L’ultima ribalta di Lanny Davis, avvocato dei Clinton che difende l’avvocato di Trump

Paola Peduzzi

Milano. Quando all’inizio di luglio l’avvocato di Donald Trump ha assunto per la propria difesa l’avvocato (storico) dei Clinton, i più attenti hanno detto: non può finire bene. Michael Cohen, l’avvocato tuttofare del presidente americano ora in rivolta contro il suo capo, ha assunto nel suo team di difensori Lanny Davis, che ha un portafoglio di clienti enorme ma che è soprattutto uno dei volti più noti della stagione dell’impeachment contro Bill Clinton, alla fine degli anni Novanta. Davis ha capito che era arrivato il momento di offrire i suoi consigli quando ha sentito che Cohen, fino a quel punto considerato un fedelissimo di Trump, diceva in un’intervista all’Abc News: sono leale alla mia famiglia e alla patria, senza citare Trump. Ma come, non era stato lo stesso Cohen a dire poco tempo prima di essere pronto a prendersi “un proiettile” per difendere il presidente? Una piccola crepa ed ecco che Davis si è presentato, pronto a buttare giù l’impalcatura della difesa trumpiana, lui che ha scritto di recente un libro per dire che la vittoria elettorale di Trump è stata una rapina, se non fosse stato per l’ex direttore dell’Fbi James Comey (un altro traditore, secondo la corte di Trump) Hillary Clinton non avrebbe mai perso le elezioni del 2016. Ho riconosciuto la “sincerità” di Cohen, ha dichiarato Davis commentando l’assunzione, e dopo qualche consiglio informale è diventato il frontman dell’avvocato rivoltoso, attivissimo soprattutto in tv. Cohen è disposto “a dire la verità a chi gliela chiede”, ha detto Davis dopo che l’ormai celebre registrazione di Cohen che parla con l’allora candidato Trump di “cash” è stata consegnata alla Cnn e al pubblico americano. Questo blitz mediatico sembra preso direttamente dal manuale che Davis scrisse nel 1999, “Truth to Tell: Tell It Early, Tell It All, Tell It Yourself”, non lasciare che siano gli altri a definire la tua verità, dilla prima di loro, dilla tutta e soprattutto dilla tu.

 

Oggi Davis sostiene di non essere responsabile – “non siamo stati noi” – dell’ultimo capitolo di questa vicenda (rivelato ancora una volta dalla odiatissima Cnn), cioè il fatto che, secondo Cohen, Trump era a conoscenza del famigerato incontro alla Trump Tower tra emissari russi e Donald Jr. Ma lo zampino di Davis è dappertutto in questa clamorosa rivolta dell’avvocato di fiducia di Trump, e i trumpiani non fanno altro che sottolineare quanto sia losco quello che Rudy Giuliani definisce “davvero uno strano matrimonio”. “Non voglio insistere troppo con la Clinton connection – ha detto la anchorwoman di Fox News Laura Ingraham – Ma è interessante che Cohen abbia scelto come avvocato un amico intimo, un amplificatore, un difensore di lunga data dei Clinton dopo tutto quello che è successo durante la campagna presidenziale. Mi pare una scelta strana”.

 

Stranezza o no, in un attimo il clima politico è tornato quello dello scontro frontale tra Trump e la Clinton, con qualche reminiscenza storica a fare da fronzolo, visto che Davis divenne famoso durante un caso di impeachment. La fama di Davis va oltre ai Clinton, il suo nome è associato a molti casi giudiziari celebri in America, a un paio di dittatori, ad Harvey Weinstein che ha lasciato perché, si dice, non ha voluto seguire il suo consiglio di usare toni più concilianti nel momento in cui hanno iniziato ad ammonticchiarsi le accuse di molestie sessuali. I media parlano con toni decisamente antipatizzanti delle “nove vite” di Davis e della sua attenzione al denaro, mentre i repubblicani provano a dire che, a lungo andare, la presenza di questo avvocato che rintuzza una faida politica enorme, potrebbe addirittura nuocere allo stesso Cohen che deve comunque negoziare qualcosa a proprio vantaggio con il superprocuratore Mueller. Ma le sorti di Cohen ora interessano a sempre meno persone, difficile immaginare che gli anti trumpiani possano spendersi più di tanto per l’avvocato di Trump, e così Davis si gode lo spettacolo, spesso in diretta tv, di questo tradimento del fedelissimo ai danni del presidente-impostore. E intanto rincara, com’è nella sua natura di avvocato-pr: ci potrebbero essere altre registrazioni, ha lasciato intendere Davis in una conversazione con una giornalista di Vanity Fair, perché è così che si manda avanti lo show oggi: ripetendo che questo è soltanto l’inizio.

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