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Uno stress per tutte le stagioni. In attesa di ritrovare la spiritualità perduta
Universale e onnipotente, una malefica ombra sulle nostre esistenze. Dalla semeiotica all’Esposoma alle cure new age
20 LUG 26

Uno dei più illustri clinici dell’Università di Catania si chiamava Massimo Gaglio, mi pregio essere stato suo allievo. Nel suo reparto s’insegnava a riconoscere segni e sintomi, a palpare un fegato, prendere il polso, ascoltare un cuore, praticare manovre di Giordano e di Heimlich, di Valsalva, Mingazzini e Babinski mentre la corte di studenti tratteneva il fiato quando visitava un paziente a letto. Altri tempi, abbastanza lontani dall’irruenta e utile diagnostica strumentale verso la quale gli attuali medici hanno una venerazione sacra, più di qualsiasi divinità esistente. Scomparsi in pratica “dica 33, si spogli, esca la lingua, quante volte va in bagno”. Ecografi, tomografie, risonanze, microtelecamere e Spect sono diventate le nuove mani e gli occhi dell’odierna medicina. In pratica un positivismo reale e non privo di praticità evolutiva. Sempre in quegli anni andati, in una televisione a due canali, rigorosamente in bianco e nero, compariva un signore seduto a un tavolino in mezzo al traffico che reclamizzava, con mezzo sardonico sorriso, un liquore utile contro “il logorio della vita moderna”. Quella pubblicità, priva ancora di AI, di filtri e di sapienti maquillages, introduceva nel benessere di una società fortemente ottimista il tarlo di un dubbio: che cosa potrà assillare un mondo tendente al consumismo sfrenato, ricco di suggestioni, necessità fittizie, orari di lavoro, appuntamenti, performances e produttività, dinamismo e dislocazione? Diremmo, naturalmente, il cosiddetto logorio della modernità il quale, in breve, si trasformerà, cedendo il passo discretamente rapido, in un concetto dalla portata universale e onnipotente, chiamato Stress. Questo termine, preso in prestito dall’ingegneria inglese, indica la tensione e lo sforzo a cui viene sottoposto un materiale rigido per valutarne la resistenza. Da lì, per trasposizione metaforica, (ricordiamo che Aristotele aveva definito la metafora come l’intuizione di un’analogia esistente tra cose dissimili) il termine viene applicato alla psicologia. Un medico austriaco, naturalizzato canadese, Hans Selye, lo definì come la rottura di un equilibrio tra essere umano e ambiente nella tensione ad adattarsi a sollecitazioni provenienti dal mondo esterno arrivando però a discernere, suddividendolo, in stress positivo, chiamato eustress, e stress negativo, ovvero distress. Diversi anni dopo, due studiosi, Susan Folkman e Richard Lazarus, specificano meglio questa nuova definizione introducendo definitivamente questa sinfonia dentro la mente degli umani e arrivando a dichiarare che si tratta di “una particolare relazione tra la persona e l’ambiente, considerata dalla persona come gravosa e portatrice di richieste che superano le proprie risorse, danneggiando il proprio benessere”. A quel punto addio semeiotica, anche se oggi si sa che lo stress cronico, quello cattivo e persistente, abbassa le difese immunitarie di un individuo, spalancando le porte a tutto quanto di nocivo possa esserci intorno a noi.
Se la storia dell’umanità è infarcita di cataclismi, guerre, schiavitù e miseria, pandemie e distruzioni, noi sopravvissuti saremmo tutti figli dello stress
Pertanto un nuovo e più spaventoso fantasma bussa alle porte di ogni essere vivente, albergando nelle notti insonni e negli spasmi addominali, nella tachicardia e nelle manifestazioni cutanee, nelle malattie autoimmuni e nello scatenamento delle neoplasie, nell’agorafobia e nelle ossessioni a detergere, nel blocco dello scrittore e nel ritiro sociale che conduce all’evitamento, nelle gastriti e nell’ipertensione, nei dolori articolari e nelle vertigini senza cause certe. Tutto include, tutto produce e tutto fagocita, senza pietà per il malcapitato-stressato. Una marea montante smisurata come l’intero universo creato. A questo punto però è inevitabile porsi una domanda. Ma se la storia dell’umanità è infarcita di cataclismi, sopraffazioni, guerre, schiavitù e miseria, imperi crollati, diaspore, arcaiche paure, pandemie e distruzioni, naufragi e alienazioni saremmo, i sopravvissuti, con grande margine di certezza, tutti figli dello stress. Elemento che viene sicuramente da lontano, permeando ogni parte della nostra esistenza e trascritto dentro le eliche genetiche. Come per dire: sopravvive sempre chi è il più resistente, principio fondativo della perseverazione dell’Essere, che ci piaccia o no. In termini pratici chi si adatta ha maggiori chances di farcela.
Dilagazione quindi, permeazione fin dentro le fessure dei muri e sui tavoli degli ambulatori medici. Dottore mi trema la palpebra – è lo stress caro signore. Dottore ho la sensazione di straniamento – è stress, mi ascolti. Dottore bevo più alcolici di prima – è stressato per caso? Dottore faccio incubi – si tratta di stress. Dottore mi è comparsa questa macchia qui, sul braccio – stress, mi creda. Dottore ho bruciore di stomaco – sta passando un periodo di stress? Dottore mi capita di spazientirmi più di prima, soprattutto con mia moglie – sia meno stressato e vedrà. Dottore mi stanco più facilmente e faccio erutti – somatizzazioni da stress. Dottore ci sono momenti che vorrei spaccare tutto – si allontani dallo stress. Dottore mi cadono le cose dalle mani, soprattutto quando sono sovrappensiero – lei è troppo stressato. Dottore ultimamente ho la sensazione di avere una mano sul collo e ho fame d’aria – è chiaro, lei ha un’ansia da stress. Dottore mi hanno detto che ho il fuoco di Sant’Antonio – elimini lo stress. Oppure il paziente più intellettuale che dichiara – dottore mi sento come Simone Cireneo… – faccia un viaggio scalzo al santuario dello Spirito Santo e gli passerà lo stress.
Nel mondo occidentale vengono consumate tonnellate di ansiolitici. La scienza tende a spiegare senza produrre soluzioni validamente collettive
Mi sovviene a questo punto la canzone di Rodolfo De Angelis: “Ma… cos’è questa crisi?” Oppure la frase del disadattato per eccellenza, tale Bartleby lo scrivano, preferirei di no, o ancora i concetti platonici riguardanti l’unione tra anima e soma e il pensiero di Herbert Marcuse sulla sottomissione al consumismo a scapito della libertà, o alcune raccomandazioni del Siracide. Di certo c’è soltanto una cosa. Nel mondo cosiddetto occidentale vengono consumate ogni anno tonnellate di ansiolitici, triste indicatore di un malessere sbilanciato e disarmonico, con un paradosso evidente: la scienza tende a spiegare senza spesso produrre soluzioni validamente collettive e risanatorie. Come appunto è l’ultimo arrivato: l’Esposoma. In pratica questo principio sostiene che tutti i fattori e le esposizioni ambientali condizionano il Dna e la sua modificazione. L’Esposoma, si dice, è un fattore dinamico che interagisce con il nostro corpo, a differenza del genoma che è una dotazione stabile e che proviene dalla lunga catena degli antenati. In esso confluiscono fattori interni come le caratteristiche biologiche di una singola persona, componenti esterni come le abitudini di vita, l’uso di farmaci, le condizioni lavorative, la dieta, l’attività fisica e infine fattori generali collettive come la qualità dell’aria, le condizioni abitative, i cambiamenti climatici, le condizioni socio-economiche, il tipo di acqua che beviamo. In definitiva si nasce con una specifica dotazione genetica e si conclude con una vistosa modifica rispetto al patrimonio genetico originario. In realtà verrebbe da dire che il fiuto intuitivo di Eraclito aveva visto giusto: panta rei, tutto scorre. Come per esempio l’altra e recente teoria, legata all’evoluzione antropologica, la quale ritiene che il pensiero animistico, simbolico e spirituale dell’essere umano è correlato all’incontro tra un fungo ricco di psilocibina, ampiamente usato sugli altipiani del New Mexico dagli indiani Hopi, da popolazioni dell’Africa centrale, da Antonin Artaud e riproposto di recente come rimedio per le psicosi schizofreniche. Tutto fa brodo e chi più ne ha più ne metta. Come i rimedi proposti contro il nemico principale di questi tempi: guarda caso ancora lo stress.
L’ondata della New Age, in maniera parallela e alternativa, ha proposto anni orsono una serie di pratiche dedicate a riconquistare il perduto benessere (altro paradosso della civiltà del benessere: se si sta bene perché si sta male?). Tra queste emergono la cristalloterapia, le pratiche sciamaniche, la cartomanzia e l’aromaterapia, la riflessologia, lo yoga e la meditazione, la kabbalah di strada, l’andare a piedi scalzi sui prati e abbracciare un albero, le discipline olistiche e l’osservazione di un cielo stellato senza pensare ovviamente a Kant, la numerologia, il tiro di una buona canna e l’abbraccio perdurante, il digiuno e l’apparente povertà dei ritiri spirituali, le settimane di silenzio e il suono ipnotico di una campana tibetana o ancora bungee jumping, cocaina e cocktails rinvigorenti, Viagra e serate memorabili, vacanze illuminanti e il pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Purtroppo, a fronte di tutto questo, lo stress con i suoi correlati malefici sopravvive ancora a discapito di fantasiosi rimedi apparentemente alla portata di tutti, senza badare al sesso, all’età, alla nazionalità di appartenenza e al tipo di professione. Diremmo, come il titolo di un vecchio libro di Sergiusz Piasecki, Nessuno ci salva.
Un sipario di speranza si riapre. Si riscoprono l’acetosella, la rosa canina, la griffonia e il biancospino, gli omega-3, la curcuma e il ginseng
Però oggi, accanto a tutto questo, la fantasia creativa di produttori di rimedi, che avrebbe fatto impallidire la stessa Scuola Salernitana, cistercensi, francescani, romiti, erbolari, agostiniani e carmelitani, dendriti e stiliti, ha generato novità straordinarie per fronteggiare questa malefica ombra che condiziona le esistenze di moltitudini di disgraziati. Ecco allora che si apre un sipario di speranza. Fatto di una fede laica e dalle apparenze scientifiche. Si riscopre l’acetosella, la vitis vinifera, la passiflora incarnata, l’avena sativa, la griffonia e il biancospino, la rosa canina e i semi di lino, gli omega-3, la curcuma e il ginseng, la verbena e la spironella, il porraccio e il fiore d’asfodelo, la melatonina e l’estratto di carota, la scorza di limone e il bicarbonato, l’artiglio del diavolo e l’artemisia absyntium, lo spaccapietre e i fiori di Bach, l’iperico, i cataplasmi all’olio di ricino, i bracciali di rame, fino ad arrivare al massimo della poesia rimediale: il sublime odore di ” marruggio” al tramonto.
Nessuno mai si è chiesto, o ha chiesto, dove possa trovare la perduta spiritualità, la tolleranza alla frustrazione e il senso dell’attesa
Tutto questo coniugato a pratiche terapeutiche di ascolto con l’aspettativa di andare a buttare la propria spazzatura da qualche parte. Settings dopo settings. Onorari dopo onorari, affinché il truce fantasma dello stress possa essere finalmente destituito dal suo immeritato trono. Liberazione quindi, reale o fittizia, caduca o provvisoria, desiderata o immaginaria. Non importa. Ciò che conta è la narrazione di aver fatto qualcosa per sfuggire a questo tormento. Senza che nessuno mai si sia chiesto, o abbia chiesto, dove posso trovare la mia perduta spiritualità, la tolleranza alla frustrazione e il senso dell’attesa. La parte divina che è in me. E in questo mi sovviene un impiegato della Regione Sicilia che, per anni, si sottopose a costosa psicoterapia, arrivando a ipotecare la propria liquidazione per assecondare le brame onorarie di un titolato guaritore della psiche. Nessuno riuscì a spiegargli che Armonia, nella straordinaria immaginazione greca, è figlia di due opposte divinità: da una parte Ares, bellicoso e violento, sempre pronto alla guerra, dall’altra Afrodite, bellissima e indiscussa dea dell’amore. Equilibrio quindi e tensione all’ordine sacro, dove ogni cosa ha il posto che gli compete, senza sbilanciamenti e distorsioni. La ritrovata bellezza infine.
Dottore – sento che qualcosa non va – senza dubbio è lo stress. E’ evidente. Addio per sempre semeiotica allora. In attesa di un altro Shakespeare che ci dirà ancora l’uomo che si agita – diremo sotto Sua Maestà lo stress – fa scoppiare di risate gli angeli.