Il diritto di difesa non può valere solo per gli innocenti
Grazie all’avvocato Domenico Battista scopro che questa rubrica viene citata, positivamente, in un documento della Camera penale di Roma.

Grazie all’avvocato Domenico Battista scopro che questa rubrica viene citata, positivamente, in un documento della Camera penale di Roma. Qui si ringrazia, naturalmente, ma più interessante di quello degli avvocati, sul quale avrei poco da dire perché sono d’accordo, è il documento dell’ordine e del sindacato dei giornalisti al quale i penalisti rispondono. Ordine e Fnsi si rivolgono al tribunale che guida il dibattimento su mafia capitale chiedendogli di impedire agli avvocati di criticare i giornalisti e i loro articoli. La vicenda è nota e qui se ne è già scritto. Forse posso provare a fare un esempio. Nel processo Tortora, in istruttoria e in primo grado, i giornalisti napoletani e gli inviati erano compattamente colpevolisti e adusi a valorizzare anche le accuse più fantasiose e false. Memorabile un inviato del Corriere della Sera che raccontò come Tortora si fosse appropriato di soldi donati dopo il terremoto in Irpinia. Ovviamente la difesa stigmatizzò anche in aula quegli articoli e i loro autori e anche allora ordine e sindacato si fecero sentire in difesa dei loro iscritti. Lirio Abbate non è, a mio parere, un giornalista del tipo di quell’ormai scomparso inviato del Corriere e certo Carminati non è Enzo Tortora, ma il diritto di difesa non può valere solo per gli innocenti. L’esempio peraltro mostra come anch’essi possano essere bersaglio di iniziative che vogliono sottomettere la libertà di critica all’intangibilità di una corporazione.