Il test greco di Erdogan

Redazione

La visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan in Grecia è storica per molte ragioni. Anzitutto, perché raramente il leader di Ankara visita i paesi dell’Unione europea, specie da quando, negli ultimi anni, l’Ue è diventata il bersaglio polemico prediletto di tutti i suoi comizi politici (per non parlare dell’ampia distanza messa tra sé e l’occidente tutto sulla questione di Gerusalemme). Inoltre, perché erano 65 anni che un leader turco non metteva piede ad Atene. Grecia e Turchia sono alleati della Nato ma rivali con una storia di odio vecchia di secoli e un dossier di controversie quasi infinito. La questione di Cipro (i negoziati per la riunificazione dell’isola sono collassati per l’ennesima volta giusto quest’anno), le continue rivalità militari (che hanno portato i due paesi vicini al conflitto per l’ultima volta negli anni Novanta), le lamentele di Atene sulle migliaia di violazioni dello spazio aereo greco compiute dai caccia turchi (3.000 solo quest’anno, secondo il governo ellenico). Per questo la visita storica era anche un test, l’ennesimo, per Erdogan: si fosse mostrato aperto e disponibile al dialogo la Grecia, e con lei l’Europa tutta, avrebbero capito che con il sultano c’è ancora possibilità di lavorare assieme. Le cose, almeno a giudicare dal primo giorno di visita, sono andate al contrario.

 

Atene aveva approntato per Erdogan un’accoglienza imperiale e misure di sicurezza paragonabili a quelle messe in campo per i presidenti americani: srotolato il tappeto rosso, 2.800 ufficiali di polizia e centinaia di membri delle forze speciali hanno sorvegliato l’arrivo di Erdogan. Il turco non si è lasciato lusingare. Durante un incontro con il presidente greco Prokopis Pavlopoulos anziché parlare del miglioramento delle relazioni bilaterali ha chiesto ufficialmente la revisione del trattato di Losanna, un documento del 1923 (!) che stabilisce i confini tra i due paesi dopo la Prima guerra mondiale e che ad Ankara non è mai andato giù. Ha lamentato il cattivo trattamento dei musulmani in Grecia, e ha insistito nel dire che se Atene è nella Nato è solo perché Ankara lo ha concesso. Pavlopoulos era inferocito e il premier greco, Alexis Tsipras, ha cercato imbarazzatissimo di alleviare la gravità della situazione chiedendo al presidente turco “critiche costruttive”. I greci speravano di ospitare un partner affidabile, si sono trovati con il solito Erdogan.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.