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Stato d'agitazione. L'Europa apre al Canada e si prepara a difendersi. Ascolta il Foglio daily
Il discorso di Ursula von der Layen sullo Stato dell'Unione è stato un lungo inventario di pericoli, dalla guerra sempre meno ibrida alla disinformazione, dall'energia alla Cina, fino ai social network per i più piccoli. Con alcune proposte, ancora da inquadrare nel concreto. Ne parliamo con Luciana Grosso
17 SET 26

Novanta giorni. Secondo il centro studi Bruegel di Bruxelles, sono il minimo di guerra ad alta intensità per cui gli europei dovrebbero avere munizioni: servirebbe almeno un milione di proiettili d'artiglieria. Le scorte attuali, invece, sono ridotte all'osso. Wavell Room, sito britannico di analisi militare, a marzo 2025 scriveva che senza i depositi americani le scorte europee di proiettili, munizioni di precisione e mezzi di ricambio si esaurirebbero nel giro di alcune settimane. E il ritiro americano è già in agenda: entro fine anno Washington comunicherà agli alleati i tempi. Martedì, nel Baltico, una fregata russa ha sparato due razzi di avvertimento contro un elicottero danese. Lo stesso giorno caccia italiani della Nato hanno abbattuto un drone sopra la Lituania, con ogni probabilità entrato dalla Bielorussia. Ieri, a Strasburgo, Ursula von der Leyen ha tenuto il discorso sullo Stato dell'Unione. Ha detto che le minacce ibride sono sempre meno ibride e ha proposto due strumenti. Il primo è un protocollo d'emergenza modellato sull'articolo 4 della Nato, quello che apre le consultazioni tra alleati quando uno si sente minacciato. Il secondo è un Consiglio di sicurezza europeo. In aula sedeva Mark Carney, primo ministro canadese. Von der Leyen ha annunciato che il Canada sarà il primo membro associato dell'Unione e che entrerà nel nuovo Consiglio di sicurezza europeo, accanto a Regno Unito, Norvegia e Ucraina. Il "membro associato" è una figura che nei trattati non esiste, mentre l'adesione è riservata agli stati "geograficamente" europei. Ma dopo la rottura con Trump sui dazi, ad agosto, Ottawa vuole arrivare il più vicino possibile a quella porta chiusa. Ne parliamo con Luciana Grosso