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La mistica dei duri e puri, il caso Ranucci e il culto degli intoccabili. Un dizionario
Allarmi, appelli, baluardi e bombe: il vocabolario di chi si proclama ultimo argine contro il potere. Un dizionario ironico dei moralizzatori, tra sospetti elevati a certezze, indignazione a geometria variabile e fedeli pronti a stringersi attorno al proprio eroe

Sigfrido Ranucci durante la manifestazione dal titolo ''Censura di Stato'' a sostegno di Report e del giornalismo d'inchiesta - foto Ansa
"Com’è più semplice seppellire la realtà che sbarazzarsi dei sogni".
Il famoso raduno dei mille contro la "censura di stato" fu tenuto in nome della Costituzione il secondo venerdì di ottobre del 2026 al Teatro Italia di Roma – monumentale edificio di architettura fascista – "contro il fascismo, il neofascismo, il post-fascismo"; ma anche, proclamò dal palco Luigi de Magistris, "contro il liberismo, il turbocapitalismo e i poteri forti". Erano mille, avrebbe riferito poche ore dopo il protagonista dell’evento, Sigfrido Ranucci, e il fatto che l’ex sede del Dopolavoro ferroviario dichiarasse capienza complessiva di ottocento posti è uno di quei dettagli capziosi su cui amano accapigliarsi gli storici per vezzo di mestiere (sin da subito i più acribici osservatori ipotizzarono che duecento spettatori fossero rimasti all’impiedi). In verità ciò che più conta è la sostanza del prezioso documento, grazie al quale è lecito ricostruire, in maniera sommaria ma fedele, il glossario essenziale nonché certe costumanze diffuse tra i moralizzatori duri e puri del tempo.
La tensione civica espressa in quella circostanza, non priva di venature mistiche tipiche dei culti parareligiosi, l’evocazione di un inusuale garantismo brandeggiato per l’occasione a fronte della bizantina oscurità di paventati complotti, restituiscono la nitida istantanea di personaggi consapevoli, visibilmente, del ruolo cui li aveva chiamati il destino del paese: la formazione di un circolo granitico illuminato dall’occhio di bue sulla ribalta della lotta contro il male. "Chi non è dentro", ci si ripeteva, "è contro".
Quel che segue è l’estemporaneo dizionario come lo avrebbe compilato un cronista cui fosse toccata la ventura di assistere alle convulse settimane del caso Ranucci, il conduttore televisivo divenuto emblema dei migliori valori, insignito di numerose cittadinanze onorarie, ma costretto suo malgrado a calcare i palcoscenici della Penisola sotto scorta irrobustita dopo l’attentato ai suoi danni ordito da un amico (circostanza assurda o bizzarra qualora manchi l’accortezza di contestualizzarla nell’epoca in cui avvenne).
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Appello: rito classico intramontabile e versatile, come la camicia bianca di Ranucci. Sta bene con tutto e va bene per tutti i giorni. La sua versione domenicale, più impegnativa, si chiama "manifesto". Un appello (per la pace, l’ambiente, la tregua, per una specie protetta, per le donne iraniane e così via) aspira alla pagina di cronaca; il manifesto alla storia. L’adesione non costa ma la resa è assicurata. Se hai un cognome ignoto ma dall’iniziale fortunata, puoi capitare sopra o sotto qualche celebre habitué della firma. Allarme: è un altro evergreen e può scattare in qualsiasi momento. Ne è titolare chi lo lancia per primo: quello democratico, malgrado sia consunto dall’uso, va ancora bene specialmente se al governo c’è chi non ti piace.
Baluardo: sostantivo più o meno luttuoso, perché generalmente adoperato quando una libreria, una radio o un programma tv rischiano la chiusura. Baluardo poggia tutto sul genitivo: di indipendenza, di libertà, della democrazia. Un baluardo può solo morire, perché non se ne sente mai annunciare la nascita. Bisignani: puntare il dito su di lui se non si sa su chi puntarlo. Bistrò o Bisteccheria: replicare a chi s’indigna per le opache cene al Cefalù Bistrò: "E allora la Bisteccheria?" o viceversa, a seconda del proprio orientamento politico. Bomba: nel paese che ne ha viste tante, e dai tremendi effetti, quella più stramba e innocua, e c’è chi dice "amorosa", è diventata anche la più dibattuta.
Chat: è d’obbligo replicare, a chi avanza sospetti su quelle tra Ranucci e Lavitola: "E allora Delmastro?" (o viceversa). Condizionale: modo verbale della lingua italiana su cui si possono imbastire inchieste televisive, instillare sospetti dribblando querele, infangare a rischio diminuito; nella vulgata la congettura, trasposta nel modo indicativo, equivarrà a certezza. Eventuali rettifiche, a babbo morto. Campagna mediatica: definita sempre "massiccia", risponde al principio verdoniano per cui po’ esse fero e po’ esse piuma a seconda che la si eserciti o la si subisca. Chi la fomenta abitualmente la chiama "strepitus" quando ne viene fatto oggetto lui.
"Chat": è d’obbligo replicare, a chi avanza sospetti su quelle tra Ranucci e Lavitola: "E allora Delmastro?" (o viceversa)
Disgraziato: aggettivo che oggi come oggi precede "paese" in luogo del "Bel" con cui l’abate Antonio Stoppani intitolò un celeberrimo libro ispiratore di un formaggio. "Questo disgraziato paese" è uguale a Italia (da ultimo, così il procuratore Nino Di Matteo nel discorso di endorsement per Ranucci tenuto in quel Teatro – ça va sans dire – Italia). Depistaggi: per ogni pista se ne denunciano molti. Indiscussa capitale della specialità è Palermo. C’è il depistaggio semplice, il depistaggio depistato, il depistato depistante.
Élite: ce n’è ovviamente più d’una ed è sempre al potere (politico, internazionale, massonico, mafioso, astrale). In ribasso quella intellettuale, in rialzo quella occulta ma non troppo, perché Palantir si fa subito sgamare domandando la tessera sanitaria a chi compra un’automobile. Specie se è Sigfrido.
Filo: in genere è rosso, anzi rouge quando è fil. Serve a unire i puntini ma spesso s’ingarbuglia in uno "gliommero" di gaddiana memoria. Per qualcuno diventa nero se lo connette alle stragi di mafia tra il ‘92 e il ‘93: "Quanto materiale avrei se non ci fossero i fatti!", si doleva Karl Kraus. Fonte: come nelle fiabe, cela un mistero. Il caffè o un selfie volante con una faccia losca può renderti correo o quantomeno promiscuo; c’è invece chi può bazzicare una fonte e prestarle favori perché, in certi casi, honni soit qui mal y pense.
Giustizia: chi aspira a riformarla cova sicuramente qualche bieco interesse. E’ più giusta quando non ci riguarda. Può talvolta portare a una condanna per "probabilità certa", che – notava Giuseppe Pontiggia – "in italiano non esiste. Ma in Italia sì". Gabanelli: già candidata al Quirinale, il suo nome campeggia ancora con quello di Ranucci all’ingresso di una stanza di Report, come le blue plaque installate sugli edifici del Regno Unito per commemorare il personaggio storico che vi dimorò.
Harry Potter: ispiratore del volume per ragazzi firmato da Ranucci Navigare senza paura. In epigrafe una frase del mago Albus Silente: "Bisogna chiamare le cose con il loro nome, la paura del nome non fa altro che aumentare la paura della cosa stessa". Ma per Lavitola, un amico, si fa eccezione.
Intelligenza artificiale: ai rischi di recente segnalati dai guru della Silicon Valley se n’è aggiunto un altro. Quello che possa dare una risposta diametralmente opposta a seconda che la interpelli Formigli o Ranucci. Si rimane col dubbio e ciascuno serberà la sua pregiudiziale certezza: che è un imbecille "chi la pensa diversamente da noi" (Flaubert). La vicenda insegna che sugli Intoccabili aveva ancora ragione Pontiggia: "Gli uomini tutti di un pezzo volano in mille appena li si tocca nel punto giusto".
Karoline: enigmatica e tragica figura di una storia d’amore messa nero su bianco da Sigfrido nel libro autobiografico. Personaggio (pare) di fantasia con cui l’autore ha volutamente offerto di se stesso una pessima immagine, probabilmente in un conato di umiltà.
Linciaggio: attempato sinonimo della character assassination lamentata da Ranucci, perché come attesta il Poeta "intender non lo può chi non lo prova". Spesso alla Report assassination calzava una maligna considerazione di Karl Kraus (ancora lui): "La distorsione della realtà nel reportage è il veritiero reportage sulla realtà". O, per dirla con Ennio Flaiano, "la realtà è quella che noi riusciamo a far passare per tale". Così l’avvocato Fabio Repici, nella sua concitata arringa per Ranucci, lo ha definito vittima di una campagna "di ferocia nazista" architettata dai "neofascisti usciti dalle fogne". Formigli, Santoro e Saviano hanno fatto il gioco di Goebbels.
"Linciaggio": attempato sinonimo della character assassination denunciata da Ranucci. Come attesta il Poeta "intender non lo può chi non lo prova"
Monologo: per il dizionario Treccani, "scena drammatica in cui un attore parla e recita da solo". Un tempo richiamava l’Amleto, ora ci fa venire in mente Marco Travaglio. Macchina del fango: solo quando è contro di noi.
Notizia: se "la stiamo verificando" dovrebbe essere segno che (ancora) non lo è.
Occupazione: di ruoli, incarichi o spazi pubblici. Per denunciarla è necessario che la pratichi una fazione opposta, altrimenti non ce ne accorgiamo. Generalmente è "manu militari" e mette sempre a repentaglio un bene, un diritto comune o una specchiata virtù.
Presidio: assomiglia a "Baluardo", ma anziché una fine annuncia fiera resistenza contro un Piano, un Patto o contro Poteri più o meno individuati (aggettivarli come "forti" se non s’è deciso con certezza con chi ce l’abbiamo, in modo da lasciare aperta l’allusione). Il Presidio può assumere sembianze umane e in questo caso s’ammanterà di un’aura eroica.
Popolo: altrimenti detto "la mia gente" (cit. Sigfrido) o "la parte sana". Si stringe attorno all’eroe. Preferibilmente a teatro, previo acquisto biglietto. In quel momento il popolo diventa pubblico e il suo abbraccio è "caloroso". Si prenda a prestito, nella stagione estiva, il frasario degli agenti immobiliari per cui il pubblico s’eleva, o si riduce, a una "splendida cornice".
"Popolo": altrimenti detto "la mia gente" o "la parte sana". Si stringe attorno all’eroe. Preferibilmente a teatro, previo acquisto biglietto
Querele: nuova florida risorsa per studi legali specializzati nella caccia all’insulto sparato sul web da casalinghe tediate e pensionati incontinenti all’indirizzo di una star o semi-star dell’agone mediatico. Offresi transazione finanziaria per evitare il processo, sicché il reprobo si pente e subisce una salutare mazzata pecuniaria. Viceversa, nel caso sia la star o semi-star a essere destinataria dell’atto giudiziario, la querela da pedagogica diventa "temeraria": lei non si può ingiuriare o diffamare ma un politico sì, e se ricorre a un giudice attenta alla libertà di stampa.
Resilienza: "Trasformare il dolore in resilienza", s’è ripromesso Ranucci sui social a corredo della triste cerimonia dell’addio alla sua stanza storica di Report (quella con la blue plaque). E "cronache di resilienza di un reporter" è il sottotitolo del tour teatrale con cui ha incantato le platee: una speciale affezione per un vocabolo che dalla scienza dei materiali è stato traslocato nel linguaggio comune. Resiliente a qualsiasi tentativo di soppressione.
Schiena (dritta): metafora (resiliente) dell’ortopedia giornalistica per misurare, a seconda dell’inclinazione della spina dorsale, la probità e l’indipendenza di un collega. L’auspicata perpendicolarità contempla pure il berretto: chi lo indossa, come l’inviato Paolo Mondani, faccia attenzione affinché non s’inclini sulle ventitré. E’ generalmente storta la schiena di chi non la pensa come noi (con buona pace di Antonio Gramsci e Giacomo Leopardi). Superman ce l’ha drittissima. Schierarsi è il presupposto necessario, anche se fate il cantante o il violinista: Fruttero & Lucentini confezionarono un elzeviro memorabile e attualissimo sugli "impegnati in do maggiore", ossia gli altruisti che dedicavano almeno un concerto "alle vittime di Beirut e alla raccolta di fondi per i palestinesi". Perché "chi ascolta Mozart senza pensare alla situazione nel Congo è una carogna". Normalmente chi si schiera è anche un firmatario di appelli (vedi alla voce sopra) e, la domenica, di manifesti. Sciagurata alternativa sarebbe il Silenzio, che in genere è pesante, o inquietante, o peggio ancora sospetto.
Schiena (dritta): metafora per misurare la probità e l’indipendenza di un collega. Generalmente storta quella di chi non la pensa come noi
Sospetto: si sa che è l’anticamera della verità. Ci perdoni Pontiggia se lo scomodiamo di nuovo, ma è colpa sua che scrisse: "I sistemi ideologici assomigliano ai sistemi paranoici. Muovono da una idea delirante e intorno a questa sviluppano una rete di idee razionali". Al di là, o a dispetto delle quali, s’erge l’inesplicabile dominio della mistica: un terreno che compete molto più che a noi agli stigmatizzati, come il santone di Antimafia Duemila Giorgio Bongiovanni, il quale parla con Scarpinato e Gesù (senza nulla togliere, si parva licet, a Sigfrido).
Telecamera: strumento indispensabile per un giornalista d’inchiesta. Nascosta è meglio che palese, ma l’ideale è ambedue: una riprende e l’altra serve a distrarre. Si sa però che il lavoro più grosso toccherà ai montatori. Per le telefonate è consigliabile invece ricorrere a Signal. Non si sa mai nella vita.
Unità: parola feticcio generalmente evocata attraverso un appello (vedi sempre alla voce sopra). Vi si ricorre quanto più si paventa utopistico il suo conseguimento.
Verifica: vedi alla voce Notizia.
Zero mafie, zero tolleranza: ottimi slogan per striscioni formato orizzontale o per dichiarazioni di intenti. Preoccupanti quando dall’assiduità della pratica passano dentro i megafoni della retorica.