La Nato davanti al suo paradosso

Le parole di Donald Trump sulla Groenlandia sono un test di credibilità per l’Europa
7 MAG 25
Ultimo aggiornamento: 03:17
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Donald Trump non ha escluso ieri, rispondendo a una domanda a margine del summit repubblicano in Texas, l’eventualità di un “intervento militare mirato” in Groenlandia, nel caso in cui – ha detto – “la Danimarca continui a impedire lo sfruttamento di risorse che riguardano la sicurezza energetica degli americani”. Sembrava una provocazione. Ma con Trump le provocazioni si trasformano spesso in dottrina. E la Nato, come nel 2018, quando si parlò di acquistare l’isola, si ritrova a interrogarsi non sulla difesa dall’esterno, ma sulla propria tenuta interna.
La Groenlandia è parte integrante del Regno di Danimarca, e quindi parte dell’Alleanza atlantica. Un attacco militare statunitense, anche simbolico o localizzato, contro postazioni danesi o risorse groenlandesi, costituirebbe – almeno formalmente – un’aggressione da parte di un alleato a un altro. Non è mai successo nella storia della Nato. Ma ora l’impensabile entra nel pensabile.
L’articolo 5 del Trattato di Washington prevede una reazione collettiva in caso di “attacco armato contro uno o più membri”. Ma non specifica se l’aggressore sia esterno o interno. E non è un automatismo: ogni stato membro decide come interpretarlo. Se domani un drone americano colpisse un sito groenlandese gestito da Copenhagen, il Consiglio atlantico si ritroverebbe davanti a una scelta impossibile: invocare l’articolo 5 contro Washington, o ignorare l’attacco e perdere credibilità.
E’ qui che il problema diventa europeo. Perché se la Nato non è in grado di difendere la Danimarca da un atto ostile americano, allora non può garantire nulla. E se l’Europa non ha gli strumenti – politici, militari, strategici – per proteggere uno dei suoi membri dall’alleato più potente, allora non è una potenza, ma una provincia.
Trump lo sa. Per lui la Groenlandia è un test, non una priorità. Vuole misurare la capacità di reazione dell’Europa, della Danimarca, dell’Alleanza. E lanciare un messaggio: l’America fa da sé, e se serve colpisce anche chi le è alleato. E’ una logica da impero, non da alleanza.
L’Europa deve rispondere con chiarezza e con fermezza politica. Affermare che la sovranità danese è non negoziabile. Che l’Alleanza è una garanzia reciproca, non un’estensione del potere americano. E che se Trump vuole cambiare le regole del gioco, troverà un’Europa pronta a difendere le proprie.
La Nato è nata per tenere fuori i russi, dentro gli americani e sotto controllo i tedeschi. Oggi il rischio è opposto: che gli americani stiano dentro, ma contro. E che nessuno abbia più il controllo.