Il complicato risiko delle infrastrutture in Lombardia

Fabio Massa

Se fosse stato per i No Gallery (per dirla all’uso moderno), anche la Galleria Vittorio Emanuele non si sarebbe dovuta realizzare. Aveva forti sponsor, questo movimento, tra cui – ad esempio – il fratello del compositore Arrigo Boito, quel Camillo architetto che era direttore del Poldi Pezzoli. Eppure, l’amministrazione di Milano, di fronte al progetto di Giuseppe Mengoni, in due passaggi in Consiglio comunale stroncò tutte le opposizioni. E sbaragliò anche le ragioni dei No Gallery di allora, molto “moderne”: mancanza di fondi, uso sbagliato degli spazi, progetti non convincenti. Solita solfa, esito alla milanese: progetto approvato ed eseguito. E oggi? Quali sfide attendono la città a partire da settembre? Ecco una rassegna minima delle sfide infrastrutturali per Milano e la Lombardia.

 

SCALI FERROVIARI - L’Amministrazione comunale, per bocca di Pierfrancesco Maran, assessore all’Urbanistica e tra i papabili come futuro aspirante sindaco, si è sempre detta tranquilla di fronte all’accordo già firmato con Ferrovie dello stato sugli scali ferroviari. Del resto gli scali – come venne sottolineato ormai oltre un anno fa in una conferenza stampa – sono la più grande opera di rigenerazione urbana in Italia. Un milione e 250 mila metri quadri, di cui circa la metà sullo Scalo Farini, 216 mila allo Scalo Romana e 158 mila allo Scalo San Cristoforo. Che cosa sorgerà? Residenziale, sicuramente tantissimo verde, e la nuova circle line ferroviaria da San Cristoforo a Stephenson. Ora, con tutta la tranquillità di Pierfrancesco Maran, la sfida è far procedere spedito il progetto a fronte di un cda di Ferrovie dello stato a forte trazione pentastellata. Inizierà la guerra burocratica capace di affondare qualunque buona intenzione? Milano spera di no.

 

FERROVIE DEL NORD - La seconda sfida è sempre relativa a Ferrovie dello stato. Ma questa volta l’interlocutore locale è Regione Lombardia e l’oggetto è il futuro di Trenord. Attilio Fontana, con atto coraggioso ma non privo di incognite, ha deciso – a fronte di un sostanziale lungo e prolungato (e immotivato) disinteresse di Fs negli anni – di separare i destini del trasporto pubblico locale di proprietà regionale e quello di proprietà statale. A volerla tagliare con l’accetta, la suddivisione vedrà da un lato tutte le linee che si imperniano sul passante di Milano nella “pancia” di Trenord. Le altre, invece, a Fs. Per un certo periodo si è anche ipotizzato, se la Lega avesse spinto per Beppe Bonomi alla guida di Fs (lasciata invece al Movimento cinque stelle da Giancarlo Giorgetti, inspiegabilmente) che il piano potesse “rientrare” a fronte di un governo aziendale finalmente non ostile. Invece, per adesso, il piano di suddivisione è confermato. In Trenord la controllante Fnm ha già nominato in pectore Marco Piuri, ottimo manager di caratura internazionale e cavallo di ritorno, essendo stato nelle Ferrovie nord pre Trenord. Il generale estate ha però fermato tutto: la nomina di Piuri non è ancora stata ratificata e dunque è in caldo, ma non operativo (negli uffici di Trenord c’è ancora l’ormai quasi ex ad, Cinzia Farisè). In più a settembre la suddivisione dovrà essere avviata per arrivare a un completamento entro fine anno. Sul piatto c’è tutto il sistema dei trasporti e anche il sistema dei finanziamenti sulle infrastrutture (messa in sicurezza compresa).

 

PATTO PER MILANO - Qualche mese fa, poco dopo l’insediamento del governo gialloverde, Beppe Sala chiese come prima cosa il rispetto del Patto per Milano, che era stato firmato con Matteo Renzi. Patto non dettagliatissimo, a onor del vero, ma che ha comunque fatto arrivare sulla città decine di milioni di euro. Adesso però ci sono due capitoli non ben chiari. Il primo riguarda il prolungamento della metropolitana fino a Monza. La M5 non è finanziata: che si fa? Arrivano i soldi oppure no? Uno sponsor importante può essere Massimiliano Romeo, presidente dei senatori della Lega, che da sempre a Monza è uno dei ras. Porterà (forse) lui le istanze dei territori al governo. L’altro capitolo su cui c’è assai più incertezza riguarda le vasche di laminazione di Bresso. Tutto bloccato. E non è un segreto che il M5s non le voglia affatto. Il principio è che non si può obbligare un “paesino” come Bresso ad accollarsi i disagi di un’opera faraonica per salvare le strade di Milano dalle esondazioni del Seveso. All’interno del governo le voci contrarie sono assai solide, sulle vasche di laminazione. Uscirne non sarà semplice.

 

PORTELLO E DINTORNI - Fondazione Fiera non ha ancora sciolto il nodo del Portello. Uno dei pasticci più incredibili degli ultimi anni: con il primo arrivato (il Milan) che si ritira e non costruisce il nuovo stadio finendo a litigare sulle bonifiche (ma non troppo, visto che la penale è stata quantomai ridotta). Il secondo invece non è gradito al Comune, e dunque il progetto di Massimo Vitali si arena anch’esso. Ora si parla della Rai: il dossier c’era, ma i nuovi vertici non hanno neppure preso in mano il dossier. Che cosa succederà? Non si sa. Il rilancio dell’area però costituisce una sfida prima di tutto per la politica. Così, non può di certo rimanere.

 

AREXPO - Anche qui, si torna al Patto per Milano: l’idea di Matteo Renzi di portare lo Human Technopole negli spazi che furono dell’Esposizione universale è stata sposata in pieno da Beppe Bonomi, ad di Arexpo, e dalle istituzioni. Così, è stato fatto un masterplan e ha vinto un progetto (anche di fronte al Tar: è risultato soccombente il già citato Vitali). A settembre si prosegue con il lavoro, ma tra i vari progetti sembra quello meglio avviato.

 

NAVIGLI - Il sindaco Beppe Sala, in campagna elettorale, parlava del “suo sogno”. E aggiungeva sempre la stessa locuzione: “Forse non riuscirò a realizzarlo, ma ci proveremo”. Adesso è il tempo del dibattito pubblico per capire se i milanesi vogliono la riapertura. Lavoro di informazione da fare ce ne è molto, giacché non sembra che la cittadinanza abbia capito esattamente in che cosa consiste la riapertura dei Navigli. E alcuni pensano anche che sia dannosa. Nemmeno tra urbanisti e architetti (ne ha scritto GranMilano prima della pausa estiva) i favorevoli abbondano. Ad ogni modo, sarà uno degli argomenti di dibattito dalla settimana prossima in poi.

 

PEDEMONTANA - Se i Navigli sono il sogno di Sala, la Pedemontana potrebbe essere l’incubo di Attilio Fontana, il governatore lombardo. Incubo ereditato, beninteso. Ma incubo. C’è da decidere, a settembre, se escutere la fideiussione dal gruppo di costruzioni viennese Strabag, con il quale è in corso un contenzioso miliardario. Se non verrà sciolto il nodo, l’opera non potrà andare avanti. E Fontana ha detto che vuole completarla a tutti i costi. Intanto ha nominato il fedelissimo Andrea Mentasti sia in Serravalle (dove permangono però elementi del passato non di poca rilevanza) sia appunto in Pedemontana. A settembre c’è da prendere la prima decisione non semplice, anche perché si parla di centinaia di milioni di euro.

 

BREBEMI - La Brescia-Bergamo-Milano continua ad avere il segno più a livello di crescita, malgrado l’inizio incerto. Adesso è stata acquisita da Intesa Sanpaolo, che ha deciso di prenderne il controllo dopo essere stata per anni socio. A settembre dovrebbe entrare operativamente in campo. Chissà che cosa cambierà.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.