La Russa: "Il voto? Si potrebbe anche sotto Natale, ma credo si andrà a scadenza"

Il Presidente del Senato alla Festa dell'Ottimismo del Foglio: "Le forze politiche che continuano a dire che la legge elettorale è incostituzionale stanno mancando di rispetto al presidente della Repubblica. Vannacci? Zero probabilità di allearsi con lui"

10 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 11:11

Il Foglio

"Questa legge elettorale vuole impedire il pareggio. La filosofia è evitare in futuro quello che troppe volte c'è stato in passato, cioè caricare il presidente della Repubblica di un compito che non è il suo: scegliere una maggioranza senza che i cittadini gliel'abbiano indicata. Chi ha più voti prende il premio di governabilità, non di maggioranza". Ignazio La Russa, alla Festa dell'Ottimismo del Foglio, difende così la riforma elettorale. E attacca le obiezioni dei costituzionalisti: "Comincio a dubitare che i costituzionalisti contrari a questa legge elettorale abbiano seri argomenti".
"La Corte costituzionale è sovrana nelle sue valutazioni. Io sono estremamente fiducioso che passerà il vaglio", aggiunge. Per La Russa, la promulgazione rapida da parte del capo dello stato dimostra che non c'erano "evidenti motivi di incostituzionalità". E aggiunge: "Uno non si deve ricordare della Costituzione solo quando gli fa comodo. Le forze politiche che continuano a dire che la legge elettorale è incostituzionale stanno mancando di rispetto al presidente della Repubblica".
Al centrosinistra domanda perché, se è convinto di vincere, critica una legge che li potrebbe far vincere. "O non pensa veramente di vincere, o mente. O non vuole rinunciare al risultato utile, cioè governare senza aver vinto". Quanto a Roberto Vannacci, che definisce parte del "campo larghissimo" delle opposizioni, le probabilità di un alleanza con lui sono dello "zero per cento". E sulla data del voto: "La scadenza naturale potrebbe essere dicembre 2027. Si potrebbe votare anche sotto Natale, per legge. Ma credo si voterà a ottobre".
La Russa esclude per sé il Quirinale. "Non ho l'ambizione di fare il presidente della Repubblica". La destra, dice, può eleggere un capo dello stato se troverà "la maggioranza più ampia possibile". Quindi: "Deve essere super partes. Non c'è bisogno di avere un passato con queste caratteristiche. Pertini era di parte ed è stato un ottimo presidente. Anche l'attuale presidente era un uomo moderato, ma di parte". Quanto a Meloni, "conoscendola" esclude che il Colle sia il suo obiettivo immediato, anche se "in futuro sarà un enorme vantaggio per l'Italia un presidente donna come Giorgia Meloni".
Per ora in Fratelli d'Italia non si pensa a un successore. "Non ci pensiamo, non lo vogliamo e non lo immaginiamo". Ma La Russa racconta: "Ricordo che al funerale di Giorgio Almirante ero con Maurizio Gasparri e, davanti a quella folla, gli dissi: 'Guarda questa piazza, non ne vedremo più'. Mi sbagliavo. Poi arrivò Fini e poi Giorgia Meloni. La destra difetta forse in tante cose, non nella capacità di dare dei leader. Quando Giorgia, magari per fare il presidente della Repubblica, lascerà quel ruolo, sono certo che tra i tanti e baldi giovani della destra qualcuno prenderà il suo posto".
Rispetto poi allo stato di salute degli alleati nel centrodestra: "Anche in questo Giorgia Meloni sta avendo, nei confronti dei leader alleati, un comportamento teso a far loro superare momenti di obiettiva difficoltà. Tajani viene dopo Berlusconi e dobbiamo ammettere che era un compito difficile. Salvini ha cambiato la natura della Lega, anche quello è un momento difficile". Alla possibilità di candidarsi alla presidenza della Lombardia risponde: "Non voglio fare il presidente della Repubblica, figuriamoci quello della Lombardia".
Fra lui, Crosetto e Meloni, dice infine che "Meloni è quella che è cresciuta di più". Ricorda un solo litigio serio con lei, "per colpa di Veltroni ad Atreju": Meloni gli aveva detto che il dibattito poteva farlo soltanto lui, ma c'era Inter-Milan. L'impegno si dilungò, La Russa arrivò tardi, fece "un elogio sperticato per Veltroni", sostenne che al confronto serviva un giovane e lasciò il dibattito a un altro esponente della destra.