Ed ecco deepfake in una campagna politica

2 MAR 20
Ultimo aggiornamento: 00:06 | 3 MAR 20
Immagine di Ed ecco deepfake in una campagna politica
Lo scorso mese, poco prima delle elezioni locali a Delhi, hanno iniziato a circolare nelle chat dei cittadini indiani due video di Manoj Tiwari, il presidente del Bharatiya Janata Party (Bjp), che attualmente è al governo del paese con il primo ministro Narendra Modi. In entrambi i video Tiwari critica duramente il governatore di Delhi, che appartiene a un altro partito. In un video la critica è in haryanvym, un dialetto hindi, nell’altro è in inglese. C’è un problema: Tiwari non è in grado di parlare né l’una né l’altra lingua, o quanto meno non sufficientemente bene da farlo in pubblico, e i video elettorali sono deepfake. I deepfake sono video che sono stati alterati usando algoritmi di machine learning capaci di far combaciare il labiale con un audio contraffatto. Per anni gli esperti hanno temuto l’avvento dei deepfake in politica, dato il loro potenziale distruttivo: con deepfake, è possibile far dire a chiunque qualsiasi cosa, e per esempio diffondere un video in cui Donald Trump annuncia la guerra nucleare. Finora i deepfake in politica erano stati usati in maniera marginale, e mai direttamente da un candidato o da un esponente di un partito. I collaboratori di Tiwari si sono giustificati dicendo che la contraffazione è stata fatta a fin di bene, per superare una barriera linguistica, ma è comunque la rottura di un tabù. I video falsi hanno raggiunto circa 15 milioni di persone in tutta l’India.