Le amare Albanie della tv

Oggi Myrta Merlino annuncia che andrà a lavorare alla tv di San Marino. Ma la tentazione dell'espatrio c'è sempre stata. Alla 7, la 8, la 9, oppure proprio in un altro paese. Il caso Agon Channel fu clamoroso

8 AGO 26
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L’ultima in ordine di tempo è Myrta Merlino, che dopo l’addio a Mediaset passa a San Marino Rtv. Per chi si domandasse cos’è San Marino Rtv, è la rete pubblica della piccola repubblica nota soprattutto per aver dato i natali a Dimitri Kunz D’Asburgo, il compagno della Santanché. Merlino dunque andrà alla televisione sanmarinese, che è partner della Rai, e non è uno scandalo né è certamente l’ultimo caso di un volto famoso italiano che cerca una nuova collocazione altrove. Si può essere in crisi, in cerca di riposizionamento, o di qualcosa di meglio, o in preda a un leggero languorino: passare alla 7, all’8, alla 9, oppure aprire un podcast, o scavallare direttamente in un altro paese, area Schengen o no. Ognuno ha diritto alla sua Albania, televisivamente parlando.
Il caso più eclatante che si ricorda è infatti quello di Agon Channel, l’exclave di Tirana, la Ceuta delle star italiane che a un certo punto assaltarono la costa adriatica in cerca di un nuovo eldorado. Era il 2014, l’Albania aveva appena perso il sapore amaro di terra gommonica, di quando l’emergenza erano proprio gli albanesi (oggi pare inconcepibile ma gli africani non se li filava nessuno e loro non si filavano noi; noi anziani ce li ricordiamo, gli sbarchi albanesi degli anni 90, i traghetti sovraccarichi, “Lamerica” di Gianni Amelio, dove Lamerica era qui). Solo dopo vennero il premier artista-burlone che si inginocchia a Meloni e Meloni che per tutta risposta vorrebbe aprirgli un mega gommonico centro per ficcare nei container tutti gli immigrati africani che ora agognano l’Italia e invece si ritroveranno, appunto, in Albania (un cortocircuito notevole).
Ma ognuno emigra come può, a ognuno la sua exclave, e però a un certo punto quella Agon Channel faceva gola proprio a molti, quel nuovo canale messo su da un imprenditore romano dell’energia, tale Francesco Becchetti, che nell’impresa aveva investito 40 milioni di euro, coi concept italiani, i giornalisti italiani, tutto italiano però nel paese di fronte (tipo l’iPhone, disegnato in California ma prodotto in Cina).
Si ricordano le cronache entusiaste: “Un palinsesto di informazione e intrattenimento. Sabrina Ferilli condurrà un talk show, l’ex calciatore dell’Inter Marco Materazzi allena i giocatori in gara nel talent di football 'Leyton Orient'” sulla squadra londinese acquistata da Becchetti, "mentre l’informazione sarà curata da Antonio Caprarica. Simona Ventura terrà a battesimo il lancio del canale in un gala di cui sarà ospite Nicole Kidman”.
Uno dei primi a imbarcarsi per Tirana era stato Alessio Vinci, pregiata figura di anchorman apolide – nato in Lussemburgo, corrispondente per la Cnn, poi scoprì le lusinghe dell’Italia dove si fermò tipo dalla ninfa Calipso a fare Matrix con Mentana, poi andò al Tg5, poi fuggì da Mediaset e andò in avanscoperta a Tirana, e di lì poi tornò a Roma a occuparsi della comunicazione dell’Alitalia, e del magazine di bordo “Ulisse”, e poi nel grande mare dell’informazione tv se ne persero le tracce perché a volte la ricerca del paese televisivo perfetto è proprio un’Odissea senza nessuna Penelope ma anzi l’Alitalia o la procura di Tirana ad aspettarti. Vinci se ne andò da Agon e venne sostituito da Antonio Caprarica, ma poi se ne andò pure Caprarica, che si licenziò solo due settimane dopo l’ingaggio, dicendo che lo facevano lavorare appunto “nei container”.
Qualche mese dopo l’inizio delle trasmissioni, nel giugno del 2015, la procura albanese emise infatti un mandato di arresto per Becchetti accusandolo di riciclaggio e falso e alla tv del container staccarono proprio la luce (ironico per un imprenditore dell’energia), e gli italiani d’Albania furono rimpatriati, anzi remigrati.Le accuse: roba di centrali idroelettriche, allora non si parlava ancora di “rinnovabili” (avete notato? Oggi tutti si occupano di rinnovabili, appena qualcuno ha una macchina un po’ grossa o una bella casa, gli chiedi che fa e lui: “rinnovabili”, le rinnovabili sono come le piantagioni di kiwi degli anni 80). Insomma poi nel 2015 Agon chiuse definitivamente, poi Becchetti è stato risarcito, e ha aperto ZWEBTV che vuole essere “la prima web tv dedicata alla Generazione Z e ai Millennial”, vabbè.
Disclaimer, come dicono i millennial: chi siamo noi per giudicare. Chi non ha sognato un piano B, partire per un nuovo paese, rifarsi un’identità, lasciarsi alle spalle i problemi, guadagnare tanto? Aprire una newsletter su Substack o mettere su una catena di gelati proteici o salire su un cargo battente bandiera liberiana. Però c’è chi sogna e chi mette in pratica. E differenziare, come consigliano i consulenti di banca e i guru di TikTok, è il segreto. Ad Agon non poteva mancare Pupo, il più internazionale dei nostri showman, il nostro Ulisse musicarello, che a Tirana era nientemeno che “direttore del reparto Game Show”, con tre produzioni originali tra cui “Una canzone per centomila”, che condusse. Il simbolo delle nostre star da esportazione si lanciò in questo telequiz pezzotto di “Sarabanda”, poi finì tutto.
Ma per piè veloce Pupo l’Albania non era che una piccola bandierina sul mappamondo delle sue imprese terraquee. La sua Itaca è nella steppa, nella sterminata Federazione russa. Dov’è come si sa una vera star. “Il popolo italiano dovrebbe essere grato ai russi” disse, anche per l’operazione ‘Dalla Russia con amore’ che durante il Covid vide l’arrivo in Italia di squadre mediche inviate da Mosca (in carrarmato). Poi la buttò lì: “come minimo, chiederei la cittadinanza russa”. Poi però non l’ha chiesta, come molto spesso succede con questi paesi esteri altopaganti. Un altro amatissimo in Russia è Al Bano, che con Pupo se la batte: “Putin secondo me ha difeso quello che doveva difendere”, disse sulla guerra all’Ucraina.
Un’altra ambasciatrice a Mosca è Ornella Muti, l’indimenticabile attrice romana adorata nella Federazione. Nelle ultime settimane la figlia, Naike Rivelli, ha risposto a Dagospia che spesso le sfotte (soprattutto la figlia). Il giornale di D’Agostino ha infatti narrato la recente presenza della Muti al Forum Internazionale della Cooperazione dei Consumatori in Russia, dopo la partecipazione alla Moscow Fashion Week e al Forum Mondiale della Gioventù di Sochi nel 2024, che avevano già suscitato critiche in Italia.
Dunque botta e risposta tra la figlia Rivelli, che rivendica le origini della famiglia (russe da parte di mamma): “amo, la pensione ti aspetta!” ha detto a D’Agostino. Che risponde alla “sciamannata” e “svalvolona”, ma il dado intanto è tratto, pare arrivato il gran passo, con la richiesta questa volta sì di cittadinanza non si sa se della figlia o della madre o entrambe. “Lì abbiamo le nostre radici” – dice la svalvolona figlia, tipo il discorso di Berlusconi, quello della discesa in campo, forse col collant. Quindi il povero Putin che già ha le sue belle gatte da pelare, con la guerra ormai in stallo, l’economia crollata, e i droni che gli piombano sull’ombrellone (l’ultimo su una spiaggia vicina al suo palazzo d’inverno sul Mar Nero, quello progettato dal leggendario architetto bresciano Cirillo) adesso deve accollarsi pure queste due.
Sogno comunque dei reel di coppia Naike-Cirillo.  Ma se la Russia è  facile, il vero italiano da esportazione si vede dove il gioco si fa duro. Quattro giorni fa sul suo Instagram Pupo ha pubblicato un ritaglio di una sua rubrica che iniziava così: “Sadir Zhaparov, Kassym Jomart, Shavkat Mirziyoyev, Ilham Aliyev, Emomail Rahmon, Serdar Berdimuhamedou”. Non è uno scioglilingua ma un importante annuncio geopolitico. “Lo so, a moltissimi di voi questi nomi non dicono niente eppure, sono, rispettivamente, i presidenti di Kirghikistan, Kazakistan, Uzbekistan, Azerbaigian, Tagikistan e Turkmenistan. Venerdi 31 luglio, questi signori si sono incontrati nella Regione di Issyk-Kul, in Kirghizistan. lo ho avuto il piacere e l’onore di esserci e di cantare per loro”.
Non si sa se a Issyk-Kul, ma a Samarcanda, in Uzbekistan, già si esibiva nel 2011 pure Al Bano. Se Vecchioni lanciava la sua “Samarcanda” comodamente a Milano, il Carrisi andava proprio sul territorio, a Samarcanda, a performare “Felicità” – che “è diventata come un inno nazionale”, uzbeko, al cospetto del presidente Karimov, che “mi ha raggiunto sul palco dandomi un abbraccio fortissimo, come se ci conoscessimo da sempre”, ha raccontato il cantante. “Poi sono arrivati due suoi emissari, che mi hanno fatto indossare il tipico caftano uzbeko, che danno agli ospiti di spessore. Negli altri due concerti che ho tenuto in altre località dell’Uzbekistan c’era il presidente delle miniere d’oro locali, che mi ha regalato un altro caftano trapuntato d’oro e d’argento”.
Ma a parte i caftani di varie fatte, non vanno dimenticati, tra Urali e steppa, anche i Ricchi e Poveri, e Adriano Celentano, e Toto Cutugno, altre nostre celebrità celebri nei luoghi più remoti. Quest’ultimo è famoso anche in Finlandia dove un cantante locale, Kari Tapio, ha inciso una versione apposita, “Olen suomalainen” (“Sono finlandese”), dell’originale “L’italiano”, con enorme successo. E qui bisognerebbe entrare nell’affascinante questione dello slittamento semantico di queste hit. “Felicità” in Uzbekistan è inno nazionale, “Sono finlandese” è identitaria a Helsinki, “Bella ciao” dopo la serie “La casa di carta” è assurta a canzone globale, non più inno partigiano localmente divisivo, ma tipo “Gloria” di Umberto Tozzi, quel pezzone che Trump mette su durante gli attacchi al Campidoglio e in altri eventi e cerimonie.
Tra gli slittamenti e gli innesti, del resto, in Germania l’americano David Hasselhoff, il ricciolone di “Supercar” e “Baywatch”, è un’icona della canzone e in molti sono convinti che grazie a un celebre concerto di capodanno nel 1989 dove cantava issato su una gru alla Porta di Brandeburgo abbia contribuito a far cadere il muro di Berlino (città dove del resto esiste un museo dedicato a “The Hoff”, come è soprannominato il poliedrico artista).
Nel mercato globale delle celebrità non esistono dazi, ognuno sceglie e viene scelto per gusto, passione, sensibilità e portafoglio. I paesi arabi non sembrano amare particolarmente i nostri cantanti, preferiscono invece i calciatori. E così Roberto Mancini, il ritrovato ct della Nazionale, nell'agosto 2023 si era involato per l'Arabia Saudita. Dopo qualche anno in giro tra Arabia e Qatar è tornato, ha ammesso l'errore: lasciare la Nazionale è stato “come perdere la donna della tua vita”. E spera nel perdono dei tifosi.
A volte funziona anche al contrario: nell’Albania d’America che siamo noi, ci sono innesti di successo: Rula Jebreal è nuovamente in grande spolvero; Alan Friedman da anni alligna nei palinsesti e sui giornali. Heather Parisi fa Heather Parisi; a volte le star di importazione diventano più famose di quanto sono mai state nei loro paesi d’origine, come Megan Gale indimenticata testimonial telefonica, recentemente ricicciata. Romina Power, interessantissimo caso di divisione di sfere d’influenza, l’ex marito pugliese si prende la Russia, lei americana conquista l’Italia: un piano Marshall a Cellino San Marco, Puglia. E Kledi, indimenticato ballerino di Tirana, uno dei pochi albanesi che fecero l’impresa, sui barconi, volto poi di “Amici” di Maria De Filippi? Che fine ha fatto?
Intanto la Puglia degli sbarchi, la Puglia dove approdavano quei poveretti, oggi è diventata un porto di scrittori e festival culturali (sì, perché poi ci sono pure gli scrittori stranieri trapiantati in Italia, i neo romani Emmanuel Carrère e Jonathan Safran Foer, e la pioniera delle trapiantate nel GRA Jhumpa Lahiri). Carrère è appena stato in Puglia, ormai America dei festival, un nuovo eldorado di eventi culturali e socialità da masseria e da trullo. Lo scrittore parigino sta affrontando un'interminabile tournée di festival in festival, in una terra che ospita “Il libro possibile” e “Salento Book Festival” e “Puglia Book festival” e altri innumerevoli incontri libreschi. Salento, lu mare lu sole e l’evento (anche se siamo un po’ più su): epicentro a Bisceglie, nuova Capalbio, anche dopo i noti fatti dello Strega.
Avranno container per le copie inviate dalle case editrici? Dopo aver narrato di assassini, impostori, processi, Carrère vuole analizzare altre zone oscure dell’animo umano? Cimentandosi coi festival italiani? Misteri. Ma non è il solo, il Salento pullula da anni di scrittori, e sciure, e architetti, tutti socievolissimi, forse emigrati da altri luoghi in quella affascinante porta girevole che sono le mode dei luoghi di vacanza. L’altro giorno mi è apparsa su Instagram perfino Helen Mirren, altra star internazionale di primissimo livello, che da anni abita in zona. Fotografata alla festa di compleanno di Eliana Miglio, con un gruppone di romani. Era Salento, ma avrebbe potuto essere benissimo Capalbio. O anche Uzbekistan o Kazakistan o naturalmente Tirana (c’erano molti caftani; e forse a guardar bene si sarebbe trovato anche l’architetto Cirillo, vabbè).