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Nelle Rovine d’occidente. Parla Michel Onfray
“Il nostro festival del nichilismo finirà, la prossima civiltà dominante sarà cinese”, dice il celebre filosofo e intellettuale. Una nuova storia filosofica dell’occidente e la costruzione della civiltà greco-romana raccontata attraverso il prisma della guerra delle idee
12 SET 26

“Camminare fra le rovine”, uscito in Italia per Ponte alle grazie, è valso a Michel Onfray la selezione al prestigioso premio Renaudot (foto di Michel Onfray)
"Camminare fra le rovine”, uscito in Francia sei mesi fa per Albin Michel e questa settimana per Ponte alle grazie, a Michel Onfray è valsa la selezione al prestigioso premio Renaudot. Il celebre filosofo e intellettuale si è lanciato in una nuova storia filosofica dell’occidente. Vi racconta la costruzione della civiltà greco-romana attraverso il prisma della guerra delle idee. Da straordinario narratore, Onfray fa rivivere le rovine e resuscita un mondo scomparso. Seguiranno altri tre libri in cui Onfray affronterà il resto, dall’era cristiana al nichilismo. Perché continuare a scavare nei classici?
“Non è tanto un libro isolato quanto l’inizio di una tetralogia che si propone di essere una storia filosofica dell’occidente” racconta Onfray al Foglio. “Questo volume sarà seguito da altri tre. La genealogia della nostra civiltà è ovviamente giudaico-cristiana. Il primo momento dell’occidente è greco-romano. In questo volume, pensato come una deambulazione tra le rovine, esamino le questioni doppie per mettere in evidenza una tensione risolta nella, dalla e per la civiltà: la realtà (atomo o idea), la coppia (matrimonio o libertinaggio), la verità (vocazione o affarismo), la felicità (piacere o virtù), il piacere (ascesi o godimento), il suicidio (dovere o volontà), il cittadino (cosmopolitismo o schiavismo), la sofferenza (qui in basso o nell’aldilà), tra le altre. Ognuno di noi ha scelto una o l’altra delle due risposte. La civiltà, dal canto suo, ha scelto ciò che le era più proficuo per perseverare nel proprio essere. E’ un’occasione per mettere in tensione platonismo e aristotelismo, epicureismo e cirenaismo, pirronismo e stoicismo, neoplatonismo e atomismo. Questo materiale filosofico è la cassetta degli attrezzi dell’occidente. Il giudeo-cristianesimo attinge al platonismo, allo stoicismo, al neoplatonismo per costruire la propria dottrina intorno a un Gesù Figlio di Dio nato da una Vergine che realizza la profezia messianica ebraica. Il secondo volume, ‘Costruzione di una cattedrale’, che ho appena finito di scrivere, racconta la cristallizzazione medievale e rinascimentale di un’ideologia intorno a questa finzione. Sono i primi millecinquecento anni del giudeo-cristianesimo che succedono ai mille anni del blocco greco-romano. Il terzo volume si intitola ‘Edificazione di un tempio’, sottotitolato ‘La religione dei Lumi’; il quarto e ultimo, ‘Profanazione di un cenotafio’, sottotitolato ‘La religione del nichilismo’. E’ una risposta circostanziata di duemilacinquecento pagine ai wokisti, ai decostruzionisti e agli altri negazionisti che ritengono che l’Europa non abbia radici giudeo-cristiane e che fanno iniziare la storia di Francia con il primo uso della prima ghigliottina giacobina, il 25 aprile 1792”.
“Una risposta ai wokisti e ai decostruzionisti che ritengono che l’Europa non abbia radici ma che inizi con la prima ghigliottina”
Questi autori, questi filosofi e questi momenti della storia hanno molto da dire su di noi. “Prima cosa: che nell’antichità è già stato detto quasi tutto e che da allora esistono solo variazioni su questi temi. Per esempio, i vegetariani o vegani di oggi non fanno altro che riciclare le analisi che il neoplatonico Porfirio sviluppa nel ‘De abstinentia’. I mangiatori di carne sono discepoli inconsapevoli di Diogene di Sinope, difensore di un ritorno alla natura. Seconda cosa: che le idee filosofiche producono effetti reali, cosa che si tende a dimenticare. Pensare che il mondo sia solo materia e aggregazione di atomi rende possibile un mondo agli antipodi della visione idealista, secondo cui esistono idee immateriali che danno senso a ciò che è. Il cristianesimo è un idealismo, e con esso tutte le religioni. La lotta atea, attraverso i secoli, si appoggia sulla filosofia atomista. Sul tema della decadenza: i testi greci o romani stessi sono per lo più rovine. Restano solo blocchi di pietra che talvolta rendono male la maestà degli edifici a cui appartenevano. Epicuro ha scritto trecento libri; di lui ci restano tre lettere ai discepoli e una manciata di frammenti noti come ‘Sentenze vaticane’. Il cristianesimo ha distrutto tutto deliberatamente. Il lavoro del tempo ha fatto il resto. Passeggiare nel Foro Romano ci insegna che le civiltà sono mortali, che nascono sulle macerie delle civiltà che le precedono – Assur, Sumer, Babilonia, i Persiani per i greco-romani, poi i greco-romani per il giudeo-cristianesimo. Ci insegna anche che viviamo in un tempo di crollo dell’occidente a favore di una civiltà del post: post-umano, post-verità, post-terrestre. Tra mille o duemila anni si guarderà probabilmente al nostro secolo come a un secolo di crollo civilizzazionale”.
La civiltà giudaico-cristiana si iscrive nella continuità della civiltà antica. “Ovviamente. Esiste un accavallarsi tra le civiltà, che non nascono per generazione spontanea come un tempo si pensava che un mucchio di spazzatura facesse nascere i topi, i quali si erano semplicemente avvicinati al mucchio per trovarci da mangiare… Esse sono generate, nascono, vivono, crescono, conoscono un momento di acme, decrescono, si cancellano e scompaiono dopo aver lasciato materia per una civiltà successiva. La conoscenza del pensiero egizio, grazie a traduzioni sempre più numerose del corpus, permette di vedere che senza i pensatori dell’epoca delle piramidi non ci sarebbero stati né Pitagora né Platone, e quindi probabilmente nemmeno il giudeo-cristianesimo. Il dualismo, l’immaterialità dell’anima, la vita dopo la morte, il monoteismo – con Akhenaton – sono tesi che nutrono ebraismo, cristianesimo e islam. Con questi materiali di base, la Torah, i Vangeli e il Corano hanno reso possibili tre civiltà. La prossima civiltà, che sarà probabilmente l’ultima, è in gestazione. Attinge già a quelle figure antiche che indicavo prima: l’opposizione del virtuale e del reale, dove il primo dà senso al secondo; la sopravvivenza digitale per condensazione, conservazione, spostamento, trasferimento di dati a cui si ridurrebbero le soggettività; la possibilità di un’intelligenza artificiale come mezzo per arrivare alla cifratura totale del mondo e al suo controllo, che garantirebbe l’immortalità. Ecco ciò che si profila in materia di genealogia civilizzazionale”.
“Le civiltà nascono, vivono, crescono, decrescono, si cancellano e scompaiono dopo aver lasciato materia per una civiltà successiva”
Vede punti in comune tra il disordine attuale e la caduta dell’Impero romano. “Non vedo altro. Per un certo tempo ho tenuto il diario di bordo di questa decadenza. Sono usciti quattro volumi sotto il titolo ‘La nave dei folli’. Ho interrotto il quarto a metà: c’erano solo ripetizioni delle sciocchezze della nostra epoca. Vi elencavo tutte le stoltezze che commentavo in modo ironico: è un catalogo del nichilismo in cui il ridicolo si disputa il pietoso, il risibile il deplorevole, il comico il lamentevole. Ultime notizie dal fronte nichilista: dei therian si travestono da animali e vivono come loro, abbaiando e orinando sui lampioni, almeno per quelli che hanno scelto il cane. Dal canto suo il filosofo Peter Singer, che insegna etica in un’università americana di Princeton – ci si pizzica per non ridere – valida i rapporti sessuali tra animali e uomini. Il filosofo Paul B. Preciado invita a non copulare più con maschi bianchi e, oltre alla zoofilia, propone in forma di alternativa coprofagica di mangiare gli escrementi dei propri amanti. La cosa è apparsa su Libération nel 2014. Petronio può andare a rinfrescarsi: i Romani decadenti non sono mai arrivati a tanto”.
“Non esisterebbe differenza tra normale e patologico e la rivoluzione iraniana sarebbe spiritualità in politica: è il festival delle sciocchezze”
L’epicureismo di Onfray, figlio della cultura popolare normanna, radicato in una casa, una terra, una famiglia, sembra così lontano dal modo di vita di oggi. “Per niente, presuppone una presenza attenta e aumentata al reale e presuppone, un po’ come nella poesia cinese, giapponese o coreana, che si possa cercare e trovare nella natura materia per gioire della propria pura presenza al mondo. Ho pubblicato una decina di raccolte di poesia, tra cui haiku, per consegnare per iscritto quest’arte di aderire all’evento del mondo fino a conoscere il piacere della propria presenza viva nel reale del mondo. Anche in città c’è sempre il cielo e i suoi stati per permettere la contemplazione. E poi restano i piaceri della lettura, della scrittura, della musica, della cucina — che pratico —, dell’amicizia, della conversazione. Possiedo una casa nel mio villaggio natale, in riva al fiume. I momenti che passo, di notte, nel mio giardino, a contemplare la volta stellata, mi offrono un’occasione di epicureismo sostanziale. Altrimenti, più in generale, di sperimentare il sublime della vastità del cosmo, della nostra piccolezza in esso, della mia piccolezza in esso, e del brivido di estasi che percorre chi vive questo tipo di esperienza a pochi passi dal cimitero di campagna in cui sarò sepolto”. Pensa tuttavia che la nostra civiltà sia condannata.
“Perché la prima lezione che si deve trarre da una deambulazione tra le rovine – e ne ho visitate molte, non solo in Italia o in Grecia, ma anche in Libia, Tunisia, Libano, Algeria, Egitto, Turchia, Palestina – è che tutte le civiltà che sono state maestose e superbe nel loro tempo muoiono un giorno, poi si perdono nella polvere della sabbia, che è essa stessa decadenza di pietre un tempo infrangibili. Ho avuto l’immensa fortuna di visitare la vera grotta di Lascaux e la vera grotta di Chauvet. Queste tracce di quella che fu un’immensa e lunga civiltà attestano che anche quelle sono morte. Nella grotta di Chauvet, contemplare la pietra su cui un uomo ha posato un cranio d’orso è stato uno dei momenti più commoventi della mia vita. Lo stesso vale per i dolmen o i menhir che si trovano nel mio dipartimento dell’Orne, in Normandia: testimoniano di una civiltà celtica e gallica morta anch’essa. Tutto ciò che è, civiltà comprese, nasce, vive, cresce, decresce, conosce un momento di senescenza e muore. Idem per il nostro sistema solare, che va verso la propria morte qualunque cosa facciano gli umani, eco-ansiosi compresi…Un medico che lasciasse credere a un vecchio di possedere i mezzi per dispensare il proprio paziente dalla morte sarebbe un truffatore. Lo stesso vale per gli uomini politici che pretendono di salvare una civiltà che, in ogni caso, morirà”.
Le nostre élite non hanno che la parola “cultura” in bocca, ma se gli chiedi di difenderla dall’assalto woke e islamista ti impalano vivo. “Perché queste pretese élite sono esse stesse decadenti! Si vedano Peter Singer e Paul B. Preciado, riveriti come star nei rispettivi ambienti. Se non si copula con un elefante, per il primo si è specisti della specie più pericolosa. Se non si fa lo stesso e non si confeziona una torta di merda per mangiarla con il proprio partner sessuale, si è un pericoloso maschio bianco eterocentrico della peggior specie. Se si ammette di preferire semplicemente una sessualità con esseri umani o la pasticceria alle mele, ci si fa effettivamente impalare — metaforicamente, ovviamente…Aggiungo a loro discolpa che questi due non sono eccezioni. Tra venerazione di Lenin, Stalin e Mao, se non Hitler nella prima metà del XX secolo, celebrazione della pedofilia negli anni post-sessantotteschi, affermazione che la follia è la ragione vera, che non esiste differenza tra normale e patologico, che lo schizofrenico è un ideale di vita filosofica, che la rivoluzione iraniana è una chance per la spiritualità in politica, che strane strutture invisibili sono più vere del reale, che ogni uomo vuole uccidere il padre e giacere con la madre, il festival delle sciocchezze è di alta gamma nel mondo filosofico”.
“Dei capannoni cinesi devono essere zeppi di robot destinati un giorno a diventare un esercito di soldati lanciati contro l’occidente”
L’occidente implode intanto demograficamente e culturalmente, mentre i regimi revisionisti (Cina, Russia, islamismo, India ecc.) sembrano pronti a spartirsi i nostri resti. A chi interessano queste “rovine”? “Coloro a cui tornerà il mondo non sono ovviamente gli occidentali, che hanno suonato la propria partitura e lasceranno il posto a chi è più vivo di loro” dice Onfray. “I pretendenti al comando dello stato totale, che sarà ovviamente totalitario, sono pochissimi, con una coppia in testa: nel combattimento che oppone Cina e Stati Uniti, il vantaggio è della Cina, che dispone di un dittatore totale in grado di mettere il proprio paese sotto controllo, pianificare a lungo termine, mettere in ordine di marcia una popolazione che si conta in miliardi, mobilitata e militarizzata, disporre già ora del monopolio dei metalli rari, quindi della leadership in tutto, armamenti compresi ovviamente, atomici compresi, senza dimenticare il vantaggio con i robot e l’intelligenza artificiale. Si immagina che, nell’Impero di Mezzo, dei capannoni debbano essere pieni zeppi di robot destinati un giorno a diventare un esercito di soldati lanciati contro l’occidente. Quando queste macchine arriveranno su una terrazza di Saint-Germain-des-Prés dove i francesi festeggiano — è il banchetto di Petronio tutti i giorni in Francia — scommettiamo che non verranno a sedersi per uno spritz”.
Ma se la fine è inesorabile, perché continua a battersi e a scrivere libri? “Per morire in piedi”.
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Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.

