Numeri e nomi. Cent’anni dal primo elenco telefonico

Specchio del costume italiano e ora oggetto di culto. Una mostra a Torino ne racconta il passato e il futuro
Immagine di Numeri e nomi. Cent’anni dal primo elenco telefonico

2,7 milioni di famiglie italiane chiedono ancora di ricevere l’elenco telefonico a casa (foto Ansa)

Antenato dei motori di ricerca, insostituibile ausilio per romanzieri, icona di progresso, utensile domestico, ma anche strumento di dittatura e perfino di tortura! Sono talmente tante le cose che ha rappresentato l’elenco telefonico, che neanche tutte sono testimoniate nella mostra che ora la Società Idroelettrica Piemontese ha organizzato a Torino, presso la sede storica di Italiaonline in corso Mortara 22. “Cento anni di connessione” è l’evento, aperto dal 2 ottobre al 23 dicembre. Il primo giugno 1926 fu infatti pubblicato il primo volume ufficiale che in Italia raccoglieva le liste dei numeri telefonici, a cura della Stipel, che l’anno prima aveva iniziato a lavorare nello storico Palazzo dei Telefoni: il monumentale edificio in Via Confienza 10, che dal 1925 ospita la direzione e gli uffici centrali della società. E nell’epoca della sempre più capillare diffusione di Internet attraverso i cellulari di terza generazione, si vuole suggerire come, in fondo, fu proprio quella semplice operazione di individuare un indirizzo fisico e telefonico attraverso la lettura dell’ordine alfabetico un antesignano dell’attività di ricerca via Google – o equivalenti – che oggi è quasi compulsiva.
Ma, ancora, nelle case degli italiani l’elenco telefonico divenne sempre più diffuso man mano che avanzava il Boom. Diviso storicamente tra Pagine Bianche per i privati in ordine alfabetico, e dal 1965 anche Pagine Gialle per le attività commerciali, non era solo uno strumento utile, ma una vera e propria mappa antropologica del territorio. Sfogliare le sue pagine permetteva di capire la diffusione dei cognomi, la nascita di nuove professioni, l’espansione urbanistica delle città. Nelle case degli italiani, l’elenco trovava posto in un “regno” ben preciso: solitamente su un tavolino dedicato all’ingresso, rigorosamente sotto l’apparecchio telefonico fisso, spesso a disco combinatore. Era un oggetto vissuto: le sue copertine venivano scarabocchiate con appunti improvvisati, i numeri più importanti venivano cerchiati a penna e i margini venivano usati come block-notes d’emergenza.
Per mostrare il modo in cui l’Elenco ha accompagnato i cambiamenti della società italiana, trasformandosi da semplice rubrica cartacea a strumento per le imprese e infine in un ecosistema digitale, il percorso espositivo utilizza documenti, oggetti, immagini e testimonianze. Ci sono elenchi originali provenienti dagli archivi di Italiaonline, alcuni risalenti agli anni Venti. Ci sono centralini e telefoni d’epoca, realizzati anche con la collaborazione dell’Archivio Storico Tim. Ci sono sei zone cronologiche, accompagnate da audioguide, che raccontano l’evoluzione culturale e sociale dell’Elenco. E c’è un’intera sezione dedicata alla pubblicità che negli anni ha trasformato gli elenchi in uno specchio del costume italiano, attraverso postazioni multimediali in cui si possono rivivere campagne e testimonial entrati nell’immaginario collettivo. C’è ad esempio lo spot del 1988, in cui un bambino tifa per il padre che sta vincendo una gara di corsa in tv, lo vede poi arrivare secondo: è deluso, ma poi cerca sulle Pagine Gialle, e trova il regalo da dargli per consolarlo. “Entrate nelle Pagine Gialle così anche voi conquisterete il grande pubblico”, consiglia Pippo Baudo nel 1985.
Prima una semplice rubrica cartacea, poi strumento per le imprese e infine ecosistema digitale. Nelle case degli italiani trovava posto in un “regno”
Ormai già con i primi cellulari, c’è Alberto Castagna che nel 1995 telefona a Giorgia da un peschereccio e la informa che, cercando sulle Pagine Gialle, chi fa articoli da pesca ha trovato chi fa le lenze personalizzate – e se ne è fatta fare una “contro la jella” (anche se poi prende pochissimo). E c’è il famosissimo tormentone del bandito che sequestra un ostaggio e, assediato dalla polizia, chiede le cose più improbabili, e un poliziotto si mette a cercare on line. “Ma che stai a fa?” chiede l’ispettore. “Sono in Internet. Con le Pagine Gialle on line trovo tutto. Ho l’Italia in punta di dita”. Epocale punto di passaggio, gli anni Novanta sono anche quelli in cui in Italia, nella stagione delle privatizzazioni, è stata liberalizzata anche la pubblicazione degli elenchi telefonici, inizialmente pubblicati in esclusiva dalla Seat. Ma già prima la consegna – evento iconico che avveniva una volta all’anno – era non a carico dello Stato, ma affidata a società private che la subappaltavano: a ragazzini del quartiere, a universitari in cerca di qualche lira, a “stagionali”. Andavano spesso in giro con la bicicletta piena di fascicoli, in uno stile che oggi potrebbe essere quello di Glovo.
“Sulle Pagine Gialle le parole diventano fatti”, era stato lo slogan nella precedente epoca di Carosello. Ma la musica di Carosello torna negli anni Novanta anche nello spot vagamente horror in cui Piero Chiambretti fa diventare testimonial delle Pagine Gialle Barbara Bush, Stephen King, Luciano Pavarotti, Rin Tin Tin, Dracula, addirittura Saddam Hussein: “Vi chiederete: dove ho trovato il mio supercannone? Semplice, sulle Pagine Gialle nella categoria ferramenta!”. Sempre in una fase di passaggio, il tassista Walter che interpretato da Claudio Bisio chiede via cellulare all’89.24.24 un ristorante, e la centralinista gli mostra l’immagine. Ma l’89.24.24 era famoso anche per un jingle tormentone, come lo era quello del 12.40. “12.40/ suona fischia e canta/ se quello che cerchi è un numero/ noi te lo troviamo subito/ 12.40”. è dal 1995 che l’elenco telefonico inizia ad andare anche se Internet.
Nella mostra si parla anche del rapporto tra elenco e arte, con copertine d’autore, dal concorso fotografico del 2005 alle immagini di quel progetto Passione Italia che fu realizzato in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, fino alla serie 50 copertine per 50 anni e alle illustrazioni di Luciano Cinà, in arte Luccico. Ma l’elenco finì anche a Sanremo, nel 1979: con “Autunno, cadono le pagine gialle” di Marinella, cantante bolognese che da lì iniziò un suo percorso di canzoni demenziali, culminato nel 1981 con il tormentone “Ma lascia stare, ma chi te lo fa fare”. Delirante sfogo di una impiegata della Sip alienata dai numeri telefonici, non arrivò neanche in finale, ma imperversò per radio. “Son convinta da morire / Sono sexy quanto basta / Ho la voce per cantare / Sono già stufa di restare qui alla Sip / Qui sono proprio sprecata / Sono un’artista mancata / All’inizio mi avevan lusingata / Dicendo che avrei sfondato con il pop / Vorrei cantare l’elenco del telefono / Vorrei cantare dentro ad un megafono / Accompagnata pure da un sassofono / Fare una serenata per citofono / Pronto signorina vorrei parlare con il 113 / L’abbonato ha cambiato numero/ A me m’ha rovinato lo stato/ Per un concorso di colpa/ Quel giorno che al supermercato/ Si innamorò il direttore della Sip / Fui fatta Miss Interurbana / Cover Sip della guida abbonati / Reginetta dell’elenco stradale / Ma m’è venuto dei prefissi pure il tic”.
Tutte le copertine d’autore, dalle immagini di Passione Italia, in occasione dei 150 anni dell’Unità, alle illustrazioni di Luccico
Ma prima che la lista degli abbonati facesse impazzire la protagonista di una canzone, era diventata suo malgrado un simbolo della dittatura, quando Benito Mussolini aveva proclamato il suo slogan “Libro e moschetto” affacciandosi dal fatidico balcone di Palazzo Venezia con in una mano un Carcano modello 91, e nell’altra un volume che pare fosse un elenco telefonico. Il primo testo che si era trovato a portata di mano quando il duce ne aveva chiesto uno. Tornò poi alla ribalta nel dicembre del 1941 quando, poco prima di dichiarare guerra a Washington, ancora Mussolini chiese un parere a Giovanni Ansaldo. “Duce, lei ha mai visto l’elenco telefonico di New York?” fu la domanda che arrivò come risposta. Mentre l’elenco telefonico di Roma all’epoca contava ancora pochissime pagine, infatti, quello di New York era composto da diversi e massicci volumi. Ansaldo intendeva far comprendere al dittatore l’immenso potenziale demografico, industriale ed economico degli Stati Uniti, per evidenziare la follia di entrare in guerra contro una simile superpotenza. Ma il duce si limitò a scrollare le spalle. Peraltro, era stato proprio negli Stati Uniti che era stato pubblicato il primo elenco telefonico al mondo. Il 21 febbraio 1878, ben 46 anni prima che in Italia, a New Haven, nel Connecticut: un foglio di 14x21 centimetri con i nomi di 50 persone. Non ancora in ordine alfabetico: la modifica venne l’anno dopo. Due anni dopo il primo elenco telefonico europeo sarebbe apparso a Zurigo, con appena 98 nominativi.
Quando l’elenco diventa massiccio, in effetti, non dà solo le dimensioni simboliche sulla potenzialità di un paese, ma può essere utilizzato anche per incombenze più fisiche e terrene. Alcune tenere, come sistemarlo sotto un bambino seduto per fargli raggiungere la tavola alla stessa altezza degli adulti. Ma alcune anche sinistre, come la spesso denunciata pratica di usarlo come oggetto contundente contro detenuti, in modo da far male senza lasciare tracce. E’ una vecchia storiella latino-americana, di una regione con polizie brutali, dove si racconta di un poliziotto che sta interrogando un delinquente piuttosto sfacciato. A un certo punto il delinquente dà all’improvviso una testata su uno specchio in modo da ferirsi e minaccia il poliziotto di denunciarlo per abusi. A quel punto entra un superiore, vede il volto insanguinato del prigioniero, e sbotta inorridito: “no! Questo non si fa!”. “Ma…” cerca di protestare il poliziotto per spiegare che non è stato lui, ma il superiore lo blocca. “No! Non voglio sapere niente! Questo non si fa! Passiamo un guaio con quella faccia insanguinata!”. “Ma…”. “No, non voglio sapere niente! Devi imparare! Un detenuto non si picchia in quel modo. Invece…”. E prende a quel punto un elenco telefonico, va dal detenuto, e comincia a dargli botte in testa tremende. Il detenuto grida per il dolore, e il superiore spiega: “vedi?! Così gli fai tanto male, ma non rimangono né sangue, né altri segni”.
Sempre dall’America Latina arriva “L’Eternauta”: serie su Netflix che traspone al 2025 il racconto della terribile invasione aliena a Buenos Aires, ambientata per il 1957-59 nel fumetto originale di Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López. Variamente apprezzata o criticata dai fan della storia originale, è comunque interessante il tentativo di rendere una vicenda immaginata in un mondo analogico nell’epoca del digitale, di Internet e dei cellulari: tutte cose che infatti gli alieni invasori fanno saltare subito. Nella quarta puntata il problema è trovare una figlia che sta da una amica il cui recapito non si può più reperire sul cellulare. Si cerca allora affannosamente tra i cestini della spazzatura un vecchio elenco telefonico che era stato appena buttato, perché occupava spazio ed era inutile. E il ritrovamento permette infine di individuare l’indirizzo – anche se poi riuscire fisicamente ad arrivarci si rivelerà una impresa ben più impegnativa.
Un plot che, pur sottolineando il suo essere cosa del passato, riporta in fondo di attualità un oggetto che in vecchi film compariva più spesso. Ancora nel 1979, nel film “Lo straccione” Navin R. Johnson, personaggio interpretato da Steve Martin, festeggia in modo memorabile la comparsa del proprio nome nel nuovo elenco telefonico gridando: “E’ arrivato il nuovo elenco! È arrivato il nuovo elenco!”, a riprova del successo e dell’identità finalmente raggiunti. Nel 1984 in “Terminator” il cyborg interpretato da Arnold Schwarzenegger usa l’elenco per trovare e uccidere sistematicamente tutte le donne di nome “Sarah Connor” residenti a Los Angeles: forse l’esempio più famoso di quel cliché dei film noir o thriller pre-Internet in cui si strappa la pagina dall’elenco telefonico in una cabina pubblica per trovare l’indirizzo di un personaggio misterioso. Ma c’è anche la dimostrazione di forza: nei cartoni animati, nei fumetti o negli spettacoli di strada, lo stereotipo dell’uomo forzuto o del supereroe viene spesso consacrato dall’atto di strappare a metà un elenco telefonico con le sole mani nude, sfruttando lo spessore proibitivo del volume. O quella di bravura: un attore talmente bravo che riesce a commuovere anche con la semplice lettura dell’elenco telefonico.
Nel film “Lo straccione” Navin R. Johnson festeggia in modo memorabile la comparsa del proprio nome: “E’ arrivato il nuovo elenco!”
Personaggi comici e show radiofonici hanno poi costruito intere gag sfogliando l’elenco alla ricerca di cognomi buffi, bizzarri o doppi sensi da tormentare a tarda notte. Scrittori illustri come Georges Simenon utilizzavano regolarmente gli elenchi telefonici e le Pagine Gialle per scovare e scegliere i nomi più adatti e realistici per i propri personaggi. Altri autori lo hanno celebrato come l’apoteosi della letteratura che supera la “dittatura della trama”, accostando in un solo volume milioni di destini ed esistenze diverse. Più di recente il titolo è stato ripreso in chiave ironico-esistenziale da Zerocalcare nella celebre raccolta del suo blog “L’elenco telefonico degli accolli”. E nel 2003 Tullio Avoledo aveva esordito come scrittore con un “L’elenco telefonico di Atlantide” poi diventato un piccolo classico della fantascienza all’italiana.
Simenon lo usava per scovare nuovi nomi. Per altri era l’apoteosi della letteratura: milioni di esistenze e destini diversi raccolti in un volume
Nel 2010 New York fu la prima città a non imporre più la stampa degli elenchi residenziali, dando inizio a un fenomeno di sempre maggiore scomparsa del supporto fisico: anche su pressione degli ambientalisti, secondo cui, proprio nel 2010, la produzione e la distribuzione di elenchi telefonici avrebbe generato 1.400.000 tonnellate di gas serra, comportando il consumo di oltre 600 mila tonnellate di carta. Ma il viaggio della mostra di Torino arriva lo stesso al presente e oltre, con una sezione dedicata al futuro e all’intelligenza artificiale, per mostrare come le nuove tecnologie stiano modificando il modo di cercare informazioni e di creare connessioni tra persone, aziende e servizi. La storia dell’Elenco continua infatti anche online attraverso PagineGialle, PagineBianche, TuttoCittà e PagineGialle Casa, che complessivamente raggiungono oltre 11 milioni di utenti attivi al mese. Il solo PagineGialle.it registra 5,4 milioni di ricerche mensili e offre visibilità a circa 2,2 milioni di aziende nazionali e locali. Comunque, 2,7 milioni di famiglie italiane chiedono ancora di ricevere l’elenco telefonico a casa.