Smemoranda, l’unica riforma della scuola mai riuscita

Ivan Berni

Questo è l’anno quarantuno. La prima Smemoranda andò in stampa quando Salvini il Truce aveva cinque anni e Giggino Di Maio nemmeno era un pensiero (di mamma e babbo, s’intende). Parlava ai teenager allora e lo fa ancora oggi: a centinaia di migliaia di ragazzini che di quelle pagine a quadretti intervallate di aforismi, satira, ironia e racconti avrebbero fatto lo scrigno intimo dei turbamenti, degli amori e delle incazzature e poi un simbolo e infine qualcosa di simile a un’istituzione. Chi ha inventato la “Smemo” continua a farla ancora oggi e ci ha costruito un’impresa solidissima, che fra qualche mese (salvo imprevisti) sbarcherà al mercato ristretto della Borsa di Milano, forte di un fatturato che viaggia verso gli ottanta milioni l’anno, 180 dipendenti e una diversificazione delle attività che va dalla televisione, allo scouting e al management dello spettacolo, alla cartoleria, al licensing fino alla produzione di borse, trolley e valigie. Smemoranda è cosa serissima benché abbia natali di sinistra. E se la serietà la deve probabilmente al fatto che i suoi inventori sono gli umoristi Gino& Michele, la solidità è figlia del loro amico-socio-manager Nico Colonna: uno con la faccia di Ivan Zamorano e la tigna di un vigneron che coltiva un’impresa culturale. La casa di Smemoranda, e della holding Gut edizioni, sta in fondo a viale Ortles, due palazzine tinteggiate prevalentemente di blu: “Siamo qui dal 2002. C’era solo il dormitorio pubblico”, ricorda Colonna. Poi arrivò la Fondazione Prada e al seguito laboratori, gallerie, showroom, atelier creativi che stanno trasformando la penultima periferia industriale dismessa in un promettente quartiere cool, o fighetto se si preferisce.

 

Il colpo di genio che ha fatto di Smemoranda un brand inossidabile, e una miniera, è stato l’invenzione di un format: un diario con i quadretti al posto delle righe, testi scritti da personaggi amati o comunque conosciuti da un pubblico di adolescenti e una durata di sedici mesi, ovvero l’anno intero più l’estate. Nei primi anni il giro dei collaboratori era, sostanzialmente, quello del vecchio Linus, compreso Oreste del Buono, con l’aggiunta di qualche giornalista, qualche cantante e qualche cabarettista. Oggi scrivono per Smemoranda i Maneskin, i rapper, Bebe Vio, qualche dj, il pilota Dovizioso, giocatori di basket e giocatrici di volley oltre agli immancabili Litizzetto, Gino Strada, don Ciotti, Roberto Saviano e Luciano Ligabue. Il format regge ancora alla grande: quest’anno si prevede un venduto sulle 700 mila copie, cui vanno aggiunte le 75 mila dell’edizione per i docenti e le 80 mila dell’edizione letteraria, farcita con 12 racconti inediti di scrittori italiani e riservata ai vecchi cultori della Smemo. “Il record l’abbiamo fatto nel ’94, con 1 milione 300 copie”, ricorda Colonna “ma anche oggi va molto bene, considerando che abbiamo un paio di concorrenti forti e soprattutto che il concorrente più forte sono gli smartphone. Devo dire, anzi, che negli ultimi due anni siamo cresciuti. I ragazzi riscoprono il diario perché si fidano sempre meno dei social”.

 

Smemoranda è da sempre una specie di breviario del politicamente corretto ad uso dei teenager. E se Nico Colonna lo rivendica: “E’ un nostro vanto. Attraverso satira e ironia cerchiamo di mettere i ragazzi in condizione di avere una visione del mondo e di avere dei valori”, Michele Mozzati smussa e precisa. “Preferisco culturalmente corretto. Oggi ci troviamo a sostenere una battaglia di contenuti quasi d’avanguardia. Portare ai giovani tematiche come antirazzismo, solidarietà, ambientalismo, ma anche amicizia, collaborazione, rispetto dei compagni è una dura missione controcorrente, considerando i tempi grami che viviamo. Sono valori alti e per niente banali. Non è facile, senza scivolare nel pedagogismo, cosa dalla quale ci teniamo a debita distanza da sempre”.

 

Intorno all’immortale Smemoranda, ai suoi altrettanto immortali buoni principi e ai suoi invidiabili conti, gira il mondo di Zelig, da un anno diventato un canale televisivo e un arcipelago di attività assortite. Chiusa nel 2016 la parabola dello Zelig show sulle reti Mediaset dopo quasi vent’anni – con ascolti record, Telegatti e primati di share – dai primi del 2018 Zelig è diventato un canale tematico (il 243 sul digitale terrestre) con l’idea di svilupparsi anche in streaming. Il vecchio locale-incubatore del sistema Zelig, in viale Monza 140, è stato trasformato in uno studio televisivo robotizzato e ultramoderno. L’attività di scouting per nuovi comici è rimasta in piedi e ugualmente è rimasto in piedi il management artistico, curato dalla società Bananas, altro pezzo fondamentale della costellazione Gino & Michele and friends. Poi ci sono le attività diversificate acquisite negli anni: la rete C’Art di cartolerie e Gift in franchising; la Nava Design che produce borse e trolley; la Crazy Bell che lavora sul licensing (fra i marchi anche Mille Miglia); le attività digitali raggruppate in Digital Gut e persino un servizio di consulenza ed head hunter per la aziende. Però, alla fine, quello che spicca è che questa tribù, ormai, di ultrasessantenni, non rinuncia a un ruolo pubblico. Non solo per il sostegno storico a organizzazioni come Emergency, ma per essersi presi in carico la risistemazione del dormitorio pubblico, reintitolato a Enzo Jannacci, organizzando ogni anno una grande festa, e per l’impegno mantenuto sulla sostenibilità, con la piantumazione di 160 mila alberi in cinque boschi in provincia di Pavia, costeggiando il Po verso Piacenza. “Su terreni demaniali”, precisa Nico Colonna. “Con le ultime amministrazioni di Milano, compresa la fase Moratti, abbiamo sviluppato un ottimo rapporto – dice Mozzati – fare qualcosa per la città sta nelle nostre corde da sempre. Per me, che potrei fare comodamente il pensionato, questa è ancora un’avventura entusiasmante. Abbiamo lavorato bene e soprattutto stiamo lasciando una traccia. Che poi è quello che conta”. La piccola galassia di Smemoranda oltretutto permette al due di coppia Gino & Michele di coltivare, anche, le velleità di misurarsi in singolo in nuove avventure. Per Gino Vignali la scommessa è di farsi una reputazione come giallista: da mesi è in giro per l’Italia per la presentazione di “La chiave di tutto”, noir d’esordio per le edizioni Solferino. Per Michele Mozzati è la scoperta di un insolita passione per il grande pittore americano Edward Hopper, raccontata in due libri per le edizioni Skira: “Luce con Muri”, uscito nel settembre 2016 e il nuovissimo “Silenzi e Stanze”, in libreria dal 20 settembre.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.