Il Foglio Review
La copertina del Foglio Review, raccontata da Alice Micol
L'illustratrice che l'ha disegnata ci racconta la storia della cover del nuovo numero del magazine del Foglio, in edicola da sabato 27 settembre

La cover di questo mese parla della festa della Review, dello stare insieme e un luogo – metaforico e fisico – che accoglie tutti. Ce ne racconta la storia Alice Micol.
Qual è il processo creativo che l’ha portata a illustrare la cover del Foglio Review, dal titolo “Stare insieme”?
Quando ho iniziato a lavorare sul brief, ero su un aereo di ritorno da New York. Avevo la testa piena di stimoli accumulati durante il viaggio e stavo cercando di mettere in ordine le idee. Mi sono venute in mente diverse possibilità ma poi mi sono accorta che continuavo a tornare sulla stessa idea: rappresentare la Review nel suo insieme. Mi piaceva l’idea di raccontare attraverso le persone che le danno vita, da chi la realizza a chi la legge. Da qui è nata una scena corale, piena di personaggi, conversazioni e piccole azioni.
Come ha scelto di declinare il tema della festa redazionale e perché la scelta di introdurre figure umane accanto a uomini con testa di lupo o di cavallo?
Avevo in mente l’atmosfera informale di un ritrovo tra amici, dove si lavora, si beve qualcosa e si condividono idee. Mi piaceva pensare alla rivista come a uno spazio in cui si incontrano personalità e prospettive molto differenti. Per questo ho inserito, accanto agli esseri umani, anche alcuni personaggi animali. Da un lato volevo aggiungere un elemento surreale e un po’ inaspettato, qualcosa che attirasse l’attenzione e rendesse la scena più curiosa. Dall’altro, gli animali mi sembravano un modo giocoso per caratterizzare i personaggi e suggerire differenze di temperamento, atteggiamento o personalità. Volevo che ogni figura avesse una fisionomia riconoscibile, capace di raccontare qualcosa del personaggio a colpo d’occhio. Gli animali, in genere, fanno parte del mio modo di raccontare: mi piace usarli per dare alle scene un tono più ironico e immaginifico.
Come ha lavorato dal punto di vista cromatico e compositivo?
La composizione è volutamente ricca perché volevo trasmettere la sensazione di un luogo vivo, fatto di conversazione e di scambio. L’immagine è costruita attorno agli arredi che formano la parola “REVIEW”, che diventano scrivanie e appoggi per i personaggi. Per i colori ho scelto una palette vivace, basata sul verde e sul rosso, cercando di mantenere un’atmosfera accogliente e allo stesso tempo elegante. Ho anche arricchito alcune campiture con texture, pattern e retini. Nelle mie illustrazioni utilizzo sempre l’outline, un contorno nero che definisce le forme: mi aiuta a separare gli elementi tra loro e a dare al disegno un senso di chiarezza e compattezza, soprattutto quando la composizione è densa come in questo caso.
Quali sono i riferimenti artistici che la ispirano nel suo lavoro?
Molti degli artisti che mi hanno influenzata nel tempo hanno in comune una certa ironia e un modo di disegnare molto essenziale. La mia prima grande influenza è stata sicuramente Altan: da bambina ho amato i libri della Pimpa e il suo tratto pulito e morbido. Con gli anni ho iniziato a conoscere illustratori editoriali che hanno fatto la storia, come Saul Steinberg, che considero geniale per il modo in cui riesce a caratterizzare personaggi e situazioni con pochissime linee.
Oggi guardo molto anche l’illustrazione editoriale contemporanea. Tra gli autori che apprezzo di più ci sono Philip Lindeman e Gabriel Alcala, che riescono a trasformare idee complesse in immagini ironiche e originali, mantenendo l’essenzialità del disegno. Un altro mondo che mi interessa molto è quello dell’albo illustrato, in particolare il lavoro di Bruno Zocca: trovo che riesca a rendere in pochi tratti i personaggi riconoscibili ed espressivi ed è una qualità a cui vorrei arrivare anch’io.