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Gli integratori della salvezza. Mode, illusioni e pericoli
Non curano le malattie, ma promettono benessere a una società che ne è affamata. Fino a meno di quindici anni fa, in Italia, si vendevano 125 milioni di confezioni all’anno. Nel 2025 se ne sono vendute 325 milioni
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Sui social ci sono anche gli influencer che spiegano quali sono gli integratori che non possono mancare in una giornata (foto Getty)
Promettono la liberazione dalla “fatica fisica”, da quella “mentale”, dallo “stress”, dal cattivo “umore”, dalla “digestione” pesante, dall’“insonnia”, dal “colesterolo cattivo”, dagli “effetti dell’età”. Ma possono anche darti qualcosa che non hai mai avuto, o non hai più, o non avrai mai senza prenderli: una “ricarica di energia”, una “scossa”, l’“armonia digestiva”, il “ben d’essere”, il “buon umore”, il “colore della vita”, la capacità di “sprigionare la luce che è in te”. Gli integratori alimentari non curano malattie, non fronteggiano morbi, non combattono il male, ma assicurano di tenerlo lontano da te. In compresse rivestite, masticabili, effervescenti, sublinguali, oppure in polvere, dentro bustine idrosolubili, orosolubili, in barattolo, ma anche in flaconcini monodose, in gocce, in sciroppi, spray orali, gel, cerotti. “In tutto e per tutto, hanno la forma dei farmaci. Ma non sono farmaci”, spiega al Foglio il professor Paolo Magni, coordinatore del corso di Nutraceutica, integratori alimentari e salute all’Università di Milano. “Non devono garantire qualità, efficacia, sicurezza. Non superano prove sperimentali, né i controlli dell’agenzia del farmaco”. Sono vitamine, sali minerali, probiotici, prebiotici, estratti vegetali, acidi grassi, proteine. Armati di pubblicità fino ai denti, hanno colonizzato le farmacie. Ormai li prescrivono copiosamente anche i medici, pur non dovendo essere prescritti. Hanno il mito contemporaneo della salute. Dunque la misurano in prestazioni. In particolar modo, hanno a cuore la tua. Ti garantiscono che la proteggeranno, la custodiranno, la rafforzeranno, l’incrementeranno. Ti faranno sentire così e così. Ti faranno fare questo e quello. Si fanno concavi e convessi per rispondere ai bisogni degli anziani, delle donne in gravidanza, delle donne in menopausa, dell’uomo che ha superato i cinquanta. Costano molto più di un farmaco generico. Nessuno, però, si tira indietro. Più di otto italiani su dieci li hanno usati nel 2025. E quasi tutti pensano che abbiano migliorato il proprio benessere. Non in base ad analisi cliniche, ma a sensazione.
Il posto in cui si vendono di più – il 61 per cento – è la farmacia. Poi c’è l’online, oggi al 33 per cento. Nella farmacia in cui vado, a Roma, i farmacisti non parlano volentieri: “Prenda un appuntamento con la titolare” rispondono alla domanda su quali siano gli integratori che vendono di più. Sul fatto che vendano, non c’è dubbio alcuno. I numeri dicono che, fino a meno di quindici anni fa, in Italia, si vendevano 125 milioni di confezioni all’anno. Nel 2025 se ne sono vendute 325 milioni. Il fatturato è passato da 1,8 miliardi di euro a oltre 5 miliardi di euro. Un boom. Nelle farmacie, scaffali e scaffali di integratori sono posizionati proprio all’ingresso. Te li trovi di fronte appena varcata la soglia. Guardandoli attentamente, si nota che in parecchi promettono di ridurre la fatica fisica e psicologica. Dal che si deduce che un po’ giù di corda gli italiani si dovranno sentire. Altrimenti, perché tutta questa offerta? Tra le tipologie di integratori più comprati, infatti, al primo posto ci sono quelli per le difese immunitarie e l’energia fisica, seguiti da integratori per bisogni più specifici come aiuto per le ossa, supporto alla dieta, bellezza, intestino. Ma una buona fetta di mercato è per il benessere psicologico: integratori che aiutano il sonno, contro lo stress, per il tono dell’umore, la concentrazione. Sull’offerta, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
La garanzia psicologica principale degli integratori è il fatto che siano composti “naturali”, che è sinonimo di sano e buono nel nostro sistema di idee
Non essendo un farmaco, per entrare in commercio un integratore alimentare non deve passare i controlli a cui è sottoposto un farmaco. Ovvero, un periodo di sperimentazione che può durare fino a dieci anni, la verifica dei requisiti dell’Agenzia italiana per il farmaco, la negoziazione del prezzo e del rimborso, infine l’arrivo sugli scaffali della farmacia. No, un integratore entra nel mercato dopo sessanta giorni dalla comunicazione al ministero della salute da parte di una azienda certificata. Se le autorità non obiettano nulla, il farmaco arriva in commercio, con l’aura della propria pubblicità, e la promessa di salvezza propria di ogni réclame. Ciò non toglie che a volte ci sia bisogno di intervenire successivamente. Quando si è scoperto, per esempio – come è successo a fine aprile – che due integratori di zinco avevano livelli di piombo troppo alti e il ministero è stato costretto a ritirarli dal commercio. La garanzia psicologica principale degli integratori è il fatto che siano composti naturali. Naturale è ormai sinonimo di sano e buono nel nostro sistema di idee. Mentre è naturale anche un veleno letale come la stricnina, oppure un potente oppiaceo come la morfina. La natura è diventata la grande superstizione contemporanea. Sino al punto che, siccome un prodotto ha un origine naturale, per definizione non può fare male.
“Degli integratori alimentari non conosciamo nulla: né i benefici, né le controindicazioni”, spiega il farmacologo Silvio Garattini
E’ così anche per gli integratori. “Al massimo, non mi fa niente”, mi dice in farmacia una signora in fila con una scatola di multivitamine. Ma è così? Non proprio, le direbbe il professor Silvio Garattini, farmacologo di prestigio internazionale, se, come con Marshall McLuhan in Io ed Annie di Woody Allen, improvvisamente si materializzasse di fronte a noi in fila alla cassa. Al Foglio, Garattini spiega che “degli integratori alimentari, in realtà, non conosciamo nulla: né i benefici, né le controindicazioni”. Ciò perché nella maggior parte dei casi non sono studiati né gli uni né gli altri. Il problema principale degli integratori, secondo Garattini, è nella miscela di sostanze di cui ciascun integratore è composto. “Se io ho una carenza di ferro è bene che assuma del ferro. Ma perché gli integratori, accanto al ferro, mi somministrano per esempio della vitamina C, di cui non ho carenze, oppure vitamina B12, di cui non ho alcun bisogno?”. Secondo Garattini la mancanza di studi specifici sugli integratori non solo non permette di stabilire gli effetti positivi o negativi che hanno, ma trascurano un elemento essenziale. “Qual è l’interazione tra le varie sostanze presenti nell’integratore?”. E, questione ancora più delicata: “Che succede quando le sostanze presenti in un integratore che assumo per un motivo x agiscono insieme al principio attivo di un farmaco che assumo per tutt’altro motivo?”. La verità è che non lo sappiamo. Almeno, per molte sostanze. E per questo, secondo Garattini, bisognerebbe essere molto cauti. “Mentre la pubblicità martella incessantemente con l’idea che fanno bene, che non ci sono effetti collaterali, che prenderli è come bere un bicchiere d’acqua”.
Lei li tratterebbe come dei farmaci? “No, perché non sono farmaci. Tecnicamente, sono dei nutrienti. Ma io mi nutro di pasta, verdure, ortaggi, legumi, frutta. Beni che però non trovo in farmacia, ma trovo al supermercato”. Gli integratori non dovrebbero vendersi in farmacia, secondo lei? “Ormai in farmacia si vende di tutto. Ma la farmacia dovrebbe essere un luogo educativo. Un luogo che educa alla salute. Invece, è diventato l’equivalente di un bazar”. Ma allora perché sono i medici i primi a consigliare gli integratori? “Perché nemmeno loro ricevono un’informazione indipendente. In altri paesi, come in Francia, ci sono riviste scientifiche che forniscono informazioni non pubblicitarie su questi prodotti. I medici sono più consapevoli. In Italia, invece, in assenza di altre informazioni che non siano quelle della pubblicità e dei produttori, i medici li prescrivono. Spesso anche per dare l’idea al proprio paziente che stanno facendo qualcosa, che non stanno con le mani in mano”.
A questo punto, azzardo un esperimento personale. Anche io prendo un integratore, spiego al professor Garattini. Prescritto dal cardiologo per il colesterolo alto, e una storia familiare definita “importante”. Cioè: mio padre è morto d’infarto, mio nonno ha avuto un ictus, è come se avessi un piede nella fossa, mi ha fatto intendere il medico. Prendo in mano la scatola del mio integratore e leggo uno per uno i componenti al professor Garattini. Riso rosso fermentato. “Questo effettivamente riduce il colesterolo”. Policosanoli. “Non capisco che se ne fa”. Coenzima q10. “Idem”. Trigonella foenum-graecum. “Ma a che le serve?”.
Lo domanderò al cardiologo alla prossima vista. “Che mi serve?”. Nel frattempo, è un fatto che il 40 per cento di chi assume integratori è stato indirizzato a essi da un medico. Gli altri ricevono consigli in farmacia. Oppure si informano autonomamente. Sui social ci sono anche gli influencer degli integratori. Gente che spiega quali sono gli integratori che non possono mancare in una giornata, quelli che sono utili e quelli che sono inutili, quelli che sono fondamentali, quelli da prendere quando ti alleni, oppure quando fa caldo, al mattino o alla sera. “La salute non è un dono dello stato, ma una conquista personale” dice al Foglio Germano Scarpa, presidente di Integratori & Salute, associazione nazionale che rappresenta le aziende italiane di integratori che generano circa l’80-90 per cento del fatturato del settore. Farmacista, Scarpa è entrato nel mondo degli integratori quarant’anni fa. “Quando ancora era un territorio largamente inesplorato”. In questi anni, ha assistito all’esplosione del settore. “Soprattutto dopo il Covid”, dice, “restare in salute è diventata una priorità largamente condivisa”. Secondo Scarpa, ciò è avvenuto perché c’è stata una trasformazione radicale nella mentalità degli italiani: il concetto di “benessere” ha preso piede nella coscienza di moltissime persone. Sono loro a mettere in primo piano sé stessi. Senza bisogno di medici, istituzioni, autorità terze. “Ritengo che molti, inclusa una parte della comunità scientifica, mantengano una visione ormai superata del ruolo degli integratori. L’integratore non serve a colmare una carenza, ma a supportare e ottimizzare le funzioni fisiologiche che l’organismo già svolge, come il metabolismo”. Ma che bisogno c’è di favorire il metabolismo, se il metabolismo già funziona? “Lo aiuta a mantenersi attivo. In fondo, è questo che è necessario capire degli integratori: non curano le malattie, ma favoriscono il mantenimento della salute”. Per chiarire meglio il concetto, Scarpa fa un esempio concreto: “Se tutti assumessimo con regolarità Omega 3, la sanità europea risparmierebbe 20 miliardi di euro ogni anno per la cura di malattie cardiovascolari”. Ma il professor Garattini, per esempio, sostiene che in realtà non si conoscono abbastanza né i benefici né gli effetti negativi. “In realtà, oggi disponiamo di un’ampia letteratura scientifica su vitamine, minerali ed estratti vegetali che ne documenta in modo solido l’efficacia e i benefici fisiologici”. Ma questi studi documentano anche l’interazione tra le varie componenti dell’integratore e i principi attivi dei farmaci? “Ci sono anche questi, sì”. Me li potrebbe far avere, per cortesia? A noi non risulta. “Certo glieli farò avere”.
Germano Scarpa, presidente di Integratori & Salute, non fornisce dati sull’interazione tra farmaci e integratori, ma la definisce “non molto frequente”
Il presidente Scarpa fornisce al Foglio studi sulle proprietà del riso rosso nella cura del colesterolo. Non quelli sull’interazione tra integratori e farmaci. Scrivendo: “L’interazione è un evento noto non molto frequente”. Ma la professoressa Carla Ghelardini, docente di farmacologia all’Università di Firenze, non minimizza affatto. Lei ha studiato alcune di queste interazioni e fa un esempio: “L’iperico è una sostanza naturale che viene assunta per migliorare il tono dell’umore. Tra le altre cose, però, l’iperico aumenta anche il metabolismo. Così se io lo assumo, per esempio, insieme alla pillola anticoncezionale è dimostrato che esso riduce l’efficacia della pillola stessa, perché il fegato metabolizza più velocemente anche l’anticoncezionale”. E’ solo uno degli esempi che si possono fare. A dimostrazione che gioverebbe, eccome, conoscere quali sono gli effetti delle interazioni. Per evitare effetti indesiderati.
In ogni caso, che nel mercato degli integratori ci siano questioni da monitorare è certificato dal fatto che anche il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, abbia voluto istituire un tavolo tecnico nazionale. Al Foglio dice che “la crescita del settore rende necessaria una governance più specifica”. E’ questa la ragione per cui ha deciso di istituire il tavolo. “Nel corso delle prime riunioni sono stati individuati gli ambiti prioritari di intervento, con particolare attenzione all’efficacia e alla sicurezza dei prodotti, alla corretta informazione dei consumatori, all’appropriatezza dell’impiego degli integratori alimentari”. Vedremo i risultati che produrranno. Nel frattempo, l’Italia continuerà a essere il paese europeo in cui gli integratori si vendono di più e meglio. Popolo di poeti, di artisti, di eroi. E, ora, anche consumatori di integratori alimentari.