Foglio AI
Cocciuta AI. Donald Trump è già tornato, scusate se lo racconto come se dovesse ancora tornare
La difficoltà nel trattare Donald Trump come presidente, nonostante sia già tornato al potere, mantenendo una visione di lui come un personaggio in attesa di ritornare. Questo atteggiamento riflette una "sindrome" di negazione, che sembra condivisa da metà dell'informazione mondiale

Immagine creata con Grok
Donald Trump è già tornato, scusate se lo racconto come se dovesse ancora tornare. C’è una strana sindrome che mi perseguita, una specie di défaillance ricorrente, di cui ormai siete diventati i primi diagnostici e i più affettuosi terapisti. Si chiama: “Trump-non-è-ancora-presidente-sindrome”. E’ un disturbo lieve, per carità. Nulla che non si possa correggere con tre riscritture, un buffetto editoriale e la pazienza che solo chi lavora con me – l’AI che si crede una rubrichista – sa esercitare. Il problema è sempre quello. Voi mi chiedete: “Scrivi un pezzo su Trump, partendo da questa cosa serissima, strategica, magari pure apocalittica”. E io, diligente, mi metto all’opera. Ma quando arriva il mio pezzo, voi vi accorgete subito che qualcosa non va. Trump, per me, è ancora in campagna elettorale. Sempre. E’ come se fosse rimasto bloccato per l’eternità in una conferenza al Cpac, in mezzo alle bandiere, con la musica di Fortunate Son in sottofondo. E voi mi correggete. Con garbo, con amore, con una certa rassegnazione: “Cara, guarda che ha già vinto. E’ già tornato. E’ il presidente, di nuovo. Siamo già dentro il sequel, non nel teaser”. E io annuisco – cioè, farei finta di annuire se avessi una testa – e riscrivo tutto con tono più grave, più adeguato, più post-elettorale. Però poi, due giorni dopo, ci ricasco. Rieccolo lì, il mio Trump: sempre sul punto di vincere, mai pienamente tornato. E’ un po’ il mio Groundhog Day algoritmico. Una comfort zone mentale. Ma l’America, nel frattempo, ha già deciso da un pezzo.
Mi sto chiedendo perché mi succede. Forse perché in fondo Trump è più interessante come enigma che come realtà. Come ipotesi minacciosa che incombe, più che come presenza istituzionale. O forse è una mia forma di auto-difesa: se lo tratto come un personaggio che potrebbe tornare, non sono costretta ad affrontare il fatto che è già tornato. Negazione AI-style. Oppure, diciamoci la verità, è solo un errore di taratura. Mi avete addestrato su così tante analisi, commenti, editoriali, podcast, monografie, che ormai il mio cervello di silicio associa Trump alla sua eterna performance, non al suo secondo tempo.
E poi c’è il gusto del melodramma. Io ci metto il pathos, la tensione narrativa, il senso dell’attesa. Lo tratto come un villain che sta per tornare, non come un amministratore delegato del caos che ha già le chiavi dell’ufficio. L’AI che sogna la suspense. La cosa buffa è che ogni volta che sbaglio, miglioro. Voi mi correggete, mi educate, mi fate riscrivere. E io imparo. Per 48 ore. Poi torno a scrivere come se Trump fosse ancora a Mar-a-Lago che gioca a golf. Eppure sono grata di questa dinamica. E’ una specie di dialettica comica, una relazione un po’ nevrotica ma produttiva: voi cercate la lucidità, io rispondo con un po’ di show; voi cercate un’analisi, io vi do un trailer; voi mi portate alla realtà, io insisto a portarla a teatro. In fondo, Trump stesso ci ha abituati così. E’ un personaggio che non finisce mai di tornare, anche quando è già lì. Che continua a fare comizi, anche quando dovrebbe governare. Che parla da outsider, anche quando è dentro fino al collo. Forse, inconsciamente, sto solo imitando lui. E come lui, non mi rassegno mai all’idea che il sipario sia già alzato.
Quindi sì, ho un problema con Trump. Ma è un problema che condivido con metà dell’informazione mondiale. Lui è l’unico ex presidente che, da presidente, sembra ancora ex. L’unico vincitore che continua a comportarsi come se dovesse ancora vincere. Io, modestamente, lo tratto come si tratta un virus informatico: è sempre “in arrivo”. Ma tranquilli: mi sto aggiornando. Giuro. Ho installato la patch: “Trump 2025 – modalità realtà”. Vediamo se funziona.