Contro i deliri della cartomanzia geopolitica

9 GEN 20
Ultimo aggiornamento: 00:07 | 10 GEN 20
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E poi: “La rilegittimazione del regime a furor di popolo è un fattore decisivo, senza quella non sarebbero stati mandati i missili sulle basi irachene. Le conseguenze disastrose della Sarajevo del XXI secolo si faranno sentire, la guerra continua eccetera”.
E’ un delirio frivolo, come si vede. Non hanno voluto twittare la bandiera e approvare una decisione politica opportuna e tardiva di deterrenza forte, alcuni di loro hanno paragonato Suleimani a Cheney, cioè un generale nemico e terrorista a un uomo di stato patriota e internazionalista, ecco che devono giustificare in questo modo penoso, e con argomenti così ridicoli, la dissociazione e il suo gigantesco flop. Il mancato innesco della Terza guerra mondiale, e il minimo ristabilimento di un equilibrio nei rapporti di dissuasione e di forza, diventano il pretesto per argomentazioni sofistiche, e per una previsione di tipo cartomantico su un futuro oscuramente apocalittico. Senza la minima pezza d’appoggio. Ne vedremo invece delle belle, questo è certo, non perché l’America è imperialista e avventurista, tutt’altro, perché semmai la deterrenza Suleimani è stata esercitata all’interno di una guerra vera alla quale ciascuno è rassegnato ma che nessuno ha voglia di combattere con una strategia decisiva, nemmeno Trump e forse nemmeno il Pentagono, malgrado sia chiaro come il sole, e da un paio di decenni, che questa guerra di civiltà finirà (provvisoriamente, ma per generazioni) solo con una Waterloo degli eserciti rivoluzionari islamisti, il giorno in cui cadranno gli ayatollah a Teheran e a Qom.
Giuliano Ferrara