Un Foglio internazionale

New York diventa un luogo sempre più stimolante”, scrive Simon Kuper sul Financial Times. “Questa estate era tutto un chiacchiericcio senza fine. Le persone trascorrono ore intere a parlare nei parchi e nelle caffetterie. Per strada tutti comunicano attraverso i loro auricolari socializzando ogni minuto. Per tre settimane dalla mia base di Brooklyn, dopo che la mia moglie statunitense ha annullato il mio boicottaggio dell’America di Trump, ho preferito la vita al lavoro e sono andato in giro a incontrare persone. Ecco quello che ho notato nella città che genera i trend globali.
Il #MeToo ha trasformato New York
Da quando il movimento ha avuto inizio nel 2017, alcuni uomini di potere newyorchesi sono scomparsi: non sono solo stati licenziati, ma non sono più comparsi nelle cene che contano. La crisi finanziaria del 2008 ha avuto un impatto molto più lieve sull’élite newyorchese, come testimoniano gli elicotteri che trasportano i banchieri nelle loro ville agli Hamptons. I criminali sessuali e i molestatori non hanno un futuro nella società. Gli amici di Jeffrey Epstein sono andati a fondo nel momento in cui sono emersi i crimini da lui commessi negli ultimi anni. Ma il #MeToo va oltre tutto ciò. Un amico liberal con un lavoro importante mi ha detto che teme di essere rovinato dalle norme sulla libertà di espressione. Un giorno dirà qualcosa di sbagliato a una riunione e la sua carriera finirà nel giro di tre giorni a causa di una polemica su Twitter. Questo timore è molto diffuso tra i miei coetanei (i millennial invece non sono affatto interessati). Anche i newyorchesi di mezza età che sono ben disposti verso le nuove norme sulla libertà di espressione fanno fatica a capirle fino in fondo. I giovani hanno reinventato il gender e la sessualità. Quando mia figlia di 13 anni ha detto a un amico di essere eterosessuale, ha avuto la sensazione di avere fatto una confessione scomoda. Ma la risposta del suo amico l’ha stupita: ‘Perché devi limitarti?’. Nel suo spettacolo a Broadway intitolato ‘Quello che la costituzione significa per me’, Heidi Schreck fa i complimenti ai giovani per essere più sofisticati delle generazioni precedenti riguardo ai temi di gender. Tuttavia, ogni nuovo movimento raggiunge un limite prima o poi. Il New Yorker – manuale di riferimento dei liberal più anziani – ha appena pubblicato una riabilitazione postuma del senatore Al Franken. Alcuni uomini di mezza età si sono silenziosamente domandati se questo sia un segno di evoluzione del #MeToo.
Qui Trump quasi non esiste
Un ebreo newyorchese mi ha detto che il presidente Trump avrebbe interpretato la campagna elettorale del 2020 come una convalida del suo messaggio razzista. Il mio amico pensa di emigrare. Tuttavia, quando gli viene chiesto di menzionare un cambiamento concreto che il presidente ha causato alla sua vita, lui non risponde. Trump è come un tumore che non è ancora scoppiato nella sua testa. La maggior parte dei newyorchesi bianchi che ho incontrato si stanno separando emotivamente dall’America di Trump. Il disprezzo pre-elettorale verso i sostenitori del presidente è diventato un tentativo post-elettorale di empatizzare con i cittadini più trascurati e infine si è trasformato in un allontanamento definitivo quando la retorica del presidente si è spostata dall’economia alla razza. Trump viene menzionato raramente nelle conversazioni dell’alta società. Il trumpismo è molto più inquietante per le persone di colore. In una città in cui il 79 per cento ha votato per Hillary Clinton nel 2016, la maggior parte dei newyorchesi non ha mai incontrato un sostenitore di Trump. La sua roccaforte in città è la periferia di Long Island che, come ha notato il mio collega Gary Silverman, ha prodotto gli addetti alla comunicazione dell’Amministrazione: gli ex direttori alla comunicazione Bill Shine e Anthony Scaramucci, il conduttore di Fox Sean Hannity e l’ex conduttore Bill O’Reilly. La maggior parte dei conflitti politici a New York avviene tra i liberal e i socialisti. Qui governa la sinistra: lo stato ha appena abolito la procedura per tagliare gli artigli ai gatti. Prenditi questo, Trump.
La gentrificazione va bene
I laureati e il capitale si sono diffusi in cinque quartieri. ‘La città è diventata più grande’, dice lo scrittore Thomas Diya. Brooklyn, i cui grattacieli sono impressionanti anche se inferiori a quelli di Manhattan, potrebbe essere il campione mondiale della gentrificazione. Molti danno la colpa al fenomeno per avere fatto allontanare i residenti poveri a causa dell’aumento del prezzo degli affitti. Bernie Sanders, originario di Brooklyn, ha avvertito i costruttori: ‘Non potete arrivare e erigere dei grattacieli costosi, facendo scappare gli inquilini della working class’. Ma nuovi studi suggeriscono che la gentrificazione fa più bene che male. E’ vero, gli affittuari poveri lasciano i quartieri in via di gentrificazione – ma abbandonano tutti le zone, secondo uno studio appena pubblicato dalla Philadelphia Fed. Tipicamente, circa tre quarti degli affittuari lasciano la propria casa nell’arco di dieci anni.
La gentrificazione o non aumenta l’esodo (lo sostiene uno studio della New York University) oppure la aumenta di poco (secondo la Philadelphia Fed). E i residenti poveri che restano nel quartiere beneficiano di scuole migliori, di una minore povertà e strade più sicure. L’altro effetto della gentrificazione è la mescolanza razziale. Fort Greene a Brooklyn e Harlem sono diventati i quartieri più misti che io abbia mai visto negli Stati Uniti. Potresti chiamarla la distruzione della comunità afro-americana ma ‘comunità’ è spesso una parola in codice per ‘quartiere segregato’. Guardando la folla multirazziale che si riunisce nel Prospect Park di Brooklyn a suonare il tamburo puoi immaginare in parallelo un’America armoniosa in cui Trump rimane solo un costruttore newyorchese atteso una serie di bancarotte”. (Traduzione di Gregorio Sorgi)