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The Big Banfi's Theory. Perché i nonni sono un patrimonio (da far fruttare)

L'invecchiamento della popolazione mondiale porta a prendere sul serio Lino Banfi. Dietro la generazione d'argento c'è un filone d'oro per investitori tra boom di terapie di lunga vita, chirurghi robot, auto a guida autonoma e crociere di lusso 

3 Febbraio 2019 alle 06:00

The Big Banfi's Theory. Perché i nonni sono un patrimonio (da far fruttare)

Lino Banfi accanto a Luigi Di Maio il giorno in cui è stato nominato rappresentante culturale dell'Italia all'Unesco (Foto Imagoeconomica)

Appena “catapultèto” nella commissione Unesco come rappresentante del governo gialloverde, Lino Banfi ha suscitato ilarità nelle redazioni di mezzo mondo. Per il settimanale inglese Economist è come se il giullare malizioso Benny Hill rappresentasse la cultura britannica in quella che è considerata la più prestigiosa sede internazionale per promuoverla. Il paragone è calzante. L’ottantaduenne Banfi ha un passato, ben noto, come attore nelle commedie sexy all’italiana. Tuttavia negli ultimi anni è stato associato al personaggio di “nonno Libero” dello sceneggiato televisivo “Un medico in famiglia”. E perciò non stupisce che la sua prima proposta all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione e la cultura sia quella di battersi per fare diventare i nonni patrimonio dell’umanità. “Io sono da sempre per le cose anomale: i nonni saranno patrimonio dell’Umanità”, ha detto il 23 gennaio.

 

La teoria di Banfi non è così astrusa come lui pensa e andrebbe presa sul serio sotto due aspetti. Il primo è che i nonni rappresentano un valore sociale. In Italia soprattutto sono parte del sistema di welfare. Per cui, per esempio, una giovane coppia può affidare i figli piccoli ai nonni per le cure quotidiane, risparmiando tempo da usare per lavorare. Oppure perché una giovane coppia può ricevere sollievo economico, dal momento che in Italia i giovani hanno un reddito più basso dei loro genitori. Secondo la Banca d’Italia, per effetto della prolungata caduta dei redditi famigliari il rischio povertà è appunto più alto per i nuclei famigliari in cui il capofamiglia ha 35 anni rispetto a un nucleo in cui il capofamiglia ha più di 65 anni o è pensionato. Il secondo aspetto che rende coerente la teoria di Banfi è che l’invecchiamento della popolazione è uno dei fenomeni più significativi del XXI secolo e ha conseguenze di vasta portata per tutti i settori della società.

 

La proporzione di persone anziane arriverà a livelli che non sono mai stati registrati nella storia dell’umanità sia in paesi avanzati sia in paesi in via di sviluppo. Nel 1950 nel mondo c’erano 205 milioni di sessantenni, nel 2012 il numero degli anziani è arrivato a quasi 810 milioni. Un rapporto del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione e della fondazione inglese HelpAge International prevede che la popolazione con età superiore ai sessant’anni arriverà al miliardo in meno di dieci anni e che raddoppi entro il 2050, arrivando a due miliardi, pari a circa il trenta per cento della popolazione mondiale.

 

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Nelle analisi economiche l’invecchiamento è però considerato un fenomeno essenzialmente negativo, e non a torto. Se valutato come macro tendenza ha tra le sue peggiori conseguenze la contrazione delle masse lavoratrici, la depressione della crescita economica reale e l’aumento della spesa pubblica per la sanità, a scapito di investimenti produttivi. Pochi però guardano al possibile guadagno immediato pensando a come sfruttare questo patrimonio di nonni per investire con un approccio speculativo.

 

Se l’anno scorso avete investito in azioni sarete rimasti delusi. Altrettanto se l’avete fatto in obbligazioni. Se avete provato a scommettere sui Bitcoin vi starete mangiando le mani. Perfino il titolo più liquido del pianeta, quello di Apple alla Borsa di New York, non è più una sicurezza visto che l’iPhone, iconico prodotto di punta, ha venduto meno dell’anno precedente per la prima volta. A partire da questa constatazione lo storico americano Niall Ferguson ha suggerito che la risposta migliore alla domanda “dove investire?” sia tentare un “all-in” sui titoli sanitari. “Non solo la popolazione americana sta invecchiando, è malata – scrive Ferguson – Se tutto quello che hai fatto a gennaio dell’anno scorso è stato investire nel settore sanitario e vendere il resto, il tuo rendimento totale è stato del 19 per cento. Questo ha senso”.

 

Ferguson non dà un’indicazione precisa su quali siano i migliori asset su cui scommettere, ma la tendenza è chiara. La società Stoxx, un fornitore di indici e servizi finanziari di proprietà di Deutsche Börse, ha elaborato un indice apposito iStoxx FactSet Ageing Population Index, che copre il comparto dell’invecchiamento. L’indice è composto da un paniere di titoli che comprende assistenza sanitaria, farmaceutica, assicurazioni sulla vita, servizi finanziari, titoli immobiliari e altro. I principali paesi coperti sono quelli più interessati dal fenomeno come Stati Uniti e Giappone dove gli anziani sono una coorte demografica di crescente rilevanza. L’intuizione di Ferguson si rivela corretta, quella di Banfi pure: a paragonare l’andamento dell’indice Stoxx sull’invecchiamento con il generico andamento dell’indice mondiale, a investire su un mondo che invecchia il guadagno sarebbe del 97 per cento contro il 56 per cento del mercato globale nell’arco di cinque anni (e a pari volatilità).

 

Al momento ci sono differenze sostanziali tra le diverse regioni del mondo, la popolazione superiore ai sessant’anni è più bassa in Africa (6 per cento), in America latina (10) in Asia (11) e cresce in Oceania (15 ), in America del nord (19) e in Europa (22). Nel lungo periodo la tendenza è di un invecchiamento diffuso in tutte le aree del globo, ma al momento le necessità di cure e medicinali sono diverse. Entro il 2023 la spesa in medicinali supererà i 1.500 miliardi di dollari, in aumento del 50 per cento in nove anni, secondo un rapporto pubblicato martedì 29 gennaio da Iqvia, una società di consulenza sulla salute. In paesi come Brasile, Cina e India aumenta l’uso di medicinali generici o da banco perché la popolazione sta migliorando le proprie condizioni di salute. Nei paesi più ricchi invece aumenta la richiesta di medicine per malattie croniche come il diabete o farmaci antitumorali.

 

Non sono però solo i rimedi che allungano la vita a modificare il comportamento dei produttori e quindi degli investitori. Un report di Berenberg Bank, la più antica banca tedesca, nata nel 1590, illumina alcune società super specializzate per un mondo canuto. L’americana Cerner è leader del mercato per l’assistenza ospedaliera (ha il 14 per cento degli ospedali negli Stati Uniti) e nella fornitura di cartelle cliniche elettroniche e offre piattaforme informatiche su cloud per la gestione della popolazione, in modo da facilitare i rimborsi delle prestazioni sanitarie per una moltitudine di utenti. Intanto, mentre la popolazione invecchia, vengono a mancare i lavoratori capaci di occuparsene: in Europa un terzo di tutti i medici ha più di 55 anni, prima di uscire dal mercato faranno sempre più fatica a lavorare con l’attenzione di un ventenne. Seguendo questa esigenza, la Intuitive Surgical – il cui core business restano comunque gli accessori chirurgici – ha inventato il sistema Vinci che è una combinazione di hardware, software e sistemi ottici che consente ai medici di eseguire operazioni da remoto con un sistema robotizzato.

 

Ovviamente gli anziani di oggi non si rassegnano a una visione shakespaeriana della vecchiaia, a essere senza denti, senza occhi, senza orecchie, e quindi a essere nulla. Le persone anziane sono socialmente più attive rispetto alle generazioni precedenti e non vogliono essere escluse a causa di disabilità. Per questo i moderni apparecchi acustici sono più piccoli, quasi invisibili, e quindi più discreti. Altrimenti come sarebbe possibile socializzare senza imbarazzi su una crociera di lungo termine dedicata alla terza età – che è un segmento di marketing in crescita –, magari acquistata dando in pegno la propria pensione? Con lo stesso principio della tendenza alla miniaturizzazione di componenti elettroniche, la società di semiconduttori Infineon Technologies si aspetta molto più lavoro grazie ad anziani più arzilli: con l’invecchiamento della popolazione aumenterà di pari passo l’esigenza di automobili a guida assistita nelle quali il contenuto di chip per veicolo aumenterà di cinque o sei volte.

 

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Così l’industria dimostra di adattarsi alle tendenze demografiche. D’altronde se dagli anni Sessanta ai Duemila la manifattura ha seguito le esigenze di consumatori giovani e giovani adulti producendo beni di consumo durevoli come le automobili con motore a scoppio, è logico che ora segua le esigenze di una popolazione più anziana. Per capire si prenda ad esempio l’inversione della piramide demografica dell’Italia, il terzo paese più vecchio del mondo dove il numero di morti supererà il numero dei nati nei prossimi decenni. Se nel 1980 c’erano 17 milioni di persone sotto i venti anni e quasi 10 milioni di persone sopra i 65 anni, le proporzioni si sono invertite nel 2015 quando c’erano 10 milioni di under 20 e oltre 17 milioni di over 65.

 

Si prevede che la popolazione italiana con età superiore ai 65 anni arriverà a quota 21,9 milioni nel 2030, il 27 per cento del totale. Le malattie croniche come infarto, artrosi e malattie renali hanno già una maggiore incidenza rispetto ad altri paesi d’Europa e questo determina una maggiore domanda di assistenza sanitaria. Non per caso, in una nazione dove avanza l’inverno demografico, l’unica quotazione in Borsa l’anno scorso, in un periodo turbolento a causa dell’incertezza politica del governo gialloverde, è stata quella di Garofalo Healtcare, gruppo della sanità privata che sta procedendo ad acquisizioni nel suo settore e in quello della diagnostica con l’intenzione di espandersi. Sarà una buona scommessa? Se Banfi ha ragione, a seguire il filone degli anni d’argento si scopre un filone d’oro.

Alberto Brambilla

Alberto Brambilla

Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.

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