Combattere il caos. La strategia di Patrick Stefanini, lo spin doctor dei Républicains

Il capo della campagna elettorale di Valérie Pécresse quasi si offende quando lo chiamano "il mago": lui è tutto studio, metodo, rigore, annullare gli imprevisti. Storia di un comunicatore che vuole ricostruire il gollismo francese
10 GEN 22
Ultimo aggiornamento: 16:30
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Quando c’è Patrick Stefanini nulla è lasciato al caso: detesta gli imprevisti, è meticoloso, studioso, geloso della sua formazione da comunicatore vecchio stile che sa dare ai social e al digitale il peso che deve avere, senza eccessi ridicoli. Quando dicono che Stefanini è il “mago” delle campagne elettorali dei gollisti francesi, lui quasi si offende: non c’è magia, c’è metodo, e soprattutto si combatte il caos. Stefanini è il capo della campagna per le presidenziali di Valérie Pécresse e l’artefice della sua vittoria a sorpresa delle primarie dei Républicains, ancor più decisivo se si pensa che persino Eric Zemmour, candidato dell’estrema destra, aveva provato a portarselo in squadra.
Sessantotto anni, enarca, ex consigliere di stato, ex prefetto, molto più bravo a gestire le carriere politiche degli altri che la sua, Stefanini è diventato famoso come spin doctor con l’elezione a presidente di Jacques Chirac nel 1995, quando il favorito era Edouard Balladur. E’ stato anche il costruttore dell’ascesa di François Fillon alle primarie del 2016, ma poi lo aveva abbandonato quando cominciarono gli scandali. Per prendere le distanze da Fillon Stefanini ha pubblicato un resoconto di quella sconfitta nel novembre del 2017, “Déflagration, dans le secret d’une élection impossible”, pieno di dettagli ovviamente ma soprattutto implacabile.
Valérie Pécresse è l’occasione per seppellire quella sconfitta che ancora tormenta i Républicains e per confermarsi come il maestro delle campagne elettorali della destra francese. Stefanini aveva già portato la Pécresse alla vittoria nell’Île de France nel 2015 e ora ha definito l’immagine presidenziale da “rullo compressore” della candidata dei Républicains. Intanto si occupa di riunire il partito dietro alla “cheffe”, la capa, come la chiama lui: ci sono molte correnti e molti conti in sospeso dentro ai gollisti e se è vero che la candidatura della Pécresse ha creato uno scossone dentro a una campagna che pareva una ripetizione di quella del 2017, con uno scontro tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, è anche vero che le tensioni interne sono grandi e che la riunificazione è ancora tutta da fare, come dimostra l’uscita di un parlamentare, Guillaume Peltier, passato con Zemmour. Stefanini si muove con il suo passo attento e rigoroso che gli permette di posizionare la sua candidata a livello generale ma anche di declinare l’offerta politica per i vari segmenti di elettorato il cui voto è decisivo per trasformare il dieci per cento dei consensi su cui viaggia oggi la Pécresse in un bottino di voti buono per raggiungere il ballottaggio dopo il primo turno.
Si vede spesso in televisione, Stefanini, ed è durissimo contro Macron soprattutto sulle questioni di sicurezza, care a lui e care al suo partito nonché terreno in cui, se ci si muove bene, si può sottrarre voti all’estrema destra. Stefanini è anche molto duro con Macron sulla gestione dei No vax: dice che il presidente insulta parte della popolazione che “non ha fatto nulla di illegale”. E chiede: se uno è irresponsabile allora non è più un cittadino francese? La cerchiamo tutti una risposta a questa domanda, non soltanto la Francia che si prepara alle elezioni, quindi a contarsi.