è tanto la direzione di marcia, quanto i rischi di turbolenza lungo il percorso. Sul fronte macro, BofA vede una doppia K: economie che continuano a crescere, ma in modo squilibrato. Stati Uniti e Cina, per il 2026, hanno stime di crescita sopra il consenso, con l’economia americana sostenuta da politiche di bilancio generose e da una spinta agli investimenti AI, e la Cina che prova a bilanciare eccessi di capacità produttiva con più stimolo e un quadro commerciale leggermente migliore. L’idea di fondo è che “l’atterraggio duro” venga ancora rimandato, grazie a liquidità abbondante e governi poco inclini all’austerità. I tassi d’interesse scenderanno, ma non torneremo al mondo pre-2022. BofA immagina complessivamente 70-80 tagli dei tassi nel mondo, un dollaro che si indebolisce gradualmente e curve dei rendimenti più ripide in molte economie avanzate. Non un crollo del costo del denaro, dunque, ma un allentamento sufficiente a dare ossigeno ad azioni, obbligazioni high yield, titoli dei paesi emergenti.
Sui mercati azionari il messaggio è: utili in salute, prezzi più pigri. Per gli Stati Uniti BofA prevede una crescita a doppia cifra degli utili nel 2026 ma rendimenti di prezzo più contenuti, con l’idea che molto ottimismo sia già scontato. Vengono preferite le mid cap e le small cap, considerate pronte a un “big recovery” grazie al ciclo di investimenti e ai tagli dei tassi, mentre in Europa prevale il pessimismo: si temono un eccesso di ottimismo degli investitori, margini messi sotto pressione dalla concorrenza cinese e un quadro macro meno favorevole, con attese di correzione per lo Stoxx 600. I mercati emergenti, al contrario, sono tra i grandi promossi del 2026: BofA è dichiaratamente rialzista su molti bond locali, spinti dall’effetto combinato di dollaro più debole, tassi in calo e petrolio meno caro. L’Asia, in particolare, beneficia del ciclo degli investimenti tecnologici e dell’AI, con una crescita prevista intorno al 4,5-5 per cento e un ruolo centrale di Taiwan e dei paesi Asean nelle catene del valore dei semiconduttori e dei data center.
Sul 2026, però, c’è un grande asterisco: l’AI. BofA non dice che siamo già in una bolla, ma introduce per la prima volta un vero e proprio “Bubble Risk Indicator” e parla apertamente di una “Bubble èra”, in cui i mercati potrebbero alternare fasi di euforia a forti correzioni, per poi rimbalzare rapidamente. L’intelligenza artificiale è vista come il motore della crescita degli utili e degli investimenti, ma anche come la fonte principale di rischio: un improvviso “air pocket” sui titoli AI potrebbe trasmettersi a credito, occupazione e fiducia.
In sintesi: il 2026 di BofA è un anno “buono ma non grandioso”, in cui chi investe dovrà tenere insieme due verità. La prima: la recessione globale non è dietro l’angolo, e l’insieme di tagli dei tassi, politica fiscale generosa e spinta tecnologica continuerà a sostenere crescita e utili. La seconda: proprio questo mix crea le condizioni per scosse improvvise, soprattutto se l’entusiasmo sull’AI dovesse superare i fondamentali. Crescita sì, ma con cintura di sicurezza allacciata.