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Il terremoto ha spezzato un Venezuela già in macerie. Ascolta il Foglio daily
Un governo che manda i soldati a presidiare le macerie invece di scavare. Otto milioni di emigrati che aspettano notizie. Il sisma ha colpito uno stato già collassato e ha reso visibile tutto quello che il regime aveva distrutto prima che arrivassero le scosse. Ne parliamo con Maurizio Stefanini, giornalista esperto di America Latina
30 GIU 26

Tra le macerie, operazioni di ricerca e soccorso nel quartiere di San Bernardino a Caracas (Foto di Edilzon Gamez/Getty Images)
Il 24 giugno il Venezuela è stato colpito da due terremoti in 39 secondi. Due scosse vicinissime di magnitudo 7,2 e 7,5. Quasi 1.500 morti accertati, oltre 50.000 dispersi, danni stimati dall'Onu in 6,7 miliardi di dollari. Ma il terremoto ha colpito un paese già a pezzi, con il pil dimezzato, quasi otto milioni di emigrati, ospedali vuoti, un esercito che pattuglia le macerie invece di scavare. Come si spiega questa risposta (o questa non-risposta) del governo? L'intervento degli Stati Uniti è più aiuto umanitario o più operazione di influenza? E ancora, guardando avanti, questo disastro può accelerare la transizione oppure il caos favorirà sempre lo status quo, benché debole? Ne parliamo con Maurizio Stefanini, esperto di America Latina del Foglio.
