Amoroso: "Nelle sentenze della Consulta ci sono i principi per valutare la legge elettorale. Fine vita? Aspettiamo il Parlamento"

Il presidente della Consulta alla Festa dell’ottimismo del Foglio ricorda le sentenze sulla legge Calderoli e su quella collegata alla riforma Renzi: "Si ritenne che l'incertezza che veniva lamentata costituisse un interesse ad agire e immagino che una strada analoga sarà intrapresa con la legge appena approvata"

10 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 09:43
Sulla nuova legge elettorale “ci sono dei principi e questi costituiranno il binario per una valutazione che spetterà alla Corte quando e se sarà adita”. Giovanni Amoroso, presidente della Consulta, alla Festa dell’ottimismo del Foglio non si dilunga sulla riforma appena approvata, il cui profilo di costituzionalità sarà valutato proprio dalla Consulta dati i ricorsi delle opposizioni, ma richiama le sentenze sulla legge Calderoli e su quella collegata alla riforma Renzi. "La legge Calderoli è stata vigente per nove anni e poi la Consulta si è espressa nel 2014. Nel caso della legge del 2017, era stata approvata ma non ancora applicata. Si ritenne che l'incertezza che veniva lamentata costituisse un interesse ad agire e immagino che una strada analoga sarà intrapresa con la legge appena approvata", ricorda Amoroso. Lui, però, non sarà nel collegio: “Il mio mandato è in scadenza il 13 novembre”.
Interrogato sul confine tra protesta e violenza, Amoroso è netto: “La violenza, il danneggiamento non sono accettabili. La garanzia dell’articolo 21 della Costituzione ha dei confini ben precisi”. E sulla presunzione di innocenza avverte che “la gogna mediatica crea in certi casi danni irrimediabili” e che “ci vorrebbe molta più attenzione da parte dei mezzi di informazione”. La tutela costituzionale, dice, “c’è e c’è nel processo penale”.
Quanto a una possibile deriva fascista del governo Meloni, Amoroso distingue la contrapposizione politica dal profilo giuridico: la Costituzione “preclude la ricostituzione del partito fascista”, ma “il rischio che ci sia lo escludo”. Sul fine vita, infine, il presidente della Corte osserva che il legislatore può rendere “più ampi e più flessibili” i requisiti di non punibilità dell’aiuto al suicidio. "Aspettiamo che il Parlamento possa approvare una futura legge", ha detto Amoroso: "Il legislatore potrebbe introdurre un condizionamento meno rigoroso, non significa passare all'eutanasia ma un ampliamento dell'area di non punibilità dell'aiuto al suicidio".