Chi scrive le regole dell'AI? Ascolta il Foglio daily

Trump dice che chi vince sull'intelligenza artificiale vince e basta. Xi Jinping annuncia ai Brics una comunità open source dell'AI, con DeepSeek e Qwen offerti al blocco. Due strategie diverse, un appuntamento il 24 settembre a Washington. Ne parliamo con Giulia Pompili

15 SET 26
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Ieri abbiamo parlato di macchine che (forse!) fanno “cose che voi umani non potreste immaginarvi” e di gente che quelle macchine le costruisce e dice di non riuscire a controllarle. Oggi lasciamo da parte i rischi potenziali e parliamo invece di chi scriverà le regole con cui questa tecnologia verrà usata nel mondo.
Riassumiamo un po' di fatti. Sabato Dario Amodei, il capo di Anthropic, ha pubblicato un saggio in cui chiede di rallentare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Donald Trump gli ha risposto e la risposta è stata: stiamo battendo la Cina, voglio che resti così, perché chi vince sull'AI vince e basta.
Alcune ore prima, però, aveva parlato anche Xi Jinping, al vertice dei Brics di Nuova Delhi. E ha detto che i modelli chiusi all'americana non vanno bene, servono sistemi aperti. Poi ha annunciato che Pechino guiderà una comunità open source dell'AI dei paesi Brics, mettendo a disposizione del blocco modelli come DeepSeek e Qwen, più formazione e seminari. Ieri il portavoce del ministero degli Esteri ha aggiunto che allarmismo e concorrenza sleale danneggiano soltanto la governance globale dell'intelligenza artificiale.
Ecco, torniamo alla frase di Trump. “Chi vince sull'AI vince e basta.” È il ragionamento di chi guarda a una corsa: arrivare primi. Giulia Pompili, sul Foglio di oggi, scrive che il disegno di Pechino è più ambizioso, e cioè scrivere le regole. Vincere la corsa contro possedere la strada.
E non è un caso che Xi l'abbia annunciato ai Brics, un vertice usato come clava per ridimensionare l'influenza delle democrazie occidentali sul resto del pianeta. L'immagine da tenere è quella: Putin e il presidente iraniano Pezeshkian in vetrina, a smentire l'idea di essere isolati, mentre la Cina offre al Sud globale la tecnologia che l'Occidente in quegli stessi giorni dice di voler rallentare. La governance globale, nella logica di Pechino, è quella dettata da Pechino.
E arriviamo alla data. Il 24 settembre Xi è atteso negli Stati Uniti. La Casa Bianca ci ha investito parecchio, politicamente, e probabilmente è per questo che in questi giorni Trump parla della Cina con toni molto più teneri del solito. Xi ha promesso di arrivare con una folta delegazione commerciale, ma i funzionari cinesi continuano a minacciare di far saltare tutto, soprattutto per Taiwan e per le armi americane all'isola.
Ne parliamo con Giulia Pompili.
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