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Tra liceali e gilet gialli, dove atterra la Francia? Ascolta Il Foglio daily
Da metà settembre gli studenti bloccano le scuole e sabato tornano i gilet gialli. Il governo accusa la sinistra radicale di manovrare i ragazzi, Mélenchon ci guadagna ma parla di complottismo e Le Pen è in testa nei sondaggi. Ne parliamo con Mauro Zanon
16 OTT 26

È cominciato a metà settembre nelle banlieue parigine e oggi riguarda tutta la Francia. I liceali chiedono più supplenti, classi meno numerose, edifici che non cadano a pezzi e la fine di Parcoursup, la piattaforma che decide chi entra all’università. Le giornate di protesta si chiamano “atti”, come i sabati dei gilet gialli del 2018, che tornano in strada sabato. Il governo accusa La France insoumise di manovrare i ragazzi, Jean-Luc Mélenchon parla di complottismo, e Teheran, che nove mesi fa ha represso nel sangue le proteste dei suoi giovani, convoca l’ambasciatore francese per denunciare la “risposta violenta” alle manifestazioni. Tra sei mesi si vota per l’Eliseo, e Marine Le Pen è al 35 per cento al primo turno. Ne parliamo con Mauro Zanon, che da Parigi segue la vicenda per il Foglio.
Nei Minuti di recupero, le cose della settimana che nel Daily non sono entrate: il voto sullo scostamento di bilancio e la manovra “più magra della storia della Repubblica”, la Lega al congresso straordinario del 24 e 25 ottobre con Massimo Garavaglia possibile sfidante di Salvini, la “Teoria della vittoria” del generale Alexus Grynkewich, il numero 30 (i secondi di ritardo della sirena antiaerea a Kyiv) e Giuseppe Cruciani sui talk show alla Festa dell’ottimismo.