Il Foglio Review
La copertina del Foglio Review, raccontata da Cecilia Balzani
L'illustratrice che l'ha disegnata ci racconta la storia della cover del nuovo numero del magazine del Foglio, in edicola da sabato 25 luglio
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La cover della Review di questo mese l’ha illustrata Cecilia Balzani, una giovane illustratrice che ha partecipato al workshop realizzato da Mimaster in collaborazione con Il Foglio. Il tema su cui lavorare era quello dell’amicizia, nella sua declinazione più estiva.
Qual è stato il processo creativo che l’ha portata a illustrare la cover del Foglio Review, dal titolo “Buone vacanze”?
A me le idee o vengono subito o finisco per non dormirci la notte, con la cover di Review è successo il secondo caso. Ho capito che per me le notti insonni sono “la stanza tutta per sé” di cui parlava Virginia Woolf, uno spazio privato e calmo in cui posso pensare. Dopo una giornata passata a guardare immagini, leggere e fare ricerca per trovare l'ispirazione, ho bisogno di fissare il soffitto della mia camera per qualche ora e raccogliere le idee, a volte funziona. Ormai tengo quaderno e penna a fianco al letto, non si sa mai che mi venga un’idea che devo assolutamente appuntarmi.
Come ha scelto di declinare il tema dell’amicizia e quali sono stati i criteri di scelta delle immagini da includere?
Quando ho letto il brief sul tema dell’amicizia ho subito pensato alla me bambina - sarà che forse si associa all'infanzia l’idea di un’amicizia più semplice e schietta, meno influenzata da norme sociali e convenevoli vari. Con l’illustrazione volevo comunicare questo tipo di amicizia, quindi ho pensato a un episodio classico che è capitato a tutti e tutte mentre giocavano con gli amici: il recupero della palla. Quando la palla finisce su un albero, in un fosso, in acqua non c’è che ingegnarsi, lavorare di squadra e andare a riprendersela, altrimenti il gioco è finito. Così ho disegnato tre amici che per recuperare il pallone creano una catena umana in cui ognuno dipende letteralmente dall’altro, ho volutamente reso la situazione un po’ surreale ed esagerata per rendere il messaggio più chiaro e perché mi divertiva.
Ho ambientato la scena in una cittadina italiana indefinita, un po’ vuota ma dove in un pomeriggio estivo e caldo ci sono ancora bambini che giocano liberamente in piazza, cosa che i bambini nati in una grande città come me non hanno mai vissuto.
Come ha lavorato dal punto di vista compositivo e della scelta cromatica?
Quando si parla di composizione e colore inizialmente io tendo ad essere molto istintiva, butto giù le bozze come mi viene e in corso d’opera vado a spostare, modificare o aggiungere i vari elementi. Questo solo quando lavoro con tecnica digitale, come in questo caso, che mi permette di modificare velocemente l’illustrazione già quasi definitiva. Il lavoro con tecnica tradizionale invece lo imposto al contrario: parto dalle bozze in digitale, arrivo a un semi definitivo e alla fine passo a carta e penna. Per quanto riguarda i colori tendo ad usarne pochi, anche in questa illustrazione li ho limitati a rosa, rosso e blu. Se qualcosa non mi torna tendo a guardare l’illustrazione molto piccola o da lontano, così si vede subito se ci sono elementi compositivi o cromatici che danno fastidio all’occhio.
Quali sono i riferimenti artistici che la ispirano nel suo lavoro?
Amo autori e autrici che con il loro lavoro riescono unire poesia e ironia quel tanto da far sorridere e intenerire allo stesso tempo. Gilles Bachelet è un esempio celebre di ciò di cui parlo, nei suoi libri riesce a far sorridere lettori di ogni età con una scrittura semplice, bei disegni e il giusto tocco di ironia. Un altro illustratore che mi piace è Andrea Pazienza. Lui è conosciuto principalmente per i suoi fumetti per adulti, ma ha scritto anche un albo illustrato per bambini bellissimo, si chiama “A cosa serve un Perepè?” e parla di fantasia e rispetto verso gli altri, è poetico, intelligente, ironico e ha quell’umorismo nonsense che a me affascina. Apprezzo molto anche un duo di fumettisti tedeschi “War and Peas”; li seguo da tanti anni e amo il loro senso dell’umorismo surreale e bizzarro. Spero veramente che a furia di leggere le loro vignette me ne abbiano passato un po’.