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Il Bauhaus sotto assedio: così l'AfD strizza l'occhio ai neonazisti
"Cosmopolita e senza patria": la destra tedesca attacca la scuola di Weimar e la sua eredità, trasformando la battaglia contro l’arte "degenerata" in una minaccia alla libertà culturale
29 AGO 26

Il logo di Bauhaus - foto via Getty Images
Che l'aria stesse cambiando, Barbara Steiner lo aveva intuito già nell'autunno 2023. La presidente della Fondazione Bauhaus aveva presentato al Parlamento regionale della Sassonia-Anhalt i suoi progetti per le celebrazioni del centenario del trasferimento della celebre scuola di architettura da Weimar a Dessau, previste nel 2025. "L'accoglienza fu più o meno favorevole da parte di tutti, ma alcuni distinguo e osservazioni critiche mi misero in allarme", racconta la storica dell'arte austriaca nel suo grande ufficio quadrato, dai muri bianchi e blu. Così decise di sottoscrivere una polizza d'assicurazione, di quelle che in genere fanno i capi d'impresa per proteggersi da eventuali azioni legali: "Sentivo crescere un vento revisionista e pensai di dovermi cautelare".
Qualche mese dopo, alle elezioni municipali del giugno 2024, Alternative für Deutschland, il partito nazionalista di estrema destra, arrivò in testa a Dessau con il 25 per cento dei voti. E nell'autunno il vicepresidente regionale di Afd, Hans-Thomas Tillschneider, presentò nel Landtag la mozione che confermava i timori di Steiner. Un attacco ad alzo zero contro il Bauhaus, bollato come "Irrweg der Moderne", deriva della modernità, e accusato di aver "distrutto la tradizione". "Numerosi edifici di questo stile – recitava il testo – sono oggi considerati marchiani errori architettonici, poiché la loro estetica purista e il loro approccio funzionale non sono stati pensati per tener conto della qualità della vita degli abitanti, violentandone il bisogno di sicurezza e confort". Tillschneider accusava il movimento di "aver fatto sparire le particolarità individuali e regionali" oltre a essere stato "vicino al comunismo".
La mozione venne respinta, ma il dado era tratto e l'obiettivo centrato: un dibattito urticante e divisivo si è aperto da allora intorno al Bauhaus, con toni che evocano l'offensiva lanciata dai nazisti già negli Anni Venti contro il movimento, considerato "arte degenerata", e che avrebbe portato alla sua messa al bando nel 1933 da parte del regime hitleriano.
Di tutte le battaglie polemiche che segnano la campagna elettorale di AfD in vista delle elezioni regionali del 6 settembre prossimo in Sassonia-Anhalt, quella contro il Bauhaus in nome di una "politica culturale patriottica", mirata a "rafforzare l'identità tedesca" e "l'orgoglio nazionale", è probabilmente la più aggressiva, carica di messaggi inquietanti e anche rivelatrice delle pulsioni profonde del partito dell'ultradestra. AfD ha infatti annunciato che se andasse al governo del Land dell'ex Ddr, artisti e istituzioni dovrebbero firmare una dichiarazione, dove si impegnano a "non disprezzare la Germania e la sua cultura" se vogliono ottenere fondi pubblici. "Non intendiamo più spendere il denaro dei cittadini per promuovere arte anti-tedesca", ha dichiarato in un discorso nel Landtag Tillschneider, che non nasconde l'ambizione di diventare il prossimo ministro regionale della Cultura. Quando gli hanno chiesto cosa intendesse per arte antitedesca, ha risposto: "È l'arte tedesca che non vuole essere tale".
Fondi agli artisti solo se dichiarano di "non disprezzare la Germania e la sua cultura". L'annuncio di AfD per la campagna elettorale in Sassonia-Anhalt
I sondaggi al momento gli danno ragione. AfD è stabile poco sopra il 40 per cento dei voti, quasi il doppio di quelli della Cdu, ferma al 24 per cento, e il triplo della Linke accreditata del 13,5 per cento. Se venissero confermati, potrebbero addirittura bastare per avere la maggioranza assoluta dei seggi, nel caso in cui nessun altro partito dovesse superare la soglia del 5 per cento necessaria per entrare in Parlamento. Scenario non impossibile, visto che, insieme a liberali e Verdi, anche la Spd nelle intenzioni di voto è crollata intorno appunto al 5 per cento. Una vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt, Land che rivendica il titolo di "centro della Germania", avrebbe ripercussioni profonde sull'intero paesaggio politico tedesco. Cambierebbe i rapporti di forza in seno al Bundesrat, la Camera delle regioni da cui devono passare tutte le decisioni strategiche del governo federale. Ma soprattutto aumenterebbe la pressione interna alla Cdu, perché il cancelliere Merz si dimetta anzitempo, facendo posto per una faccia nuova. E forse ancora più importante, secondo il politologo Michael Kolkmann dell'Università di Halle-Wittenberg, "AfD userebbe la Sassonia-Anhalt come una sorta di laboratorio, per provare qualcosa da poter poi applicare in altri Stati federali". Fra queste, l'abolizione dei corsi universitari sul genere, il post-colonialismo e non ultimo l'Olocausto, la cui memoria AfD considera "la perpetuazione di un complesso di colpa".
Ma è il Bauhaus il primo bastione da assaltare. Creata da Martin Gropius a Weimar, in Turingia, nel 1919, la scuola si voleva come utopia sociale possibile, integrando architettura, arte e design nella vita quotidiana, ma soprattutto legando forma e funzione. Grazie a figure iconiche come Ludwig Mies van der Rohe, Marcel Breuer e Wassily Kandinsky, il Bauhaus è diventato uno dei movimenti più influenti della cultura moderna e contemporanea, contribuendo al diffondersi dell'uso di cemento, vetro e acciaio come materiali da costruzione e di forme geometriche ed essenziali che hanno trasformato l'architettura e il design in tutto il mondo.
La scuola nacque come utopia sociale possibile, integrando architettura, arte e design nella vita quotidiana, ma soprattutto legando forma e funzione
I suoi rapporti con il potere politico sono stati tuttavia turbolenti sin dalle origini. Già nel 1924, dopo la vittoria della destra alle elezioni in Turingia, la scuola venne cacciata da Weimar e costretta a trasferirsi a Dessau. "Quando nel 1925 gli studenti iniziarono ad arrivare – ricorda Frank Rumpf, eletto della Cdu nel Parlamento della Sassonia-Anhalt e studioso di storia del Land – la gente li vedeva come dei pazzi eccentrici". Durò poco, comunque, appena sette anni: nel 1932 la scuola venne mandata via anche da Dessau e si spostò a Berlino dove sopravvisse un solo anno: nella primavera del 1933, pochi mesi dopo la presa del potere, i nazisti la chiusero definitivamente. Le sue figure di spicco furono costrette all'esilio in Europa o negli Stati Uniti e questo fu determinante per la diffusione delle idee del Bauhaus in tutto il mondo. Il movimento ebbe un revival nella Germania Est negli anni Settanta, quando l'edificio originale progettato da Gropius venne restaurato. Nel 1996 tutti i siti del Bauhaus di Weimar, Dessau e Bernau sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità e inclusi nella lista dell'Unesco.
I nazisti la chiusero definitivamente nel 1933. L'esilio degli artisti fu determinante per la diffusione delle idee del Bauhaus nel mondo
Storicamente, la scuola ha fatto lavorare centinaia di artigiani locali accanto agli artisti, ma gli studenti venivano da tutto il mondo e la vocazione del Bauhaus è sempre stata cosmopolita. "C'era gente di ogni convinzione politica – spiega Barbara Steiner – c'erano comunisti, socialisti, perfino alcuni che andarono nel partito nazista. Altri non prendevano posizioni politiche. Ma l'importanza storica del movimento è che è stato costantemente segnato da dibattiti interni sulla direzione da prendere". AfD invece "vorrebbe che il centenario sia l'occasione per sferrare un attacco contro il modernismo".
In effetti, la critica dell'ultradestra si appunta "contro l'adulazione unilaterale del Bauhaus, considerato il vertice dell'architettura e dello stile", dice Gero Mielczarek, presidente di un'associazione di storia locale, che consiglia AfD sui temi culturali a Dessau. Nel mirino sono i 5 milioni di euro l'anno concessi dal governo regionale alla Stiftung Bauhaus, che beneficia anche di fondi comunali e federali. All'evidenza, non sono soldi gettati al vento, visto che la fondazione, i suoi musei e edifici attirano ogni anno 180 mila visitatori a Dessau, cioè il doppio dei suoi abitanti. Una vera manna non solo per il piccolo comune tedesco, ma per l'intera regione orientale segnata dalla deindustrializzazione e ora meta turistica che lo scorso anno ha registrato un aumento del 20 per cento delle presenze rispetto al 2024.
Afd accusa soprattutto il Land di trascurare e ignorare il vero patrimonio storico e culturale della Sassonia-Anhalt. "La nostra storia è sacrificata a profitto del vitello d'oro del Bauhaus", dice Mielczarek. E denuncia la soppressione delle sovvenzioni previste per il 350° anniversario del Principe Leopoldo 1° di Anhalt-Dessau (1676-1747) che definisce "uno dei nostri più grandi sovrani, fondatore del nostro regno". Altro addebito è di non valorizzare figure storiche tedesche come gli imperatori Heinrich I e Ottone I, il riformatore Martin Lutero, il cancelliere di ferro Otto von Bismarck e il filosofo Friedrich Nietzsche. In realtà, ricorda Frank Rumpf, "nel 2017 abbiamo finanziato generosamente le celebrazioni dei 500 anni della Riforma luterana a Wittenberg".
Nel suo programma, il partito di estrema destra annuncia di voler "pensare tedesco", parla di "stile architettonico dell'Heimat" e promette di "impedire che blocchi senza significato e altre fredde forme geometriche prive di tradizione si impongano nel mondo". Il Bauhaus, secondo AfD, "evita ogni segno di radicamento nazionale" ed è di fatto "un'architettura cosmopolita e senza patria". Dove la cosa più inquietante e perfida è che non solo la sostanza degli argomenti, ma perfino l'apparato linguistico siano identici a quelli usati dai nazisti contro il movimento un secolo fa. Barbara Steiner ricorda infatti che l'espressione "Deutsch denken", pensare tedesco, si riferisce a un discorso di Adolf Hitler del 1938, il cosiddetto Reichenberger Rede. O ancora, la definizione "Irrweg der Moderne", degenerazione della modernità, fu inventata dall'ideologo della razza Paul Schultze-Naumburg.
Se ne sono resi conto i responsabili di una trentina di istituzioni culturali della Sassonia-Anhalt, che insieme a Steiner in aprile hanno firmato una dichiarazione congiunta, dove mettevano in guardia dalla minaccia che un eventuale governo di AfD nella regione rappresenterebbe per la libertà artistica e l'indipendenza delle istituzioni culturali. "Lei è sicura di avere il diritto di prendere posizioni politiche?", ha chiesto pubblicamente alla presidente della Fondazione Laurens Nothdurft, consigliere comunale di Alternative für Deutschland, già membro di un'organizzazione giovanile neonazista ora messa al bando. "Le istituzioni pubbliche finanziate dai contribuenti – ha aggiunto – non posso fare politica di parte, tantomeno partecipare a una campagna elettorale". "Poiché AfD fa della nostra fondazione un oggetto di attacco politico, io posso e devo parlare", è stata la replica di Barbara Steiner.
La guerra di AfD contro il Bauhaus continua. Dietro la specifica polemica, anche al netto di tutti i suoi odiosi segnali in codice, emerge l'elefante nella stanza, quello di una Kulturkampf nazionale e sovranista: noi contro il globalismo senza volto; l'attaccamento all'Heimat, la piccola patria, contro l'impressione di essere ostaggi di poteri internazionali anonimi. Un quadro col quale vanno a nozze gli edifici trionfalistici che Donald Trump progetta per Washington, pezzi di un'identità fondata sull'etnia e sul sangue. Denigrare il Bauhaus, possibilmente anche definanziarlo impedendo alla fondazione di tramandarne il lascito, è la punta dell'iceberg di una strategia che vorrebbe screditare tutta la modernità, in nome di un'altra visione della cultura. Che accada in Germania è due volte inquietante. Come dice l'ex ministro degli Esteri Joschka Fischer, l'identità europeista e occidentale emersa dopo l'Ora Zero e il disastro della Seconda Guerra Mondiale, si trova per la prima volta minacciata dal riemergere di quella nazionalista e prussiana, che trova il suo radicamento nell'Est del Paese e su cui AfD punta le sue carte.
Dietro le polemiche emerge l'elefante nella stanza, quello di una Kulturkampf nazionale e sovranista: noi contro il globalismo senza volto
Il simbolismo di quanto accade a Dessau riassume in sé la posta in gioco in Sassonia-Anhalt. Nelle parole di Barbara Steiner, "se la città fosse un giorno governata da AfD o se AfD dovesse entrare a far parte di un governo federale, allora il Bauhaus potrebbe chiudere di nuovo". Come nel 1933. Quando c'era Hitler.