A Capri il congresso di chirurgia estetica
La dolce vita del bisturi
Nasi, panze e seni a missile. E poi le incognite dei social e dell'intelligenza artificiale. Da Rio a Istanbul, i chirurghi del mondo riuniti nell’hotel di Fantozzi
10 OTT 26

Metti Fantozzi a Capri: i Faraglioni, via Camerelle, e poi il mitico hotel Quisisana, quello di “cameriere, com’è l’acqua della piscina?”. “Ma quale acqua!?”, e poi il tuffo e il tonfo sul fondo. Cinquant’anni dopo quella pellicola leggendaria – “Il secondo tragico Fantozzi” è proprio del 1976 - l’acqua stavolta è lì, zampillante, e al Quisisana splende il sole dei primi di ottobre nell’infinita estate italiana, e il Fantozzi in visita al grand hotel non è il ragioniere matricola 7829/bis che chiedeva l’appartamento reale ma un esimio chirurgo, plastico.
Il professor Fabio Fantozzi infatti organizza un colossale convegno di chirurgia estetica, “When Science meets La dolce vita”, “quando la scienza incontra La dolce vita”, sull’invito ci sono proprio i Faraglioni contro i quali il suo omonimo si scontra facendo sci nautico nel disperato tentativo di conquistare la signorina Silvani, poi sfracellato e rivenduto come cernia al mercato del pesce, ma oggi Fantozzi (il ragioniere) potrebbe contare su Fantozzi il chirurgo, e i suoi adepti, perché al Quisisana va in scena questa kermesse internazionale: 85 speaker da 27 paesi differenti e da 4 continenti, per tutte le specialità del rifacimento fisico con le migliori menti e i migliori bisturi di una o più generazioni. Dal seno al collo agli occhi alla pancia, con specialisti provenienti da ogni dove, Arabia Saudita, Emirati, Libano, Romania, Serbia, Spagna, Messico, Turchia (tanta Turchia).
“Volevamo mettere insieme il mondo della chirurgia con quello dell’immaginario italiano, il cinema, la Dolce vita appunto”, racconta al Foglio. “L’hotel Quisisana poi è perfetto perché nasceva originariamente come sanatorio”. Ma oggi, sotto i bandieroni sventolanti d’ogni nazione, ecco il convegno “tutto in lingua inglese, abbiamo il presidente della società francese di chirurgia plastica, quello italiano, quello brasiliano, del Kuwait, di Dubai. Siamo riusciti nel miracolo di farli venire tutti a Capri”.
Be’, meglio Capri che Cinisello Balsamo o Lignano Sabbiadoro. “Ma sono giorni intensi, perché dalle 7 del mattino fino alle 18 abbiamo brevi pause, ogni speaker ha più o meno 12 minuti di tempo per esporre la sua idea su un’area”, dice Fantozzi. La sua, di area, è una delle più difficili in assoluto: il collo. “Una parte molto complessa, e le cicatrici si vedono, quindi un intervento riuscito può diventare comunque un grande insuccesso”.
Altro protagonista supremo, e più ovvio, il naso, come rimpicciolirlo, raddrizzarlo, piallarlo, scolpirlo. Sotto la guida del professor Paolo Persichetti del Campus Bio-Medico di Roma, la mattina già alle sette e mezzo si esibiscono, pardon, si esprimono, tra gli altri: il dottor Volney Pitombo (Brasile), luminare della materia, socio fondatore anche della Accademia monegasca di chirurgia plastica, che al motto di “Rhino in Rio” e “non esiste persona brutta con un bel naso” discetta di “rinoplastica secondaria”, cioè quella di chi non soddisfatto se lo fa rifare una seconda volta.
Il dottor Saed Kaldari, invece, eminenza nasale del Qatar, accreditato di oltre cinquemila nasi rifatti in tutto il Medio Oriente – chissà oggi tra Houthi e Hormuz come va la rinoplastica mediorientale – opera al prestigioso Surgi Art Hospital di Doha e con un elaborato video-cartone animato fatto con l’AI mostra se stesso con Pinocchio che si guarda nello specchio ed è molto infelice con quel naso, suggerisce la didascalia. Ma prontamente il burattino viene affidato alle esperte mani del professore, che gli scolpisce un nasino alla francese, e Pinocchio diventa il beniamino della città. “Non lasciare che l’opinione di nessuno decida come dovresti vederti. Non ogni parola che senti su di te è la verità... anche se la ripetono molto”, dice la didascalia, in arabo, con tanto di emoji del nasone.
È chiaro che l’AI starà modificando tutto il comparto. Tra filtri, avatar, deepfake, su Instagram ormai nessuno ha più la sua vera faccia. Viene mai da lei qualcuno con una foto ritoccata con l’AI e le dice: mi deve fare così? “Ogni giorno. Ma il problema c’era già con Photoshop”, dice Fantozzi. “Con Instagram, coi telefoni, oggi però siamo sottoposti a una quantità di immagini che prima non c’era. Le persone si vedono più difetti, soprattutto i giovani, poi li amplificano, e una personalità debole finisce a compiere anche interventi che non sono necessari”. Be’, buon per voi, però, no? “Io ne mando via tantissimi di potenziali clienti, ma se uno si fissa, poi va da un altro”.
Però anche i chirurghi ormai sono diventati influencer: su Instagram impazzano le stories dei congressisti. Ecco il dottor Ahmed Abdelaziz, egiziano, direttore della Clinica Z del Cairo, già protagonista del panel sul rifacimento del seno (martedì, ore 9.40), che posta foto dei Faraglioni ed è affaticato dal viaggio, pubblica infatti pure un sondaggio: indovinate quanti mezzi di trasporto ho dovuto prendere? 1, 2, 3 o 4? Risposta esatta, 4: auto, aereo, aliscafo e pure tuktuk (cioè forse i taxi capresi, tuktuk che si sappia a Capri non arrivano). Ma poi rieccolo più rilassato in smoking, a cena a lume di candela, il gala dinner del martedì sera.
Questi chirurghi-influencer sono di una creatività scatenata: Abdelaziz in un reel: “quando finalmente hai trovato il giusto chirurgo plastico”, dove spunta lui professionale in sala operatoria, poi appaiono spiagge, cieli stellati, un fiore che sboccia, un cavallo che galoppa, su musica ispirazionale. E poi, stacco, un poraccio disteso sul lettino, già sedato, con la panza tutta scarabocchiata di pennarello: lui infatti è anche esperto di liposuzione per uomini, il suo profilo è pieno di panze prima e dopo, flaccide e pendule e poi risucchiate e insaccate, e naturalmente ha anche un podcast, perché oggi un podcast non si nega a nessuno, dunque ecco il podcast sugli ultrasuoni nella chirurgia plastica, e poi una foto in cui assapora pensoso un tazzone di caffè (e poi posta anche da Marina Grande, gustando un caffè caprese prima dell’imbarco, e di nuovo aliscafo e poi aereo…).
In quest’Onu della chirurgia estetica, in questo G20 della guerra al lardo, largo spazio è riservato ai paesi potremmo dire non allineati. I turchi ovviamente sono molto rispettati. C’è il dottor Cemal Şenyuva di Istanbul, c’è il dottor Hüseyin Kandulu che oltre che sul Bosforo opera anche a Dubai e Doha. Nel suo Instagram un altro malcapitato disteso su un lettino, tutto istoriato coi pennarelli, tipo Cy Twombly. Il suo motto è “Aesthetic Art” ma del resto la parola “arte” ricorre ossessivamente tra questi speciali artisti del corpo: il Surgi Art Hospital, appunto, e poi Abdelaziz che si definisce “plastic artist”.
La vita di questi artisti del bisturi non allineati è pazzesca: il dottor Kandulu salta da un convegno in Pakistan a un altro a Parigi, ma intanto trova il tempo di registrare un video in cui spiega d’essere un seguace della parola italiana “sprezzatura”, o “eleganza senza sforzo”, concetto che illustra mostrando i suoi polpaccetti (che forse meriterebbero un ritocco) su delle eleganti espadrillas, al posto dei micidiali zoccoli capresi di Fantozzi e poi risponde alle domande dei fan: “non è provato che le iniezioni di sperma di salmone dette anche polidesossiribonucleotide (PDRN) siano veramente efficaci per la rigenerazione cutanea del viso”. Pure lo sperma di salmone! Altro che Fantozzi-cernia.
E poi c’è tutto il grand tour dell’Imcas (International Master Course on Aging Science), uno dei congressi medici e scientifici più importanti al mondo dedicato alla dermatologia, alla chirurgia plastica e alla scienza dell’anti-invecchiamento, con le prossime tappe a Parigi (gennaio) e poi San Paolo (maggio), e Bangkok (giugno).
Uno si perde, comincio ad avere allucinazioni: ecco il dottor Juliano Pereira (Brasile) che parla di liposuzione HD, in alta definizione, sarà diversa da quella modello base? Quella interrotta dalla pubblicità? Ma il collega Augusto Valente (sempre brasiliano) parla invece di liposuzione “HP” (con la stampante? No, High Performance!).
Intermezzo con protesi: martedì, alle 12, una saletta è riservata al “workshop” della Silimed, azienda leader nelle protesi mammarie (ovviamente brasiliana); sul palco la dottoressa Mariagrazia Moio ne illustra le qualità (ce ne sono di vari tipi: la megaditta della tetta finta produce il modello Enhance, a base ovale, la Natural a base rotonda, la Maximum a base rotonda e profilo sferico, infine la Advance, che punta guizzante verso l’alto, “base rotonda, profilo conico”, tipo tette a missile di Afrodite A in “Mazinga Z”).
Queste protesi poi sono disponibili in diverse superfici: poliuretano “con effetto velcro”, microtesturizzata “true texture” (“superficie con pori aperti per una maggiore stabilità”), liscia opaca o liscia standard – la liscia opaca risplende, fuoriscala, nella presentazione video sul palco dell’hotel, illuminata da una luce celestiale, e pare un’enorme medusa, o una morbida navicella aliena appena arrivata sul pianeta Terra.
A proposito di alieni: ma i politici, è vero che si rifanno sempre di più? Alcuni hanno assunto fisionomie strane, extraterrestri. Su altri paiono compiersi degli esperimenti forse contrari alle convenzioni internazionali: chi sono i più plastificati? Fantozzi non fa nomi, ma nota che “un tempo erano uomini (e donne) generalmente anziani, fuori forma, magari senza capelli. Oggi sono più giovani e vogliono piacere”. Ma lei li sgama? “In tv è impossibile. La luce dei programmi televisivi è un intervento estetico a sé, le persone così fortemente illuminate sono irriconoscibili".
Poi ci sono quelli che si fanno l’Ozempic e i suoi derivati, insomma le punturine dimagranti di moda oggi, e gli casca la faccia. “Perdono peso molto velocemente, 30 chili in pochi mesi, negli Stati Uniti anche 50 o 60. Dopo è chiaro che il viso cade, il seno cade o le mammelle cadono: e così braccia, addome, gambe e quindi la rimozione della pelle è inevitabile”. E qui entra in scena Gustavo Ghiglione, argentino, studio a Buenos Aires, che parla di “cruroplastica”, cioè, apprendo, la riduzione dell’interno delle cosce dopo i forti dimagrimenti. Non c’è evento, caso, rivolgimento fisico che a Capri non trovi il suo specialista.
Un panel intero è dedicato all'America Latina. Lunedì dalle 12.30, giustamente in orario equatoriale, è andato in scena il “Latam table chair”, con i dottori Rafael Silva de Araujo (Brasile), Enriquillo Clime (Repubblica Dominicana), Humberto Uribe (Colombia), Stefan Danilla (Cile). Il Brasile è sempre molto rappresentato: “è il paese dove c’è il maggior numero di chirurghi plastici per abitante”, dice Fantozzi, che lì si è formato, allievo del leggendario professor Ivo Pitanguy, morto nel 2016, dieci anni fa, quello che aveva rifatto tutte le celebrità del mondo, a cominciare da Sophia Loren, si narra. “Ma anche presidenti come François Mitterrand. Gli aveva sistemato il mento, troppo aguzzo, un ottimo facelifting. Mitterrand era così entusiasta che ogni anno gli voleva dare una nuova Legion d’onore, ma dopo un po’ le Legion d’onore erano finite. Pitanguy parlava un sacco di lingue e aveva inventato l’Erasmus prima dell’Erasmus, fin dagli anni Sessanta la sua scuola era aperta per il 50 per cento agli stranieri. Era anche molto appassionato dell’Italia e di Dante”.
Scusi, dottor Fantozzi, ma lei come era finito da Pitanguy? “Ero al quarto anno di chirurgia alla Sapienza, in vacanza a Rio, e allora vado a vedere questo Pitanguy. Scopro che c’era un concorso per entrare, i termini erano scaduti, ma una segretaria gentile mi disse che se volevo si poteva fare qualcosa. Ma serviva mandare tutti i documenti subito. Io volevo assolutamente rimanere a Rio, quindi, consideri che siamo negli anni Novanta, non c’era Internet, chiamo un mio conoscente dell’Alitalia e gli chiedo se mi fa portare tutte le carte su un volo Roma-Rio. Ok, ma in cambio vuole dei ritocchini. A Rio poi sono rimasto cinque anni, ora sono professore associato alla Unirio e ho anche uno studio in città”.
Il tipo dell’Alitalia mi sembra che fosse un precursore pure lui del turismo estetico. Oggi pare che ci sia un gran via vai per rifarsi: in Turchia per i capelli, in Albania per i denti, a Dubai e Sharm per tutto… “Sì, è vero, ognuno ha la sua specialità, anche in Libano per esempio sono molto bravi. Sono stato recentemente al congresso nazionale di chirurgia plastica libanese”. Certo ci vanno giù un po’ pesanti in quei paesi, con certi labbroni, certi zigomoni… “Nel Medio Oriente, per la donna, i tratti somatici sono diversi dai nostri, più marcati. E poi se mettono il velo, come dire, devono essere un po’ più visibili”. Diverso il discorso sul low cost. “Bisogna stare molto attenti, perché mica c’è solo l’intervento, è tutto il post. L’operazione si può magari fare ovunque, ma se poi insorgono complicazioni, come fai? Torni? Rimani due o tre settimane? Alla fine i costi non sono così convenienti, oltre ai rischi che ci sono.
Infatti abbiamo un panel dedicato proprio a questo”: l’avvocata Carolina Mynssen, dal Brasile, tratta di “considerazioni medico-legali sul turismo medico”, perché in realtà il paziente non è per niente tutelato. “Il paziente deve capire che l’operazione può essere cancellata o rimandata, e come la mettiamo?”, spiega l’avvocata Mynssen. Anche lei sta su Instagram e posta dal Quisisana, proprio dalle suite al piano terra dove Paolo Villaggio alloggiava durante le lavorazioni di Fantozzi, come mi raccontò un tempo il vecchio direttore dell’albergo; lei avrebbe potuto istruirlo e offrire assistenza legale sulle mostruose cambiali anche per i danni alla piscina e il conto dell’appartamento reale (“centomila al giorno”: lui pensò “al mese”). Ma oggi Fantozzi sarebbe andato piuttosto a Istanbul: weekend tutto compreso, infoltimento per lui e rinoplastica per la Silvani, niente cambiali ma tre comode rate. E magari gli sarebbe andata pure meglio, vabbè.