Lidya Nada via Unsplash 

Cose che sarebbe meglio sapere quando si usano le emoticon

Annalena Benini

Le conseguenze delle faccine sulle nostre vite. Nella migliore delle ipotesi: Voltaire

Non si può fare tutto. O meglio, bisogna sapere che ci sono delle conseguenze anche serie, non esistono azioni innocue agli occhi degli altri. 

  
Se nelle chat e nei messaggi si usano le emoticon, ad esempio, tutte le emoticon, qualunque faccetta, animaletto, cuoricino, illudendosi di stare nello stesso mondo fluido e privo di gerarchie di coetanei, è meglio sapere che, al contrario, l’effetto dell’uso selvaggio e indiscriminato di cosette sorridenti, cavalli al galoppo e bottiglie di prosecco a cui salta il tappo, è l’etichetta (si sa quanto è difficile, poi, togliere un’etichetta, non bastano cent’anni) di: vecchio, vecchissimo, decrepito. 
Oppure, nella migliore delle ipotesi, se vostro figlio, o il vostro studente, o chiunque abbia meno di, mettiamo, trent’anni e stia messaggiando con voi per motivi di lavoro, amicizia, o anche forse (non sono qui per giudicare e non lo voglio sapere, ma potete eventualmente scrivermelo in privato) sentimentali, se insomma queste persone provano un sincero affetto o simpatia per voi, potrebbero allora semplicemente ridere e pensare, con divertita benevolenza: che cringe, e continuare a volervi bene.

    

Riassumendo: che cringe, è la risposta migliore e più dolce alle faccette che voi mandate con entusiasmo e fiducia per non essere cringe e per non essere vecchi.  Che cringe ha infatti anche una connotazione affettuosa: il nipote lo pensa sempre di sua nonna. E attribuisce la necessità e l’uso delle faccette anche alla lentezza nel digitare un messaggio fatto di parole (mi raccomando, i punti esclamativi e interrogativi vanno usati il meno possibile: sono il contrario della disinvoltura). Ma quando lo “sta scrivendo” dura più di sei secondi, sproporzionati rispetto alla brevità e alle imprecisioni del messaggio poi ricevuto, è evidente che a quel punto ricevere o non ricevere una faccetta non cambierà lo stato delle cose: la lontananza tra i due mondi è così evidente che resta solo Voltaire e la tolleranza. La figlia risponde ai sorrisi cringe del padre con un bacio cringe che significa: mi metto al tuo livello perché ti voglio bene, uso anch’io il tuo linguaggio decrepito per metterti a tuo agio, darei comunque la vita perché tu possa continuare a usare queste faccette per sempre. 

    
E’ giusto sapere che, nelle chat tra loro, loro che maneggiano i codici del presente e del futuro, le emoticon vengono usate per prendersi in giro. Hanno la stessa funzione del sarcasmo. Servono per umiliare e per auto umiliarsi.

 
Ci sono soltanto due faccette che sfuggono a questa conseguenza pressoché definitiva sulla nostra vita e sulla nostra immagine: il cuore rosso e la faccina che ride con le lacrime. Solo ed esclusivamente quella con le due lacrime, però, non ci sono eccezioni e non esistono interpretazioni estensive: il sorriso largo a occhi chiusi è assolutamente controindicato, l’occhiolino è proibito, il brindisi con i due bicchieri è da buttarsi dalla finestra, il fantasmino con la lingua fuori sarebbe stato meglio che non fosse mai stato creato. Nella classifica delle emoticon inutilizzabili, la faccina arrossita con gli occhi sbarrati è forse al primo posto, ma anche la ragazza che si dà la manata sulla fronte si trova nella terra del non ritorno

  
Naturalmente, poiché la conoscenza rende liberi, possiamo prendere queste informazioni e buttarle, perché  la faccina con gli occhi a cuore è troppo bella per restare inutilizzata. E perché siamo abbastanza vecchi per decidere che facciamo come ci pare.   
      

Di più su questi argomenti:
  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.