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La copertina del Foglio Review, raccontata da Icaro Tuttle
La storia di "Aspera", la cover del nuovo numero del magazine del Foglio, in edicola dal 28 marzo 2026
di
31 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 12:33 PM

La cover della Review di questo mese parla di precarietà, della capacità di sentire il mondo senza farsi travolgere e tentando di mantenersi in equilibrio. L’ha realizzata Icaro Tuttle che qui ci racconta del suo lavoro.
Qual è stato il processo creativo che l’ha portata a illustrare la cover del Foglio Review, dal titolo “Aspera”?
Ho pensato a come potevo visualizzare il concetto di “sentirsi in bilico”: un oggetto appeso a un filo, un acrobata su un cavallo in corsa, un materasso gonfiabile in mezzo a un lago (questa meno intuitiva, ma l’idea di risvegliarmi lì non mi dava sicurezza). Ha vinto poi quella sensazione di rimanere fino a tardi a scrollare le notizie, senza sapere quale cosa matta o tragica potremmo leggere la mattina dopo. La sensazione di essere un po’ di vedetta sul mondo, finché non arriva di nuovo giorno e ci distraiamo di nuovo con le nostre faccende.
La ragazza in copertina sembra mostrare di sentirsi in bilico sia fisicamente che metaforicamente. Come ha ragionato dal punto di vista cromatico e compositivo per rendere questo effetto?
Mi piaceva l’idea che la maggior parte dello spazio se lo prendesse la città e un cielo vuoto, perché nonostante l’informazione ci dia la sensazione di essere partecipi del mondo, a volte sento un grande senso di impotenza e solitudine. Inoltre, mi piacciono e mi piace disegnare gli animali, quindi uno doveva esserci per forza, e i corvi sono intelligenti, magari anche loro sa cosa sta succedendo al di là delle colline. Il colore invece ci dice che la giornata sta iniziando, sia che siamo già vestiti e pronti a prendere la metro o ancora in pigiama ad aspettare la seconda sveglia.
Nel suo percorso, lei ha realizzato anche delle graphic novel. Si è quindi immaginata anche in questo caso una storia più ampia che coinvolge la ragazza che ha rappresentato in copertina?
In realtà no, nemmeno le mie graphic novel sono storie in senso classico. Mi piaceva l’immagine e la sensazione di freddo residuo delle notti di primavera, che se avessi un balcone in questo momento mi godrei sicuramente con le ultime tazze di tè della stagione.
Nei suoi lavori ci sono spesso elementi di natura autobiografica. C’è qualcosa di sé che ha ritrovato anche in questa cover?
A mia nonna piace raccontare che la prima volta che andammo al duomo di Milano i gargoyle mi hanno fatto molta paura, tanto che prima di andare a dormire volevo la conferma che rimanessero lì dov’erano e non venissero a rubarmi la coperta. Mi identificai, immagino, in questa figura che può diventare anche molto ansiosa, di controllo su quello che sta succedendo, e magari pure un po’ spaventata, come noi.